Il quadro prospettico di American Express rimane costruttivo nonostante la recente volatilità che ha interessato il titolo AXP.
Dopo aver toccato un massimo intorno a 387 dollari, le azioni hanno restituito parte dei guadagni in seguito alle dichiarazioni del presidente Donald Trump su un possibile tetto annuale del 10% ai tassi delle carte di credito e al dibattito sul Credit Card Competition Act. Tuttavia, su base annua il titolo registra ancora un progresso di circa il 10%, segno che il mercato continua a riconoscere la solidità strutturale del modello di business.
Uno dei pilastri della tesi positiva riguarda la qualità e il posizionamento della clientela. American Express può contare su una base di oltre 151 milioni di carte attive, con una crescente incidenza dei prodotti premium. Negli ultimi anni la società ha investito in modo deciso nel rafforzamento dell’immagine esclusiva delle proprie carte, puntando in particolare sulla Platinum. Il risultato è evidente nei numeri: dal 2019 i ricavi da commissioni sulle carte crescono in media del 17% l’anno, e nel quarto trimestre l’incremento su base annua è stato ancora del 17%. Il management prevede che la dinamica rimanga su livelli mid-to-high teens, sostenuta dall’adeguamento dei prezzi e dal maggiore engagement dei clienti premium. I titolari di Platinum spendono in media circa dieci volte più dei possessori della Blue Cash, con un impatto diretto sull’aumento del ricavo medio per cliente e su una migliore leva operativa, che consente di assorbire investimenti più elevati in marketing e innovazione.
La solidità del modello emerge anche dai volumi di spesa sulla rete. Nel quarto trimestre i volumi complessivi sono cresciuti del 9%, con un +12% nei servizi internazionali e un +9% nei servizi ai consumatori statunitensi. Particolarmente significativa è la crescita della Gen-Z, che evidenzia come American Express stia intercettando una nuova generazione di clienti digitali, dissipando il timore di un progressivo invecchiamento della base utenti. L’espansione tra i giovani e nei mercati internazionali rappresenta un fattore chiave per sostenere sia le commissioni sia i volumi di rete nel medio periodo.
Sul fronte della qualità del credito, i numeri restano solidi. I tassi di write-off netti si attestano al 2,1%, mentre il rapporto di morosità è pari all’1,3%, livelli inferiori alla media del settore. Il ritorno sul capitale proprio si colloca intorno al 34%, confermando una redditività strutturalmente elevata. Il coefficiente CET1 rimane nel range obiettivo del 10-11%, lasciando spazio sia a riacquisti di azioni proprie sia a un incremento del dividendo del 16%, portato a 0,95 dollari per azione.
Dal punto di vista della crescita, il management ha aggiornato la guidance di medio termine, indicando per il 2026 un’espansione dei ricavi tra il 9% e il 10% e un utile per azione compreso tra 17,30 e 17,90 dollari, in linea con un consenso attorno a 17,55. Nel 2025 i ricavi netti hanno raggiunto 72,2 miliardi di dollari, in crescita del 10%, mentre l’utile netto è salito del 7% a 10,8 miliardi. L’utile per azione rettificato è aumentato del 15% a 15,38 dollari. Guardando al 2027, le stime indicano un EPS di circa 20,09 dollari su ricavi per 86 miliardi. Anche in uno scenario di rallentamento delle vendite, margini solidi e rischio di credito sotto controllo potrebbero continuare a sostenere una crescita degli utili a doppia cifra.
Attualmente il titolo tratta a circa 20 volte gli utili attesi, una valutazione non a sconto ma coerente con un ritorno sul capitale stabilmente nella fascia medio-alta dei trenta punti percentuali e con una storia di costante superamento delle attese. Questo multiplo incorpora già l’ipotesi di una crescita a doppia cifra, ma il rafforzamento nei segmenti giovani e internazionali potrebbe offrire margini di sorpresa positiva, specialmente se l’EPS dovesse superare la soglia dei 20 dollari, alimentando ulteriormente buyback e apprezzamento del titolo.
I rischi non mancano. Le pressioni regolamentari, incluse le proposte di limitazione dei tassi o interventi sulle commissioni di interscambio, rappresentano una potenziale minaccia alla redditività. In uno scenario avverso in cui la crescita dei ricavi scendesse sotto l’8%, le perdite su crediti aumentassero e le commissioni venissero compresse, le stime sugli utili potrebbero ridursi sotto i 16 dollari per azione, con possibili effetti negativi sulla valutazione, stimabili nell’ordine del 15-20%. Al momento, tuttavia, i dati più recenti mostrano un miglioramento nei tassi di insolvenza e nei ritardi di pagamento.
Il mercato sembra mantenere un atteggiamento equilibrato. Dopo il forte rialzo seguito ai risultati del terzo trimestre, la reazione al quarto trimestre è stata contenuta, anche a fronte di utili inferiori alle attese per effetto di maggiori spese e minori nuove sottoscrizioni. Questo suggerisce che gli investitori riconoscono i rischi operativi, pur continuando a premiare la capacità della società di generare valore nel tempo.
American Express continua a distinguersi per un modello integrato che combina ricavi da spesa, commissioni premium e partnership, con un potenziale di ulteriore espansione attraverso innovazione digitale e iniziative legate all’AI. Finché la qualità del credito resterà elevata, la domanda di carte premium continuerà a crescere e l’impatto regolamentare rimarrà sotto controllo, il rapporto rischio-rendimento appare ancora favorevole. L’upside non dipende soltanto dall’andamento del prezzo in Borsa, ma dalla capacità dell’azienda di mantenere una crescita degli utili superiore al 10% e di rafforzare ulteriormente la propria posizione nel segmento premium globale.
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |