Tutti i guai del Regno Unito: dal debito record al nodo Brexit

Indebitamento record e Brexit ancora in stallo, a poche settimane dalla fine del periodo di transizione: tutti i guai economici del Regno Unito.

Tutti i guai del Regno Unito: dal debito record al nodo Brexit

Il Regno Unito fa i conti con tutti i suoi nuovi e vecchi guai economici.

I più urgenti si chiamano conti pubblici, con l’indebitamento ormai a livelli record; piano di sostegno all’economia ancora stretta nell’emergenza Covid e Brexit.

A poche settimane dalla fine del periodo di transizione per l’uscita dall’UE, l’accordo definitivo ancora non è arrivato.

Il Governo Johnson si appresta ad affrontare giorni difficili: tutti i nodi da sciogliere per l’economia del Regno Unito.

Regno Unito: il debito è sempre più da record

L’ultimo dato sulla situazione debito britannico è arrivato oggi, 20 novembre e non è rincuorante: l’indebitamento del Regno Unito è salito a un record di 214,9 miliardi di sterline (286 miliardi di dollari) nei primi sette mesi dell’anno fiscale.

I dati dell’Ufficio per le statistiche nazionali hanno mostrato che il deficit nel solo mese di ottobre ammontava a 22,3 miliardi di sterline, lasciando presagire un deficit sulla soglia dei 400 miliardi di sterline per il 2020-21.

Il rapporto al PIL, il debito ha superato la soglia del 100% per la prima volta dall’inizio degli anni ’60 (ad ottobre 2020 100,8%). Tutti numeri che evidenziano la sfida enorme che l’economia britannica, come in generale quella dei Paesi europei, sta cercando di combattere.

Piano economico UK: tagli ai salari, più tasse?

Ora tutti i riflettori sono puntati sul Cancelliere dello Scacchiere Sunak, quando il 25 novembre prossimo metterà a nudo il piano di sostegno per servizi pubblici e investimenti per il 2021.

Sunak dovrebbe concentrarsi su progetti ambientali e mantenere gli impegni elettorali presi da Boris Johnson per diminuire la povertà in alcune zone della nazione. Ma con la posizione fiscale così debole, il cancelliere è pronto a “spremere” aiuti all’estero e a stringere sul settore pubblico, dove i lavoratori sono andati meglio dei loro coetanei del settore privato durante la crisi.

È probabile che l’annuncio sulla limitazione salariale esenterà gli operatori sanitari che sono stati in prima linea nella battaglia contro il coronavirus. Ma la decisione potrebbe essere un duro colpo per milioni di insegnanti, agenti di polizia e funzionari pubblici, a cui poco più di un anno fa era stata promessa la fine dell’austerità.

Con molti servizi pubblici ridotti all’osso, gli aumenti delle tasse per riparare le finanze statali appaiono inevitabili una volta superata la crisi. Il Regno Unito potrebbe salvarsi solo grazie alla BoE, con il vasto programma di acquisto di obbligazioni che è stato ampliato per mantenere i costi dei prestiti ai minimi storici.

Brexit: il nodo non è sciolto

A complicare il quadro economico del Regno Unito c’è la Brexit, che offusca le prospettive di crescita.

L’UE e la Gran Bretagna sono molto vicine a un accordo sulla maggior parte delle questioni in vista della deadline del 31 dicembre, ma sono ancora in disaccordo su diritti di pesca, garanzie di concorrenza leale e modi per risolvere future controversie. Queste le ultimi indiscrezioni da Bruxelles.

L’allontanamento dal Governo UK del falco del no-deal Cummings aveva fatto sperare in una linea più accomodante di Johnson per trovare un’intesa definitiva. Tuttavia, ad oggi, nessuna grande svolta è all’orizzonte.

Un funzionario UE ha così commentato:

“Siamo vicini e lontani. Sembra che siamo molto vicini a un accordo sulla maggior parte delle questioni, ma le differenze sulle tre questioni controverse persistono”

Lo stallo Brexit persiste e continua a minare la già debole economia del Regno Unito.

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