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Riunione Fed storica, esplode la tensione. Tassi fermi, ma la frase scatena la rivolta. E Powell ha deciso. DIRETTA

Laura Naka Antonelli

29 Aprile 2026 - 21:41

Ultimo atto sui tassi da parte della Fed capitanata da Jerome Powell sempre più spaccata. La palla passerà a Kevin Warsh. Money.it segue la diretta.

Riunione Fed storica, esplode la tensione. Tassi fermi, ma la frase scatena la rivolta. E Powell ha deciso. DIRETTA

La Fed, sotto la guida del Presidente Jerome Powell ancora per una manciata di giorni, ha annunciato di aver lasciato i tassi sui fed funds invariati al range compreso tra tra il 3,5% e il 3,75%.

La notizia è arrivata come di consueto alle 20 ora italiana con un comunicato diramato dal FOMC, il braccio di politica monetaria della Banca centrale USA, che si è riunito oggi per l’ultima volta sotto la presidenza di Powell.

Il mandato del banchiere centrale scade infatti il 15 maggio, ben prima del prossimo meeting sui tassi USA, in calendario il 16 e 17 giugno. Il prossimo 17 giugno, a fare l’annuncio sui tassi non sarà più la Fed di Powell, ma la Fed di Kevin Warsh, che proprio oggi ha passato il test della Commissione bancaria del Senato (ma la cui nomina deve essere ancora confermata dal Senato).

Tutto è pronto, così sembra, per l’inizio della sua presidenza.

Money.it segue la diretta del Fed Day.

Riunione Fed, conto alla rovescia all’annuncio sui tassi

Come di consueto, l’annuncio della decisione sui tassi presa dalla Fed è arrivato per via di un comunicato alle 20 ora italiana.

Dal comunicato della Fed è emersa emerge una banca centrale letteralmente spaccata, con un numero di voti contrari alla decisione finale mai così alto dal 1992.

Sono stati quattro, di fatto, gli esponenti del FOMC che si sono opposti alla decisione di oggi della banca centrale.

Occhio al trend dei principali indici azionari di Wall Street Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq Composite.

Sul mercato del forex, in evidenza il dollaro USA, nello specifico i rapporti di cambio rapporto euro-dollaro (EUR-USD), dollaro-yen (USD-JPY) e sterlina-dollaro (GBP-USD).

Money.it segue la diretta.

Powell, si conclude l’ultima conferenza stampa da presidente della Fed. “Non vi vedrò la prossima volta”

Grazie a tutti, non vi vedrò la prossima volta”. Così Jerome Powell, nel concludere la conferenza stampa con cui ha commentato la decisione della Fed di lasciare fermi i tassi al 3,5%-3,75%, cogliendo l’occasione di rendere nota la sua intenzione di non lasciare del tutto la scena e di rimanere governatore della Fed, una volta scaduto il mandato da Presidente, per battersi al fine di preservare l’indipendenza della Banca centrale USA. Powell ha detto chiaramente che l’indipendenza della Fed è a rischio di attraversare un periodo di assalti legali e che dovremo “rivolgerci alle corti. Finora siamo stati fortunati. Ma non è finita”. Di fatto, la Procuratrice federale Jeanine Pirro, ha lasciato cadere l’inchiesta penale avviata su Powell sulla scia dei sospetti di Trump, secondo cui i lavori di ristrutturazione della Fed sarebbero costati troppo, deferendo l’indagine all’ispettore generale della Fed. L’inchiesta è stata lasciata cadere per evitare il rischio che il Senato USA non confermasse la nomina di Warsh a prossimo Presidente della banca centrale. Pirro ha affermato tuttavia che riaprirebbe la questione se emergessero prove di illeciti penali. Per questo motivo, Powell ha detto di “non avere altra scelta se non quella di restare”.

