“Sono molto ansioso”. Jamie Dimon, CEO della banca numero uno degli Stati Uniti, non fa mistero del disagio crescente che avverte guardando a cosa sta accadendo a Wall Street, così come non fa mistero della grande paura che inizia a nutrire verso ciò che potrebbe verificarsi in futuro.
L’economia mondiale finirà per sbattere di nuovo contro il muro di una crisi finanziaria, simile a quella che esplose nel 2008? Le probabilità che il worst case scenario si materializzi non sono basse, almeno secondo il banchiere. Per quanto l’AD di JPMorgan non sforni cifre, le sue dichiarazioni fanno paventare infatti il peggio. D’altronde, Dimon fa notare che l’attuale contesto è simile a quello che ha caratterizzato i tre anni precedenti la crisi finanziaria del 2008.
In che senso? Nel senso, sottolinea il CEO che guida JPMorgan Chase, che troppi sono i fattori che riportano alla mente quanto avvenne 18 anni fa quando, è lui a ricordarlo, “tutti facevano un sacco di soldi, la gente si indebitava, e l’unico limite era il cielo”. A sedere sul banco degli imputati sarebbero inoltre ancora loro: le banche, più in generale le istituzioni finanziarie, alcune delle quali starebbero facendo a suo avviso “cose stupide”.
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JPMorgan, perché il CEO di JPMorgan è “molto ansioso”
Il CEO e presidente di JPMorgan Jamie Dimon non nasconde la propria ansia. Ansia, spiega nel corso di una intervista rilasciata alla CNBC, che prova nel guardare alle condizioni dell’economia degli Stati Uniti, così come ai prezzi a quanto pare troppo elevati di alcuni asset.
Tra gli ingredienti della ricetta perfetta di una crisi finanziaria, a suo avviso, anche la competizione agguerrita tra le banche, che gli ricorda gli anni precedenti l’incubo del 2008.
Classe 1956, Presidente e amministratore delegato dal 2026 del gigante finanziario che a Wall Street vale qualcosa come 802,83 miliardi di dollari, Dimon ha parlato nel corso dell’appuntamento annuale dell’incontro con gli azionisti di JPMorgan, ricordando a tutti che è solito fare il punto su cosa potrebbe andare storto nei momenti in cui le aspettative sono troppo alte.
Le sue riflessioni hanno partorito, tra le tante, la seguente conclusione: “La mia opinione personale è che la gente si sta abituando un po’ troppo all’idea che questi prezzi elevati degli asset e questi volumi anch’essi alti siano la nuova normalità e che non avremo problemi ”.
Peccato che, quando il ciclo economico cambierà direzione - qualcosa di inevitabile, e quando dunque gli attuali debitori andranno in default, non riuscendo più a rimborsare i prestiti ricevuti, saranno guai. Guai che colpiranno settori che gli investitori non stanno neanche prendendo in considerazione, almeno in questo momento.
“Un giorno il ciclo si invertirà”. La preoccupazione di Dimon per i prezzi elevati degli asset
La view di Jamie Dimon contrasta con quella di diversi economisti, che ritengono invece che la deregulation e la politica fiscale dell’amministrazione Trump daranno una spinta al PIL degli Stati Uniti.
Il numero uno di JPMorgan non condivide questo scenario, ricordando che “un giorno, assisteremo all’inversione del ciclo ”.
Al momento, ha ammesso, non è possibile conoscere “la combinazione di eventi che la provocherà”, ma “la mia preoccupazione, al riguardo, è elevata”.
Ciò che mette in allerta il banchiere è il fatto che i prezzi degli asset siano elevati.
“Non mi rassicura il fatto che i prezzi degli asset siano alti. Anzi, penso che questo aumenti il rischio ”.
Attenzione ai mercati del credito privato. Il caso Blue Owl, che ha detto stop ai riscatti
D’altronde, fa riflettere il fatto che, nonostante nelle ultime settimane a tenere banco sia stato il timore che i modelli di intelligenza artificiale come Anthropic e OpenAI finiscano per sconvolgere numerosi settori — in particolare le società software, ma anche le società di risparmio gestito, come ha dimostrato la carica di sell a Wall Street e a Piazza Affari sulle azioni di diversi gruppi di gestione patrimoniale - l’indice S&P 500 viaggi a un valore che non sia poi tanto lontano dal suo massimo storico.
Tutto, mentre contestualmente sono aumentate le preoccupazioni per le condizioni di salute dei mercati del credito privato, ovvero di quelli che vedono protagonisti i finanziamenti che avvengono attraverso accordi tra le parti; dunque, non tramite il canale bancario tradizionale né con il ricorso dell’emissione di obbligazioni.
A tal proposito, va ricordato il caso di Blue Owl, che ha scosso i mercati la scorsa settimana dopo avere annunciato di essere stata costretta a vendere alcuni suoi asset per andare incontro alle richieste dei suoi investitori, ansiosi di uscire da uno dei suoi fondi.
Società di asset management alternativa, esposta alle aziende del settore software, Blue Owl ha annunciato di avere bloccato anche i riscatti trimestrali.
Il risultato è stato il sell off sulle azioni Blue Owl Capital (OWL), scivolate giovedì scorso a Wall Street di quasi il 6%.
Non è mancato l’effetto contagio, che ha travolto i titoli dei grandi gestori alternativi come Apollo, KKR e Blackstone.
Il CEO di JPMorgan, la sorpresa c’è sempre. Dito puntato contro le banche, “alcune fanno cose stupide”
Il fenomeno non ha tuttavia sconvolto più di tanto il CEO di JPMorgan Jamie Dimon, che ha ricordato che, nel corso di “un ciclo del credito, c’è sempre una sorpresa”, aggiungendo che spesso la sorpresa riguarda quale settore venga colpito di più.
In tal senso, ha fatto notare, se nel 2008-2009 non ci si aspettava che a essere colpite in misura più importante sarebbero state le utilities e compagnie telefoniche, questa volta le ripercussioni negative potrebbero abbattersi soprattutto sul software, a causa dell’AI (intelligenza artificiale).
Alla base della grande ansia di Jamie Dimon c’è la complicità delle istituzioni finanziarie e banche, in generale.
Il problema, ha sottolineato infatti il CEO di JPMorgan, è che alcune società finanziarie stanno “facendo cose stupide”, obnubilate dalla caccia ai proventi da interessi, che vengono generati attraverso attività di prestiti e investimenti.
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La tentazione di fare soldi facili, ammette d’altronde il banchiere, è sempre presente anche perché, “quando tutti stanno guadagnando tantissimo e sembrano dei geni della finanza, ti senti stupido” a non partecipare, in quanto “la
sensazione è molto piacevole”.
Ma poi, quando si torna con i piedi per terra, le cose assumono un aspetto diverso, più obiettivo: “Quando penso poi a tutti i fattori in gioco faccio un respiro profondo e mi dico: ’attenzione’”.
E forse oggi un po’ di attenzione, è il succo del discorso di Dimon, davvero dovrebbero farla un po’ tutti, invece di lasciarsi inebriare da occasioni apparentemente ghiotte che possono invece, oltre che lasciare scottati chi si è lanciato nelle rispettive scommesse, piantare i semi di un possibile disastro.
Ergo, dell’arrivo di una nuova crisi finanziaria che replichi il dramma della crisi finanziaria globale del 2008. “ Watch out ”, avverte così il numero uno della banca più grande degli Stati Uniti.