Riunione Fed: tassi invariati. Powell ha fiducia negli USA: “Economia solida”

La Fed lascia invariato il costo del denaro, vane le pressioni del Presidente Donald Trump: tutte le decisioni prese e le parole di Jerome Powell

Riunione Fed: tassi invariati. Powell ha fiducia negli USA: “Economia solida”

Si è appena conclusa la riunione della Fed, che ha portato alle decisioni attese dalla maggioranza del mercato.

La Federal Reserve ha infatti comunicato di aver lasciato invariati i tassi di interesse, annunciando un costo del denaro che resta compreso in una forchetta tra il 2,25% e il 2,50%.

Risultate vane le pressioni, intensificatesi alla vigilia, del Presidente Donald Trump, che chiedeva a gran voce un taglio dei tassi in grado di far “schizzare in alto” l’economia a stelle e strisce.

Rimane quindi quello dello scorso dicembre 2018 l’ultimo rialzo della Fed, con un aumento del costo del denaro di 25 punti base che portò al tasso attuale.

Eppure, malgrado l’economia solida e un Pil al 3,2% nei primi tre mesi del 2019, Powell non ha nascosto la presenza di “segnali di debolezza” , da tenere sotto controllo nei mesi futuri.

Di seguito il live della conferenza stampa di Jerome Powell.

La conferenza stampa di Powell

Poco più di 40 minuti davanti alla stampa e ai riflettori per Jerome Powell, che ha inquadrato il lavoro della Fed alla luce della decisione odierna di mantenere i tassi invariati.

21:12 - Termina la conferenza stampa

La conferenza stampa di Jerome Powell si conclude.

21:10 - Scarse possibilità di nuovi tagli

Secondo Powell le possibilità di nuovi tagli dei tassi sono scarse al momento.

20:57 - Spunta il tema Trump

“Non pensiamo alle considerazioni politiche del momento nel nostro lavoro”.
Così Powell in risposta a una domanda relativa alle pressioni del Presidente Donald Trump, che ha spinto per un taglio dei tassi, specie nelle ultimissime ore.

20:52 - Powell: “Economia sana”

Interpellato ancora sulla mossa inattesa dell’inflazione nel primo trimestre del 2019, Powell risponde didascalico che occorre restare “pazienti”, ma - sottolinea - “tutto quello che vedo è un’economia sana”:

“L’economia degli Stati Uniti è sostenuta da solidi fondamentali: per il resto del 2019 è prevista una ’sana’ crescita del PIL”.

20:47 - Powell: “Inflazione sotto o sopra 2% sarebbe preoccupazione”

“Se l’inflazione dovesse restare costantemente al di sopra o al di sotto del nostro obiettivo, ovvero quello del 2%, sarebbe una grossa preoccupazione per il Comitato”.

20:43 - Powell: “Inflazione debole è solo transitoria”

“L’inflazione più debole nel primo trimestre è solo transitoria, e l’attuale politica è appropriata: il dollaro è in rialzo di 60 punti rispetto all’euro.”

20:40 - Powell: “Nessuna mossa al momento”

Alla domanda relativa a un’azione da parte del Comitato relativa all’inflazione, Powell replica spiegando che la posizione politica è “appropriata al momento”:

“L’inflazione si è avvicinata al 2% per la maggior parte del 2018”.

20:37 - Powell: “Inflazione tornerà al 2%”

“L’inflazione tornerà al 2% nel tempo e quindi in linea col nostro obiettivo. I rischi a livello globale si sono attenuati, i dati recenti dalla Cina e dall’Europa sono migliorati”.

20:35 - Powell fiducioso

Powell si dice fiducioso sull’espansione economica, nonostante l’inflazione “in qualche modo” più debole e “un po’ al di sotto dell’obiettivo”.

20:31 - Al via la conferenza stampa

Powell si spende in un quadro dell’economia statunitense, specificando come il mercato del lavoro sia rimasto forte e l’attività economica sia cresciuta a ritmo sostenuto.

20:30 - Entra Jerome Powell

Si intravede la figura di Jerome Powell, in avvicinamento verso i microfoni. La conferenza stampa sta per cominciare.

Le dichiarazioni del FOMC

Il meeting del Federal Open Market Committee ha evidenziato un mercato del lavoro che resta forte e un’attività economica cresciuta a ritmo sostenuto. Basso il tasso di disoccupazione, ma la spesa delle famiglie è rallentata nel primo trimestre del 2019.