Powell: dibattito acceso ma nessuno ha votato a favore di un rialzo dei tassi

Jerome Powell non ha alcuna intenzione di ostacolare la futura presidenza del suo successore Kevin Warsh. Il banchiere centrale, che ha detto che lascerà lo scranno più alto della Federal Reserve alla scadenza del suo mandato, ha sottolineato che manterrà un low profile: “ Ho intenzione di mantenere un profilo basso come governatore . C’è solo un Presidente, e quando Kevin Warsh sarà confermato e avrà giurato, sarà lui il Presidente. Rispetto il ruolo di Presidente”.

Riguardo alla direzione dei tassi, il Presidente della Fed, ancora per poco, ha avvertito che “ ciò che accadrà nei prossimi 30-60 giorni potrebbe cambiare le cose ”, aggiungendo di non sapere “se l’orientamento accomodante sarà presente nel comunicato della prossima riunione”.

Powell ha ammesso che “c’è stato un dibattito acceso oggi sulla guidance”, ma anche che “ nessuno ha votato a favore di un rialzo ” dei tassi oggi. Il mercato del lavoro USA, ha sottolineato, sta mostrando “più segnali di stabilizzazione, mentre l’inflazione non si sta comportando proprio bene ”. Powell ha detto anche di non essere mai stato “ uno dei più grandi fan del dot plot ”.

Trump, questo è un buon momento per tagliare i tassi

Nel frattempo ha parlato il Presidente americano Donald Trump. A fronte di prezzi del petrolio WTI che hanno sfondato la soglia di $107 al barile, e prezzi della benzina che schizzano a $4,23 al gallone, Trump ha detto che “questo è un buon momento per tagliare i tassi”.

Fed, Powell: attacchi senza precedenti nei nostri 113 anni di storia, minacce in corso di azioni simili

Powell senza freni nel parlare degli attacchi senza precedenti sferrati alla Fed dall’attuale amministrazione USA:

“Queste azioni legali da parte dell’amministrazione sono senza precedenti nei nostri 113 anni di storia, e ci sono minacce in corso di ulteriori azioni simili. Temo che questi attacchi stiano colpendo duramente l’istituzione, mettendo a rischio ciò che conta davvero per il pubblico, ovvero la capacità di condurre la politica monetaria senza prendere in considerazione fattori politici”.

Powell ha ribadito che è cruciale che la Fed preservi la sua indipendenza.

Powell ha deciso, non si dimetterà da governatore Fed

Il Presidente della Fed Jerome Powell ha dichiarato che rimarrà governatore della Fed, a causa degli attacchi sferrati contro l’indipendenza della Banca centrale americana. “ Lascerò (la carica di governatore, che scade nel 2028) quando lo riterrò appropriato ”, ha detto il banchiere centrale, sottolineando che lascerà invece la presidenza al successore Kevin Warsh, alla scadenza del suo mandato, dunque il prossimo 15 maggio. Powell ha parlato di “attacchi senza precedenti” e “minacce continue” all’istituzione (da parte di Trump). La carica di governatore di Powell scade nel 2028.

Fed lacerata da tensioni interne, la frase sull’inflazione. Parla Powell

Occhio ai mercati dopo l’esito della riunione della Fed, che ha messo in evidenza una Banca centrale americana lacerata da tensioni interne, e sicuramente non propensa a fare il gioco di Trump che, attraverso Kevin, spera in una istituzione pronta ad ascoltare i suoi dettami/sfuriate e ad abbassare i tassi. Nello stesso comunicato con cui è stata annunciata la decisione di lasciare fermi i tassi al 3,5%-3,75%, si legge che “l’inflazione è elevata, riflettendo in parte il recente aumento dei prezzi energetici globali”. Il Presidente della Fed Jerome Powell ha appena preso la parola, in quella che sarà probabilmente la sua ultima conferenza stampa nelle vesti di numero uno della Banca centrale americana. Wall Street ha accelerato al ribasso dopo la notizia dei quattro voti contrari al contenuto del comunicato della Fed, mentre i rendimenti dei Treasuries sono saliti, con quelli a 2 anni schizzati di 9,7 punti base al 3,942%. I rendimenti a 10 anni sono balzati di 6 punti base al 4,415%. Buy sul dollaro, con il dollaro-yen in rialzo a 160,40, al record dal luglio del 2024. L’euro-dollaro è sceso al di sotto della media mobile a 200 giorni di $1,1675. Ora il mercato scommette su un rialzo dei tassi nella riunione di aprile 2027 con una probabilità del 25%, rispetto alla precedente, pari al 20%.

