Tutti coloro che in questi giorni si sono lamentati del fatto che i risparmi degli italiani giacciono immobili nei conti correnti bancari, e che in questa maniera non contribuiscono al finanziamento della nostra economia, di certo non parlano a vanvera, ma hanno sicuramente la memoria corta, anzi cortissima: si accusa il Fisco di essere rapace, tassando eccessivamente il risparmiatore a cui viene applicata l’aliquota del 26% sugli interessi maturati, e che poi deve pagare l’imposta di bollo.
Tutto questo accade mentre le banche annunciano utili straordinari, frutto esclusivamente del rialzo dei tassi di interesse praticati sui crediti erogati, mentre sui depositi a vista il rendimento è ancora inesistente: anzi, si paga mensilmente la tenuta del conto ed ogni operazione.
Ci sono ragioni profonde e responsabilità gravi e precise se la ricchezza degli italiani non affluisce in modo stabile al sistema bancario, il quale a sua volta non impiega i depositi a vista per finanziare crediti a medio lungo termine, operando la classicissima “trasformazione delle scadenze”.
La verità è che le banche ormai fanno sempre più soldi gestendo le attività di pagamento e che prestano i soldi solo a chi deposita titoli o fornisce garanzie equivalenti.
Basta prendere i Conti Finanziari delle Famiglie italiane pubblicati dalla banca d’Italia per vedere che cosa è successo in questi anni.
Prendiamo come base di partenza i dati del secondo semestre del 2007, alla vigilia della Grande Crisi Finanziaria americana, prendendo i dati più significativi:
- Biglietti, monete e Depositi a vista: 586 miliardi di euro
- Altri Depositi (non a vista): 359 miliardi
- Titoli a medio e lungo termine: 661 miliardi
- di cui emissioni delle Istituzioni finanziarie e monetarie (banche): 332 miliardi
- Azioni ed altre partecipazioni: 903 miliardi
- Totale: 3.449 miliardi
Prendiamo ora le stesse voci, desunte dall’ultimo bollettino disponibile, riferite al secondo trimestre dell’anno in corso:
- Biglietti, monete e Depositi a vista: 1.125 miliardi
- Altri Depositi (non a vista): 444 miliardi
- Titoli a medio e lungo termine: 448 miliardi
- di cui emissioni delle Istituzioni finanziarie e monetarie (banche): 51 miliardi
- Azioni ed altre partecipazioni: 1.606 miliardi
- Totale: 5.727 miliardi
Vediamo che cosa è successo in questi quindici anni nella allocazione della ricchezza finanziaria da parte delle famiglie come variazione della percentuale rapportata al totale delle Attività:
- i Depositi Biglietti, monete e Depositi a vista sono passati dal 17% al 19,6% (+2,6%)
- Altri Depositi (non a vista) sono passati dal 10,4 al 7% (-3,4%)
- Titoli a medio e lungo termine sono passati dal 19% allo 0,8% (-18,2%)
- di cui emissioni delle Istituzioni finanziarie e monetarie (banche) sono passati dal 9,6% allo 0,89% (-8,71%)
- Azioni ed altre partecipazioni sono passati dal 26% al 28% (+2%)
- Totale: +66%
Nella diversa allocazione, tra il 2007 ed il 2024, si nota:
- un aumento dei Depositi a vista, +2,6%, che però non compensa neppure la riduzione degli Altri depositi, classificati come M3, cosiddetti a termine, -3,4%;
- un crollo drammatico nella sottoscrizione dei Titoli a medio e lungo termine, -18,2%, accompagnato da un vero e proprio azzeramento delle sottoscrizioni relative alle cosiddette obbligazioni bancarie, arrivate infatti appena allo 0,89%.
- Un aumento della consistenza delle Azioni ed altre partecipazioni, +2%.
La riduzione dei Depositi a termine, solo in parte compensata dall’aumento delle consistenze dei Depositi a vista, è dipesa dalla fortissima riduzione dei tassi di interessi corrisposti ai correntisti, poiché le banche hanno completamente traslato la riduzione dei tassi decisa dalla Bce, portati a zero per lunghissimo tempo, e che sono stati solo assai modestamente rialzati a loro favore nonostante l’irrigidimento della politica monetaria volta al controllo dell’inflazione
Il crollo della sottoscrizione dei Titoli a medio termine è stato determinato dalla medesima azione di politica monetaria eccezionalmente accomodante, che in molti casi e per lungo tempo ha prodotto rendimenti nominali negativi: solo un pazzo può sottoscrivere un titolo per il quale il rimborso è inferiore alla somma versata. Ma questa è stata la follia della Bce!
L’azzeramento della sottoscrizione delle obbligazioni bancarie, che sono passate da 332 miliardi ad appena 51 miliardi di euro, è stato determinato dalla decisione della Unione europea di vietare i bail-out bancari, cioè i salvataggi finanziati con denari pubblici, per optare a favore dei bail-in in cui il salvataggio viene pagato azzerando il capitale versato dagli azionisti, poi dagli obbligazionisti ed infine anche dai depositanti più ricchi, cioè quelli che hanno depositi superiori ai 100 mila euro.
Dove sono andati i soldi? Ma perbacco! Sono andati verso i Fondi comuni, che hanno visto aumentare la raccolta dai 291 miliardi del 2007 (8%) ai 775 miliardi del 2022 (13,5%) con un incremento dunque del 5,5%, ed in misura minore dalle Riserve del ramo vita ed assicurazioni che nello stesso periodo sono passate dai 575 miliardi del 2007 (16,6%) ai 1.067 miliardi del 2022 (18,6%), con un incremento netto del 2%. Anche in questo caso, le più rigide regole cui sono sottoposte le assicurazioni nella confezione del proprio portafoglio hanno reso comparativamente meno forte il loro appeal rispetto alle performance dei Fondi comuni che hanno più libertà nella scelta degli investimenti.
Il fatto è che i Fondi comuni non conoscono frontiere di sorta, ed investono preferibilmente fuori dall’Italia, dove ci sono spesso più elevati rendimenti e naturalmente maggiori rischi: è così che il risparmio italiano finisce all’estero e finanzia le altre economie che sono spesso concorrenti delle nostre imprese.
Signori della Corte, ho concluso!