Riforma pensioni, la “denuncia” dei sindacati: non ci sono risorse per il 2020

Nella Legge di Bilancio 2020 non verranno stanziate le risorse per una riforma delle pensioni: bocciate le proposte dei sindacati, ma Quota 100 resta. Proroga in arrivo per Opzione Donna e Ape Sociale.

Riforma pensioni, la “denuncia” dei sindacati: non ci sono risorse per il 2020

Nella Legge di Bilancio 2020 non ci saranno risorse per la riforma delle pensioni: la conferma arriva dai sindacati che nell’ultimo fine settimana hanno preso parte all’incontro con il Governo tenuto presso il Ministero del Lavoro.

In quell’occasione, i sindacati (le tre sigle Cgil, Cisl e Uil) hanno avuto modo di presentare le loro proposte di riforma delle pensioni: dalla conferma di Quota 100 (anche dopo la scadenza del 2021), all’estensione di Quota 41 per tutti, misura che consentirebbe ai lavoratori il pensionamento anticipato con 41 anni di contributi (indipendentemente dall’età anagrafica).

Tuttavia, il Governo non sembra aver accolto queste proposte, se non altro per le altre priorità che dovranno essere affrontate nella Legge di Bilancio 2020.

Quindi, nonostante i sindacati abbiano applaudito la decisione del Governo di incontrarli - un atteggiamento definito “innovativo” rispetto a quello degli ultimi Esecutivi - questi non possono dirsi soddisfatti per l’esito dell’incontro. Tolte le novità già note - come la conferma di Opzione Donna e la proroga dell’Ape Sociale - infatti, non ci saranno altri interventi di riforma sul capitolo della previdenza.

Riforma delle pensioni: cosa vogliono i sindacati

Nonostante la portata (soprattutto economica) dell’ultima riforma delle pensioni, le parti sociali hanno chiesto al Governo in carica un nuovo intervento sul fronte previdenziale. Richiesta che tuttavia, come vedremo successivamente, sembra essere stata bocciata.

Nel dettaglio, durante l’incontro avuto lo scorso sabato presso il Ministero del Lavoro, i sindacati hanno avuto modo di presentare alcune richieste. La prima, come già anticipato, è quella che vede una proroga di Quota 100 - da attuare fin da subito - per il 2022; ma si parla anche di estensione di Quota 41, obiettivo del primo Governo Conte che tuttavia non sembra figurare tra le priorità del nuovo Esecutivo.

I sindacati hanno chiesto anche di rivedere il meccanismo della rivalutazione delle pensioni, reintroducendo il sistema a tre fasce di reddito descritto dalla legge 388/2000. Tra le altre proposte c’è quella che riguarda le lavoratrici e il riconoscimento del lavoro di cura e della maternità ai fini contributivi; tra questo gruppo figura anche quella che è stata definita come Quota 100 “rosa”, dove il minimo contributivo per le donne è di 36 anni (anziché 38).

Inoltre, le parti sociali hanno ricordato al Governo che urge l’istituzione delle Commissioni parlamentari utili per studiare la gravosità di alcune professioni, così eventualmente da includerle nella lista dei lavori gravosi.

La riforma delle pensioni non si farà nel 2020

Nonostante l’impegno dei sindacati, nel 2020 non ci sarà una riforma delle pensioni. Sono le stesse parti sociali a chiarirlo, come ad esempio spiegato da Roberto Ghiselli della CGIL:

“Il Governo non ha voluto stanziare risorse per il 2020”.

Eppure, queste avevano indicato la strada che il Governo avrebbe potuto seguire: risorse utili per attuare alcuni dei suddetti provvedimenti (ovviamente non Quota 41 per tutti che invece richiederebbe uno stanziamento ingente) si sarebbero potute recuperare dai risparmi di Quota 100 e delle altre misure ad essa collegate.

A tal proposito, il segretario confederale Ignazio Ganga della CISL ha spiegato che per il prossimo triennio sono previsti circa 8 miliardi di risparmi (rispetto ai 20 miliardi stanziati con la scorsa Legge di Bilancio).

Il Governo, però, non intende procedere in tal senso e pur non toccando Quota 100 - per la quale resta in vigore la scadenza del 31 dicembre 2021 - e prorogando l’Ape Sociale e Opzione Donna, non vuole intervenire nuovamente sulle pensioni. Le priorità, almeno per il 2020, sono altre, come ad esempio il taglio del nucleo fiscale (che però riguarderà i soli redditi da lavoro escludendo quelli da pensione).

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