Fed spaccata, quattro i voti no, al record dal 1992. La frase Pomo della discordia

Una Fed spaccata: è quanto emerge dal comunicato con cui la Banca centrale americana ha annunciato la decisione di lasciare i tassi USA fermi al 3,5%-3,75%. Sono stati ben 4 gli esponenti del FOMC che hanno votato no, numero record dal 1992.

Tra i voti contrari quello di Stephen Miran, colomba designata dal Presidente americano Donald Trump, che da tempo invoca il ritorno delle sforbiciate ai tassi.

Gli altri 3 che hanno votato no sono stati i Presidenti della Fed di Cleveland Beth Hammack, il Presidente della Fed di Minneapolis Neel Kashkari e la Presidente della Fed di Dallas Lorie Logan of Dallas.

I tre esponenti del FOMC hanno dichiarato di avere condiviso la scelta della Banca centrale di lasciare fermi i tassi, ma di “ non sostenere l’inclusione nel comunicato , stavolta, di un orientamento accomodante”. Ovvero?

Oggetto del contenzioso la seguente frase: “Nel considerare il grado e il timing di aggiustamenti aggiuntivi al range del target per i tassi sui fed funds, la Commissione esaminerà in modo attento i dati in arrivo, l’evoluzione dell’outlook e il bilancio dei rischi”.

Secondo Hammack, Kashkari e Logan, il fatto che nel comunicato sia stata inserita la parola “additional (aggiuntivo)”, implica che la Fed è propensa a considerare l’eventualità di tornare a tagliare tassi. Mossa che secondo Hammack, Kashkari e Logan sarebbe errata, a causa dei pericoli di una inflazione persistente.

La Fed lascia tassi USA invariati al 3,5%-3,75%

Come ampiamente previsto dai mercati e dagli economisti, il FOMC ha annunciato di aver lasciato i tassi USA invariati al range compreso tra il 3,5% e il 3,75%, al termine della riunione durata due giorni. Con oggi è calato il sipario sulla Fed nelle mani del Presidente Jerome Powell, che cederà il posto a Kevin Warsh il prossimo 15 maggio, alla scadenza del suo mandato.

L’analisi di Scope Ratings sui tassi e non solo. Alert su deficit e debito USA

In attesa dell’atto finale di Powell sui tassi, in evidenza il report firmato da Scope Ratings, l’agenzia di rating europea, dal titolo “Stati Uniti: pressioni inflazionistiche e finanze pubbliche deboli le sfide principali nel contesto della successione alla guida della Fed”.

Così Scope Ratings:

