Spread BTP-Bund sempre più motivo di vanto per il governo Meloni. Nelle ultime sessioni, il differenziale tra i rendimenti dei BTP e dei Bund è tornato a capitolare anche sotto la soglia psicologica di 80 punti base, ai minimi dal periodo precedente la crisi finanziaria globale del 2008. Per quanto si stia ampliando la platea di chi sottolinea che lo spread BTP-Bund a 10 anni non è più il parametro verità che monitora il rischio Italia, la continua discesa del differenziale placa indubbiamente le ansie di chi guarda al debito pubblico italiano.
D’altronde, a confermare quanto i BTP siano in questo momento promossi dal mercato, non è solo lo spread. È la stessa traiettoria dei rendimenti dei titoli di debito made in Italy a indicare come la carta italiana continui a essere ben comprata. I rendimenti dei BTP a 10 anni sono scesi di ben 25 punti base nel corso dell’ultimo anno, e oggi oscillano attorno alla soglia del 3,45%, a conferma dei buy che hanno continuato a fioccare su questi bond.
La domanda è tuttavia d’obbligo. Quanto potrà durare ancora questo momento d’oro per i Titoli di Stato italiani? Cosa dicono gli analisti? Lo spread BTP-Bund continuerà a rimanere sotto controllo, e a un livello ancora nei pressi di quota 80 punti base (nella sessione odierna è in lieve pressione attorno a quota 81)?
UniCredit, BTP ancora sostenuti anche da minore offerta Titoli di Stato ad agosto
In evidenza il recente commento di Luca Cazzulani, Head of Strategy di UniCredit che, nel commentare la flessione dello spread BTP-Bund a 10 anni, ha fatto notare che “gli ultimi sviluppi nella guerra commerciale sono stati meno negativi del previsto, sostenendo l’appetito per il rischio ”.
Questo fattore, “unito a una minor offerta di titoli di Stato ad agosto, dovrebbe continuare a sostenere i BTP”.
A sostenere i Titoli di Stato italiani è, infatti, sicuramente la minore offerta di BTP da parte del Tesoro in questo mese di agosto, che è stata comunicata con una nota dal Ministero dell’Economia e delle Finanze lo scorso 25 luglio:
“Il MEF comunica che, in considerazione dell’attività di gestione di cassa, non effettuerà l’asta dei titoli a medio-lungo termine prevista per il giorno 13 agosto 2025, nonché l’asta dei BTP€i prevista per il 26 agosto 2025. Tutte le altre aste si terranno regolarmente, compresa l’asta dei BOT del 12 agosto 2025”.
A essere annullate sono state di fatto due aste, che hanno ridotto praticamente della metà circa il numero di emissioni di Titoli di Stato italiani che il Tesoro lancerà ad agosto. E la minore offerta di BTP, che corrisponde a una esigenza poi non così impellente da parte del MEF di bussare alla porta degli investitori per convincerli a fare incetta di fette di debito pubblico italiano, è di per sé una buona notizia per l’Italia.
Ma attenti alla BCE e a cosa accadrà ai tassi dopo stop Lagarde
C’è tuttavia un fattore che ha già scosso lo spread, i BTP e altri Titoli di Stato dell’area euro lo scorso 24 luglio: si tratta della possibilità che la BCE di Christine Lagarde, dopo aver tagliato i tassi di interesse dell’area euro per ben 8 volte da giugno del 2024 fino allo scorso 5 giugno, non si muova neanche nella prossima riunione di settembre, dopo il nulla di fatto annunciato nell’ultimo meeting del Consiglio direttivo, quando ha messo in pausa il ciclo delle sforbiciate del costo del denaro.
Così come gli altri Titoli di Stato dell’area euro, i BTP hanno beneficiato infatti in questo ultimo anno della decisione di diversi investitori di acquistarli, grazie ai rendimenti appetibili, in un contesto di tassi in discesa e dunque fiutando future emissioni di bond con rendimenti più bassi.
