Smart working: novità per i dipendenti con il nuovo DPCM? Ecco cosa prevede

Teresa Maddonni

18 Gennaio 2021 - 09:17

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Smart working: restano confermate per i dipendenti con il nuovo DPCM del 16 gennaio le novità previste con le precedenti disposizioni. Vediamo cosa prevede nel dettaglio il nuovo testo in vigore fino al 5 marzo in materia di lavoro agile.

Smart working: novità per i dipendenti con il nuovo DPCM? Ecco cosa prevede

Smart working: le novità per i dipendenti con il nuovo DPCM, in vigore dal 16 gennaio e fino al 5 marzo, non ci sono in verità dal momento che permangono le disposizioni precedenti e osservate fino allo scorso 15 gennaio.

Con il nuovo DPCM, come nel precedente, lo smart working o lavoro agile per i dipendenti privati resta fortemente raccomandato.

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, sempre in merito alle disposizioni di carattere generale nel nuovo DPCM, viene mantenuta una raccomandazione specifica nel testo.

Per i dipendenti pubblici è stato firmato un decreto ad hoc lo scorso 19 ottobre che lascia il ricorso allo smart working al 50% e proprio su questa soglia interviene il nuovo DPCM. Abbiamo detto visto in merito che il decreto del 23 dicembre proroga quelle disposizioni fino al 31 gennaio.

Vediamo cosa prevede per i dipendenti in smart working il nuovo DPCM del 16 gennaio. Ricordiamo tra le altre cose che per i lavoratori con regolare contratto è previsto il ricorso al lavoro agile nella procedura semplificata fino al prossimo 31 gennaio 2021 e comunque non oltre il 31 marzo. Con la proroga dello stato di emergenza al 30 aprile la procedura semplificata dovrebbe giungere comunque fino a quella data.

Smart working: cosa prevede il nuovo DPCM

Il ricorso allo smart working è raccomandato per i dipendenti con il nuovo DPCM del 16 gennaio come nelle precedenti disposizioni.

Le precedenti disposizioni in materia hanno fornito indicazioni molto generiche per i dipendenti privati confermate con il nuovo DPCM. Per le attività professionali il medesimo raccomanda che:

  • esse siano attuate anche mediante modalità di lavoro agile, ove possano essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza;
  • siano incentivate le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva;
  • siano assunti protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti di protezione individuale;
  • siano incentivate le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro, anche incentivando a tal fine forme di ammortizzatori sociali.

Il nuovo DPCM prevede per lo smart working, come d’altronde il precedente, all’articolo 5 - Misure di informazione e prevenzione sull’intero territorio nazionale al comma 6 quanto segue:

“È fortemente raccomandato l’utilizzo della modalità di lavoro agile da parte dei datori di lavoro privati, ai sensi dell’articolo 90 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, nonché di quanto previsto dai protocolli di cui agli allegati 12 e 13 al presente decreto.”

Dunque è fortemente raccomandato il ricorso allo smart working in modalità semplificata. Non solo, il decreto Ristori ha previsto, lo ricordiamo, lo smart working per i genitori con figli fino a 16 anni non solo in quaranta, ma anche in didattica a distanza.

Smart working per i dipendenti pubblici nel nuovo DPCM

Non ci sono grandi novità per i dipendenti pubblici in materia di smart working con il nuovo DPCM che conferma quanto disposto dal precedente. Il nuovo testo in vigore richiama ancora una volta il decreto per lo smart working nella PA firmato dalla ministra per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone lo scorso 19 ottobre e che non ha tuttavia alzato la percentuale di ricorso al lavoro agile al 75% come inizialmente immaginato. Le misure sono state prorogate con successivo decreto come abbiamo visto in precedenza.

Ora sempre all’articolo 5 del testo del nuovo DPCM si legge che:

“Le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, assicurano le percentuali più elevate possibili di lavoro agile, compatibili con le potenzialità organizzative e con la qualità e l’effettività del servizio erogato con le modalità stabilite da uno o più decreti del Ministro della pubblica amministrazione, garantendo almeno la percentuale di cui all’articolo 263, comma 1, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020, n. 77.”

Il riferimento è che comunque lo smart working nella PA sia almeno al 50%, ma in ogni caso portato alla maggiore percentuale possibile quindi anche al di sopra della soglia suddetta.

Il DPCM del 16 gennaio, stabilisce che ciascun dirigente con immediatezza:

  • organizzi il proprio ufficio assicurando, su base giornaliera, settimanale o plurisettimanale, lo svolgimento del lavoro agile nella percentuale più elevata possibile, e comunque in misura non inferiore a quella prevista dalla legge, del personale preposto alle attività che possono essere svolte secondo tale modalità, compatibilmente con le potenzialità organizzative e l’effettività del servizio erogatoo;
  • adotti, nei confronti dei dipendenti di cui all’articolo 21-bis, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, nonché, di norma, nei confronti dei lavoratori fragili ogni soluzione utile ad assicurare lo svolgimento di attività in modalità agile anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento come definite dai contratti collettivi vigenti e lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale.

Lo smart working per i dipendenti pubblici, contrariamente a quanto disposto dal decreto per il lavoro agile nella PA, deve essere portato al massimo ove possibile per tutti e principalmente per i lavoratori fragili.

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