Una riduzione dei tassi di interesse statunitensi, come sostenuto dal probabile prossimo presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, non sembra destinata a trovare sostegno nei dati sull’inflazione a breve termine, né a rivelarsi sufficiente ad alleggerire i costi di finanziamento, dati i significativi deficit di bilancio. Finora la Federal Reserve ha resistito efficacemente alle pressioni politiche – retoriche, legali e procedurali – grazie a solide misure di salvaguardia ancora in vigore a sostegno della sua indipendenza, tra cui il voto a maggioranza necessario per le decisioni sui tassi di riferimento. Tuttavia, permangono preoccupazioni in materia di governance, in un contesto di continue pressioni politiche volte ad abbassare i tassi di riferimento. Qualsiasi taglio dei tassi effettuato senza il sostegno di dati che indichino un allentamento delle pressioni inflazionistiche potrebbe essere interpretato come un segnale di indebolimento dell’indipendenza della Fed. Il deficit statunitense è destinato a rimanere intorno al 7,5% del PIL nel medio termine Il disavanzo delle amministrazioni pubbliche dovrebbe raggiungere il 7,5% del PIL nel 2026, ben al di sopra della media pre-pandemia del 4,8%. Anche l’One Big Beautiful Bill Act (OBBBA), approvato nel luglio 2025, ha indebolito le prospettive di bilancio a medio termine, con disavanzi che dovrebbero rimanere elevati, attestandosi in media al 7,5% del PIL nel periodo 2027-2031”.

Scope Ratings ha avvertito che, “senza misure correttive, il rapporto debito/PIL passerà dal 124% del 2025 al 140% entro il 2031 — secondo tra le economie avanzate dopo il Giappone (193%) e superiore all’Italia (135%) — raggiungendo il 153% entro il 2036 con le politiche attuali”.

Si riaccendono le speculazioni su accelerazione inflazione USA. Buy sul dollaro

Sul mercato del forex, gli acquisti si riversano sul dollaro, sulla scia della prospettiva di un’inflazione degli Stati Uniti destinata a surriscaldarsi a causa dello scatto dei prezzi energetici, scatenato dalla guerra USA-Iran.

Con la soluzione del conflitto che si fa più lontana - Trump ha deciso di prorogare il blocco dello Stretto di Hormuz - i trader puntano su uno shock energetico prolungato, e dunque su una inflazione in accelerazione in USA (e non solo).

Si smorzano così ulteriormente le probabilità di una Fed che torni a tagliare i tassi.

L’euro perde sul dollaro lo 0,25% circa, a quota $1,1682, mentre i buy sul biglietto verde fanno salire il rapporto USD-JPY dello 0,43% circa, a quota 160,30. Il dollaro avanza anche nei confronti della sterlina, con il cambio GPB-USD in ribasso dello 0,27%, a quota $1,3482.

Wall Street in ribasso in attesa annuncio tassi Fed. Rendimenti Treasury su oltre il 4,4%

A poco meno di un’ora dall’annuncio del verdetto sui tassi da parte della Fed, gli indici azionari USA viaggiano in rosso, con il Dow Jones che arretra dello 0,68%, lo S&P 500 che cede lo 0,27% e il Nasdaq Composite che segna un ribasso pari a -0,34%. Occhio anche ai rendimenti dei Treasury a 10 anni, che salgono in attesa della diffusione del comunicato da parte della Banca centrale americana al 4,402%.

Boom prezzi del petrolio, Brent a un soffio da $120 al barile dopo decisione Trump su Iran

La notizia relativa alla decisione del Presidente americano Donald Trump di prorogare il blocco dello Stretto di Hormuz fa schizzare al rialzo i prezzi del petrolio. In particolare il contratto del Brent vola di oltre il 7%, a ridosso dei $120 al barile, ovvero a $119,76 al barile. Scatta di oltre il 7% anche il WTI, superando quota $107 al barile.

Tassi Fed, di tagli si continua comunque a parlare. Ecco quanti entro l’estate del 2027

Nell’attesa del verdetto sui tassi USA di oggi, atteso per le 20 ora italiana Blerina Uruci, Chief U.S. Economist di T. Rowe Price, ha confermato quanto condiviso da altri economisti e analisti, ovvero che “non ci si aspetta alcun cambiamento dei tassi nella riunione di questa settimana”.

A suo avviso “l’attenzione si concentrerà sulla transizione della leadership del FOMC da Powell a Warsh in vista della riunione di giugno, oltre che sugli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia sull’inflazione headline e core”.