Le stime di una BCE più cauta, ora, disposta a lasciare le cose come stanno, rende meno urgente quella corsa agli acquisti, sebbene le aspettative dei mercati rimangano di altri tagli entro la fine del 2025 (dazi di Trump permettendo, almeno secondo Lagarde, che teme tuttora pressioni rialziste sull’inflazione dell’Eurozona, nonostante gli ultimi dati macro indichino che, almeno a livello headline, il CPI sta viaggiando attorno al target fissato dalla Banca centrale europea ).
Vero però anche che l’ultimo dato relativo all’inflazione dell’area euro si è confermato più alto delle attese, fomentando la sensazione che i tassi rimarranno fermi anche nella prossima riunione di settembre.
I fattori che stanno continuando a sostenere i buy sui BTP spiegati da UniCredit
Positiva è rimasta in ogni caso la view di diversi esperti sulla carta italiana. Nella sua ultima edizione “The Compass” UniCredit ha fatto notare che, tra i Titoli di Stato dell’area euro, “ i BTP italiani hanno catalizzato l’attenzione grazie a una performance superiore rispetto agli altri governativi dell’Eurozona su varie scadenze”, facendo notare come lo spread BTP-Bund a 10 anni, sceso sotto i 100 punti base a fine maggio, si sia “ulteriormente ristretto intorno a 85 punti base, il livello più basso dal 2010 ”.
Lo spread, a onor di cronaca, è poi scivolato anche sotto la soglia di 80 punti base, ai valori più bassi dal periodo precedente la crisi finanziaria globale del 2008.
La divisione di ricerca di UniCredit ha motivato i buy sui Titoli di debito italiani, spiegando che “la domanda di BTP continua a essere sostenuta da fattori favorevoli come l’appetito per il carry, un
contesto macroeconomico e fiscale in miglioramento e la stabilità politica in Italia ”.
Il grafico che conferma come i BTP italiani abbiano fatto meglio di altri Titoli di Stato dell’area euro
UniCredit: «La domanda di BTP continua a essere sostenuta da fattori favorevoli come l’appetito per il carry, un contesto macroeconomico e fiscale in miglioramento e la stabilità politica in Italia». (Fonte: Bloomberg, The Investment Institute by UniCredit).
La view di UniCredit sui BTP rimane positiva: “Riteniamo che questi elementi rimarranno di supporto in futuro, mantenendo lo spread BTP-Bund decennale stabilmente sotto i 100 punti base ”.
Allo stesso tempo, è d’obbligo una certa cautela, per l’effetto che i dazi americani decisi dal presidente USA Donad Trump avranno sui fondamentali dell’economia di tutto il mondo e, dunque, anche sulla convenienza o meno di puntare su certi asset. Un effetto al momento poco chiaro.
Generali Investments, Filippo Casagrande: “Rimaniamo costruttivi sui BTP italiani”
Fiducia nei BTP è arrivata negli ultimi giorni anche da Filippo Casagrande, chief of investments di Generali Investments che, nel presentare la view sui bond governativi, ha confermato che “rimaniamo costruttivi sui BTP italiani”.
Per quanto riguarda i tassi sui Bund tedeschi, Casagrande ha specificato che “consideriamo l’area tra 2,4%-2.5% come punto di neutralità”, mentre sui “tassi americani, l’atteggiamento è neutrale ma con una nota più prudente”.
Così il direttore degli investimenti di Generali Investments ha illustrato la sua view:
“Sui tassi Bund tedeschi, consideriamo l’area tra 2,4%-2.5% come punto di neutralità. Come detto il mese precedente, eventuali rialzi dei tassi in area 2,7%-2,8% rappresenterebbero un’opportunità di aumento della duration di portafoglio. Rimaniamo costruttivi sui BTP italiani, anche se non ci attendiamo movimenti significativi al ribasso nello spread BTP-Bund nel breve termine, considerando la discesa degli ultimi mesi (siamo ormai stabilmente sotto i 100 punti base)”