Wall Street corre sull’AI, ma Dimon, Dalio e Morgan Stanley guardano ai bond: rendimenti, debito e liquidità segnalano rischi che gli investitori non possono ignorare.
C’è un momento, in ogni fase di euforia dei mercati, in cui le voci che contano smettono di parlare all’unisono. Non accade con un annuncio clamoroso, ma con qualche frase pronunciata di sfuggita, in una conferenza o in una lettera agli investitori, che a rileggerla dopo qualche settimana suona diversa. Wall Street, intanto, tira dritto. L’intelligenza artificiale sostiene le valutazioni, gli utili reggono, e resta saldo il riflesso condizionato di comprare a ogni storta. Sotto questa superficie ben lucidata, però, si muove qualcosa che non quadra con la calma dei listini.
A notarlo non sono outsider o profeti di sventura in cerca di visibilità. Sono alcuni dei nomi più pesanti della finanza americana, e parlano quasi tutti dello stesso punto cieco.
Quando a parlare è Jamie Dimon
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