Uruci ha reso noto di avere posticipato intanto la “previsione per l’inizio del taglio dei tassi dall’inizio del secondo semestre del 2026 al quarto trimestre del 2026”, così aggiungendo:

“La nostra aspettativa di base è che la Fed inizi a tagliare i tassi entro il quarto trimestre del 2026. Ritengo che possa attuare 3-4 tagli entro l’estate del 2027, con rischi orientati verso il limite inferiore di questo intervallo qualora il mercato del lavoro creasse più posti di lavoro del previsto. Oltre a condizioni interne più forti delle attese, altri rischi per lo scenario base includono un conflitto più prolungato in Medio Oriente che porti a un ulteriore aumento dei prezzi del petrolio ed effetti di secondo round sull’inflazione core superiori alle nostre stime. Attualmente, i mercati stanno prezzando meno di mezzo taglio entro marzo 2027, un posizionamento significativamente più da falco rispetto alla mia visione”.

Kevin Warsh incassa approvazione Commissione bancaria Senato USA

Così come da attese, a seguito della decisione del dipartimento di Giustizia USA di chiudere l’indagine a carico del Presidente della Fed Jerome Powell, la Commissione bancaria del Senato degli Stati Uniti ha approvato la nomina di Kevin Warsh a prossimo Presidente della Fed. La conferma definitiva è attesa a questo punto dall’intero Senato che, a maggioranza repubblicana, si prepara a dare il via libera finale alla prossima Presidenza della Fed nelle mani di Warsh.

Tutti i 13 esponenti Repubblicani della Commissione bancaria del Senato USA hanno votato a favore del candidato nominato da Trump. Hanno votato invece contro tutti gli 11 esponenti Democratici della Commissione.

La parola agli analisti, Powell più falco nell’ultima riunione Fed sotto la sua presidenza?

Così Derek Halpenny, Head of Research, Global Markets EMEA & International Securities di MUFG Bank, anticipa quello che sarà, a suo avviso, l’esito della riunione della Fed:

“Ci aspettiamo che il presidente della Fed Powell adotti un tono più restrittivo rispetto all’ultima conferenza stampa di marzo. Stanno emergendo segnali di rischio inflazionistico e, con un’economia resiliente e mercati azionari statunitensi ancora solidi, tali rischi sono destinati ad aumentare. L’indice ISM dei prezzi pagati nel settore manifatturiero è salito di 19,3 punti in due mesi, il maggiore incremento dal 2016. L’aumento mensile dell’indice dei prezzi pagati nei servizi ISM (7,7 punti) è stato superiore a qualsiasi periodo post-Covid e il più elevato dal 2012. Pur ritenendo improbabile che Powell adotti un atteggiamento aggressivamente restrittivo (considerando che si tratta probabilmente della sua ultima conferenza stampa), vi sono motivi per enfatizzare i crescenti rischi per la stabilità dei prezzi; ciò potrebbe tradursi in un aumento dei rendimenti nella parte a breve della curva USA, rafforzando i segnali emergenti di miglioramento della domanda di dollari. I rischi al ribasso per EUR/USD e al rialzo per USD/JPY sono in aumento”.

Wall Street in lieve calo in attesa verdetto tassi Fed. Ieri chiusura in rosso

Wall Street cauta nel giorno in cui la Fed farà il suo annuncio sui tassi. Le previsioni sono di tassi sui fed funds fermi nel range compreso tra il 3,5% e il 3,75%, per la terza volta consecutiva.

Nell’attesa di conoscere il verdetto della banca centrale, i tre principali indici azionari della Borsa USA sono poco mossi. Ieri sessione al ribasso per l’azionario americano, con l’indice S&P 500 che ha chiuso la sessione in calo dello 0,49%, a quota 7.138,80 punti, e il Nasdaq Composite in flessione dello 0,9% a quota 24.663,80. Il Dow Jones Industrial Average è rimasto ingessato, perdendo appena 25,86 punti, o lo 0,05%, a 49.141,93.

