Jeff Bezos critica le proposte di tassare i miliardari e accusa i politici di “demonizzare” i ricchi. La replica del sindaco di New York, Mamdani, non si fa attendere. E arriva dai social.
Durante un’intervista alla CNBC (canale americano di notizie economiche), il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, ha accusato i politici di usare i ricchi come bersaglio per distrarre l’opinione pubblica dai problemi strutturali del Paese, sostenendo che anche un forte aumento delle tasse sui miliardari non migliorerebbe concretamente la vita della classe media americana.
Le sue dichiarazioni hanno provocato la risposta immediata del sindaco di New York, Zohran Mamdani, che da mesi costruisce la propria agenda politica proprio attorno all’idea di “Tax the rich”, ovvero tassare i ricchi.
Bezos: “Tassare i ricchi non risolve il problema”
Durante il programma Squawk Box della CNBC, Bezos ha dichiarato: “pago miliardi di dollari di tasse. Se la gente vuole che ne paghi altri miliardi, discutiamone. Ma non fingiamo che questo risolverà il problema. Potreste raddoppiare le tasse che pago, ma questo non aiuterebbe quell’insegnante del Queens”.
Alle sue dichiarazioni ha replicato il sindaco di New York, Zohran Mamdani, che sui social ha scritto di conoscere “alcuni insegnanti del Queens che non sarebbero affatto d’accordo”.
Secondo il fondatore di Amazon, negli Stati Uniti si sta creando una “storia di due economie”: da una parte una fascia di popolazione che continua a prosperare, dall’altra milioni di persone che stanno affrontando difficoltà economiche.
In questo contesto, i politici non starebbero facendo altro che scegliere un “cattivo” contro cui puntare il dito, senza però, di fatto, risolvere il problema.
Sebbene la disparità di reddito sia una preoccupazione legittima, Bezos ha criticato le proposte di rendere il sistema fiscale più progressivo, chiedendo - provocatoriamente - perché non si inizi invece dal fare in modo che “l’infermiera del Queens non paghi le tasse”.
Ha inoltre riportato che l’1% dei contribuenti con il reddito più elevato paga circa il 40% del gettito fiscale totale, mentre la metà più povera ne paga il 3%. E ha aggiunto: “non credo che dovrebbe essere il 3%. Penso che dovrebbe essere zero”.
Anche se non è ben chiaro a quali imposte si riferisse esattamente, perché secondo il Tax Policy Center circa il 40% delle famiglie statunitensi non ha dovuto pagare alcuna imposta federale sul reddito per l’anno fiscale 2024. Secondo la Tax Foundation, inoltre, nel 2023 il 50% dei contribuenti americani con i redditi più bassi aveva un reddito medio annuo di circa 53.800 dollari. Al contrario, le famiglie appartenenti all’1% più ricco hanno percepito quell’anno un reddito di almeno 676.000 dollari.
Nel frattempo, Bezos è attualmente la quarta persona più ricca al mondo, con un patrimonio netto di oltre 270 miliardi di dollari.
La New York di Mamdani
Durante l’intervista alla CNBC, Jeff Bezos ha fatto più volte riferimento alla situazione economica di New York, dove Zohran Mamdani si è affermato come uno dei principali oppositori di miliardari e grandi patrimoni sin dal suo insediamento a gennaio. Il sindaco, esponente dell’area socialista democratica, ha costruito parte della propria visibilità politica sostenendo un aumento delle tasse sui ricchi, alimentando le critiche di imprenditori, investitori immobiliari e grandi contribuenti che avevano avvertito del rischio di una fuga di imprese e capitali dalla città.
I primi segnali economici, tuttavia, sembrano smentire queste previsioni. Un mese prima dell’elezione di Mamdani, JPMorgan Chase ha inaugurato la sua nuova sede globale al 270 di Park Avenue, indicando che uno dei principali datori di lavoro della città non intende lasciare New York nel breve periodo.
Anche il mercato immobiliare di lusso a Manhattan ha registrato un’impennata: nelle settimane successive all’elezione di Mamdani, i contratti firmati per appartamenti dal valore di almeno 4 milioni di dollari sono aumentati del 25% rispetto all’anno precedente. Nei mesi successivi il trend è proseguito, con un aumento del 10% dei contratti firmati a maggio e una crescita dell’80% delle vendite di immobili sopra i 10 milioni di dollari.
A febbraio, inoltre, American Express ha annunciato insieme a Mamdani la costruzione di una nuova sede globale nel centro di Manhattan, destinata a ospitare oltre 10.000 dipendenti.
Mamdani e il consenso politico dietro “Tax the rich”
Zohran Mamdani ha pubblicato sui social un video diventato rapidamente virale, registrato davanti al 220 di Central Park South, uno degli edifici simbolo della cosiddetta “Billionaires’ Row” di Manhattan. Nel video, il sindaco ha rilanciato lo slogan “Tax the rich”, annunciando una proposta di tassa sui “pied-à-terre”, destinata ai proprietari di immobili residenziali che non vivono stabilmente in città.
Il video di Mamdani mostrava diversi edifici di lusso a Manhattan, ma si concentrava sul miliardario Ken Griffin - che, secondo il Bloomberg Billionaires Index, avrebbe un patrimonio netto di quasi 50 miliardi di dollari - che nel 2019 ha acquistato un attico nell’edificio per 238 milioni di dollari. L’acquisto è considerato la vendita di un’abitazione privata più costosa mai avvenuta negli Stati Uniti.
Griffin ha accusato Mamdani di averlo messo “in pericolo” mostrando l’edificio nel video e ha minacciato di modificare i piani per la nuova torre di uffici della sua azienda a Manhattan. L’indirizzo dell’immobile, tuttavia, era già pubblico da anni e ampiamente riportato dai media.
L’approccio di Mamdani alla fiscalità, inoltre, non sembra essere isolato nel panorama politico statunitense. Un sondaggio condotto ad aprile da Fox News ha rilevato che molte persone ritengono che i ricchi non paghino abbastanza tasse federali sul reddito.
Negli ultimi mesi diversi Stati americani hanno approvato o discusso nuove imposte rivolte ai redditi più elevati: a marzo lo Stato di Washington ha introdotto una tassa sui milionari, mentre Massachusetts, Maryland e Maine hanno già adottato misure simili negli ultimi anni. Anche Rhode Island, Connecticut, Illinois, Colorado e California stanno valutando proposte analoghe.
A livello federale, però, un aumento delle imposte sui grandi patrimoni appare improbabile finché il Partito Repubblicano manterrà il controllo della Camera, del Senato e della Casa Bianca.
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