Lockdown prolungato: il settore della ristorazione rischia il fallimento

Il settore della ristorazione rischia il fallimento? L’allarme lanciato da Fipe.

Lockdown prolungato: il settore della ristorazione rischia il fallimento

Il settore della ristorazione rischia il fallimento. È l’allarme lanciato da Fipe intervenuta a seguito delle disposizioni sul prolungamento del lockdown per le imprese del settore.

Le novità sulle chiusure sono state illustrate da Giuseppe Conte nella conferenza stampa di domenica sera e sono state finora imposte agli esercenti fino al 1° giugno. Una notizia molto preoccupante per tutto il comparto.

La Federazione italiana pubblici esercizi ha stimato che per attività come bar, ristoranti e pizzerie con un altro mese di lockdown dovranno essere messi in conto almeno 9 miliardi di euro di perdite, in aggiunta a quanto già bruciato finora.

In assenza di regole chiare e di sostegni concreti, fino a 50 mila imprese non rialzeranno la saracinesca neanche tra un mese e in generale non si intravedono le condizioni di mercato affinché la ripresa sia sostenibile.

Settore ristorazione verso il fallimento? L’allarme

La Fipe aveva già lanciato un primo allarme nei giorni scorsi, dove paventava il rischio di fallimento per il settore della ristorazione, gravemente colpito dagli effetti indiretti del coronavirus, con perdite fino a 30 miliardi di euro.

Con le nuove disposizioni del governo per la Fase 2 i pubblici esercizi come ristoranti, ma anche pasticcerie, fast food, imprese di catering, locali notturni e stabilimenti balneari, dovranno far fronte a una nuova attesa che potrebbe determinare la stangata finale.

Come già detto, questo prolungamento delle chiusure costerà agli esercenti altri 9 miliardi di perdite, che potrebbero significare per oltre 50 mila attività una sentenza di morte definitiva e per 350 mila persone la perdita del posto di lavoro.

“La misura è colma” ha dichiarato Fipe, lamentando gravi mancanze da parte del governo, che alla chiusura imposta non ha ancora fatto corrispondere pronte azioni di sostegno.

Tutto questo nonostante l’Inail abbia classificato i pubblici esercizi come attività a basso rischio e la categoria abbia già messo a punto protocolli specifici per una riapertura sicura.

Fipe ha commentato sottolineando:

“i nostri dipendenti stanno ancora aspettando la cassa integrazione e il decreto liquidità stenta a decollare. Servono risorse e servono subito a fondo perduto, senza ulteriori lungaggini o tentennamenti”.

In pericolo anche l’agroalimentare

Se il settore della ristorazione rischia il fallimento, con lui anche l’intero comparto agroalimentare italiano è in pericolo.

Si stima che registrerà ingenti perdite complessive, fino a 5 miliardi di euro. Lo ha fatto sapere Coldiretti. Il 57% delle aziende agricole, infatti, ha già registrato un grave calo delle attività durante la pandemia.

Anche Fondazione Filiera Italia è intervenuta sul tema, facendo notare che i prodotti del settore agroalimentare, come vino, formaggi e salumi, hanno un legame diretto con il canale della ristorazione e che la chiusura forzata dei ristoranti grava per un drammatico 30% sul fatturato di tutto il comparto. L’indotto della ristorazione è pari a circa 85 miliardi di euro l’anno e rappresenta il 35% del totale dei consumi alimentari degli italiani.

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