Oggi lo S&P 500 cede in avvio di seduta lo 0,14%, mentre il Nasdaq arretra dello 0,26%. Giù anche il Dow Jones, che lascia sul terreno lo 0,39%.

Tassi Fed, ultimo atto Powell, la palla passa a Kevin Warsh. Tagli più probabili o no?

Il Fed Day di oggi fa già notizia, ancora prima dell’annuncio sui tassi, in quanto oggi è l’ultima volta in cui la banca centrale USA annuncerà i tassi sotto la guida di Jerome Powell.

E’ molto probabile, infatti, che il successore Kevin Warsh incassi la fiducia del Senato, a seguito della decisione del dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di chiudere l’indagine penale su Powell.

Ancora più grande, probabilmente, sarà la trepidazione dei mercati per il prossimo Fed Day, del 16 e 17 giugno quando, a spiegare la decisione sui tassi non sarà più, ai giornalisti e al mondo, Jerome Powell, ma Kevin Warsh, il banchiere che la super colomba Donald Trump ha scelto con la speranza di veder scendere i tassi USA.

Ma sarà proprio così?

Non tutti ne sono convinti: “New Fed chair, same reality: Imminent rate cuts are unlikely, even if Warsh takes the helm”, scrive l’analista Bryan Mena in un articolo pubblicato sulla CNN.

A suo avviso, al cambio di guardia alla Fed non corrisponderà, almeno a breve, ad alcun cambiamento nella direzione dei tassi USA.

E questo per quattro motivi ben precisi, che si possono riassumere nella seguente constatazione: la Fed, ora, non può permettersi di tagliare i tassi.

I quattro motivi elencati sono i seguenti:

  • I prezzi energetici rimangono elevati, a causa della guerra USA-Iran.
  • Le spese per consumi continuano a confermarsi solide e dalla stagione delle trimestrali USA è arrivata anche l’indicazione di utili solidi nei primi tre mesi del 2026.
  • Il mercato del lavoro degli Stati Uniti è ancora debole, ma presenta segnali di stabilizzazione.
  • Il Presidente della Fed non esercita (e questo forse è un dettaglio che sfugge ancora a molti) un’autorità unilaterale sulle decisioni sui tassi USA.

Forse proprio quest’ultimo ostacolo, che molto probabilmente è sfuggito a molti, serve a far capire come, per quanto si parli di Presidente, di capo, timoniere e/o numero uno della Fed, la banca centrale USA, così come la BCE, rimane una istituzione che decide seguendo il principio della maggioranza dei votanti.

Nel caso della Federal Reserve, gli esponenti del FOMC sono 12, di cui 7 membri del board dei governatori; il Presidente della Federal Reserve Bank of New York; e quattro degli 11 Presidenti delle Fed federali che, a rotazione, prestano servizio per 1 anno.

Interpellato dalla CNN Christopher Hodge, capo economista di Natixis CIB ha fatto così notare che Warsh si trova a suo avviso addirittura “in una posizione sfortunata, suo malgrado”, rischiando di essere “probabilmente il Presidente della Fed meno influente degli ultimi tempi ”.

Secondo Hodge, la verità è che il successore di Powell farà “molta fatica a convincere gli altri esponenti (del FOMC) a tagliare i tassi velocemente”.

E questo perché l’inflazione USA, sulla scia ora non solo dei dazi, ma anche degli effetti della guerra USA-Iran, rimane ostinatamente elevata. Per ora, i fari sono accesi però sul brevissimo periodo, con gli investitori che si chiedono in che modo calerà il sipario sulla Fed guidata da Powell, e se il banchiere centrale coglierà l’occasione di oggi per rispondere per le rime a Trump, dopo tutte le ingiurie e pesanti offese incassate dal Presidente americano. Che è arrivato a dargli perfino dello stupido e dell’idiota.

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