Sulla base dei 12 mesi, l’inflazione sta scendendo al di sotto del 2%.

È partita da una simile analisi la scelta del Comitato - nell’ottica di “promuovere la massima occupazione e la stabilità dei prezzi” - di mantenere i tassi invariati:

“Il Comitato continua a considerare l’espansione sostenuta dell’attività economica, le forti condizioni del mercato del lavoro e l’inflazione vicino all’obiettivo del 2% come i risultati più probabili”.

Occorre quindi “pazienza” per giungere a un quadro più completo sulle prospettive dell’economia, prima di qualunque mossa riguardante la politica monetaria.

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Il contenuto seguente è stato redatto prima dell’avvenuta pubblicazione delle decisioni sui tassi di interesse, e ha riguardato le previsioni degli analisti sulla riunione Fed di oggi e sulla conferenza stampa di Powell.

Le attese

È attesa per la serata di oggi la decisione sui tassi di interesse della Fed, che arriverà al termine della due giorni di riunione di politica monetaria del FOMC. Per la maggioranza degli analisti i dubbi sono pochi: verranno confermati gli attuali tassi di interesse, motivati poi durante la conferenza stampa.

L’ipotesi più probabile è infatti che, dalla voce del presidente della Federal Reserve Jerome Powell, verrà annunciato il tasso di riferimento nell’intervallo dal 2,25 al 2,50%, ovvero fermo al livello attuale.

I mercati hanno parlato di un approccio “paziente”, evidenziando la mancanza di segnali di modifica da parte dei funzionari della banca centrale degli Stati Uniti.

Potrebbe quindi risultare vano il pressing del Presidente Donald Trump, che ha chiesto a gran voce un taglio dei tassi.

A riguardo la lettura delle più grosse realtà bancarie lascia pochi dubbi: da JP Morgan Michael Feroli ha parlato di “toni invariati”, prefigurando - da parte dei funzionari Fed - “più ottimismo sulla crescita ma una lettura più cauta dei recenti sviluppi inflazionistici”.

Escluse mosse al ribasso anche da Ing, che ha fatto luce sui dati relativi al Pil (+3,2% al primo trimestre del 2019) e la positività di molti tra i maggiori indicatori statunitensi, circostanza che lascia molto poco ipotizzabile un taglio.

Dopo i quattro rialzi dello scorso anno, secondo molti le decisioni della Fed saranno disciplinate in primis dall’inflazione, pronta a portare a un abbassamento dei tassi se sotto al 2% per un periodo prolungato.

Il pressing di Trump: giù i tassi

Il Presidente Trump ha chiesto a gran voce un taglio dei tassi. Lo ha fatto alla vigilia della decisione, ribadendo la sua linea tramite un tweet.

Per il tycoon statunitense la Federal Reserve dovrebbe rifarsi al modello cinese, che sta “dando molti stimoli alla sua economia, tenendo al contempo tassi bassi”:

“La Fed ha costantemente alzato i tassi anche se l’inflazione è molto bassa, con ripetute strette monetarie. Abbiamo il potenziale per schizzare come un razzo con un abbassamento dei tassi, anche di un punto se al contempo venisse portato avanti il quantitative easing.”

Una combinazione di Pil in crescita e bassa inflazione potrebbe, secondo il numero uno della Casa Bianca, ridurre in maniera significativa l’impatto del debito e giocare un ruolo fondamentale nell’economia a stelle e strisce:

“Sì, stiamo andando molto bene con il Pil in crescita del 3,2%, ma con l’inflazione così bassa potremmo arrivare a record importanti e al contempo far sembrare il nostro debito insignificante!”

E in effetti il QE citato da Trump potrebbe essere nei piani della Fed, che secondo quanto prefigurato dalla CNBC starebbe valutando un nuovo programma per garantire liquidità in un sistema finanziario frenato da periodi particolarmente duri.

Secondo la Cnbc la mossa potrebbe portare le banche a convertire Treasury in riserve.

Ad ogni modo, l’annuncio del presidente della Fed Jerome Powell in conferenza stampa sembra andare dritto verso una conferma dei tassi attuali, in una forchetta tra 2,25 e 2,50%.

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