Un ritorno sulla panchina della nazionale che mette d’accordo tutti, tranne i tifosi. Ecco stipendio e patrimonio di Roberto Mancini, campione d’Europa nel 2021 prima di accettare i soldi arabi
Quanto guadagna Roberto Mancini? La domanda torna prepotentemente d’attualità ora che il Mancio è ufficialmente il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana (di nuovo). La scelta è stata comunicata al termine di un Consiglio federale convulso, quando il presidente della FIGC Giovanni Malagò ha annunciato il ritorno in azzurro dell’allenatore campione d’Europa nel 2021. Una nomina figlia del caos: dopo il no alla candidatura di Andrea Pirlo - bloccata per la sua collaborazione con la società di scommesse Fonbet - e le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo, Malagò ha virato con decisione sull’usato sicuro, superando la concorrenza di Antonio Conte, nome gradito alla Serie A.
Al fianco di Mancini ci sarà Claudio Ranieri, nuovo direttore tecnico e presidente del Club Italia. Un ritorno che, sulla carta, mette d’accordo i vertici federali ma che divide profondamente i tifosi: in molti non hanno digerito il modo in cui, tre anni fa, il tecnico jesino voltò le spalle alla Nazionale per accettare i milioni dell’Arabia Saudita. E, naturalmente, la curiosità sulle cifre del suo ingaggio è già altissima.
Quanto guadagna Roberto Mancini per il nuovo mandato da CT azzurro (e patrimonio personale)
Partiamo dalle cifre del nuovo contratto. Secondo quanto riportato da più fonti calcistiche, Mancini avrebbe firmato un accordo quadriennale da circa 2 milioni di euro netti a stagione, valido fino al 30 giugno 2030. Alcune testate parlano di una cifra leggermente superiore, fino a 2,5 milioni: un dato ancora da confermare ufficialmente. In ogni caso si tratta di un ingaggio sensibilmente più basso rispetto al passato recente del tecnico. Nel suo primo mandato azzurro, iniziato nel maggio 2018, Mancini percepiva circa 2 milioni netti, saliti a circa 3 milioni dopo il rinnovo firmato nel 2021 sull’onda del trionfo di Euro 2020. Numeri lontanissimi dai 25 milioni netti a stagione, ed esentasse, incassati poi in Arabia Saudita, dove nell’agosto 2023 aveva accettato un contratto faraonico.
Proprio quel divario ha alimentato la narrazione della «corsa al ribasso»: tra i profili in corsa, Mancini è stato di fatto l’unico disposto ad accettare uno stipendio così contenuto per gli standard dei top allenatori, mentre nomi come Conte e Pep Guardiola viaggiavano su ben altre dimensioni economiche. La composizione del suo staff tecnico non è invece ancora stata ufficializzata.
Sul fronte patrimonio personale, le stime restano difficili da quantificare con precisione. Secondo un’analisi di Calcio e Finanza, il tecnico dispone di un consistente patrimonio immobiliare tra Jesi e Roma, con ville, garage e immobili di pregio. Nell’ottobre 2021, inoltre, un’inchiesta del settimanale L’Espresso nell’ambito dei Pandora Papers ne aveva ricostruito alcune posizioni patrimoniali all’estero. Quanto agli sponsor personali, Mancini è stato a lungo testimonial della Regione Marche, con introiti diretti, mentre gli spot legati agli sponsor della Nazionale, come Poste Italiane, portano ricavi alla FIGC e non al singolo commissario tecnico.
Quanto guadagnava Roberto Mancini in Qatar?
Prima del ritorno in azzurro, l’ultima avventura di Mancini era stata quella sulla panchina dell’Al Sadd, il club più titolato del Qatar. Il tecnico jesino aveva firmato con la società di Doha il 13 novembre 2025, mettendo fine a oltre un anno di inattività seguito alla risoluzione consensuale con l’Arabia Saudita nell’autunno 2024.
Secondo i media qatarioti, l’ingaggio si aggirava intorno ai 5 milioni di euro annui, con la prospettiva di salire fino a 10 milioni grazie all’opzione di rinnovo. Sommando bonus e premi, l’accordo poteva arrivare fino a 7 milioni complessivi per la stagione 2025-2026. Un’esperienza positiva sul campo, coronata dalla conquista del campionato qatariota, ma conclusasi anzitempo: il 13 giugno scorso Mancini ha salutato l’Al Sadd, liberandosi per cogliere l’occasione del clamoroso ritorno sulla panchina della Nazionale.
Gli ingaggi di Roberto Mancini da allenatore
Nel corso della sua carriera in panchina, Roberto Mancini ha quasi sempre firmato contratti da top manager del calcio mondiale. Alla guida della Nazionale italiana, dopo il rinnovo del 2021, percepiva 3 milioni netti a stagione, una cifra comunque inferiore ai 4,5 milioni garantiti in passato ad Antonio Conte.
Nei top club, invece, l’ingaggio era spesso più alto: 5 milioni annui allo Zenit San Pietroburgo, 4 milioni nel secondo periodo all’Inter nel 2014, 3,5 milioni al Manchester City e altrettanti al Galatasaray. Il record assoluto resta però quello dell’Arabia Saudita, con circa 25 milioni a stagione: uno dei contratti più ricchi mai firmati da un allenatore. Poi la parentesi qatariota all’Al Sadd, da circa 5 milioni, e ora il già citato netto ridimensionamento economico del ritorno in azzurro, con un ingaggio attorno ai 2 milioni netti. Un passo indietro sul piano dello stipendio che il Mancio, a quasi sessant’anni, ha scelto di compiere pur di riabbracciare la Nazionale.
La carriera di Roberto Mancini: dai gol in coppia con Vialli al trionfo da CT della Nazionale
Prima di sedersi in panchina, Roberto Mancini è stato uno dei talenti più cristallini del calcio italiano. Nato a Jesi nel 1964, cresce nel vivaio del Bologna ed esordisce in Serie A ad appena 16 anni, per poi legarsi alla Sampdoria di Paolo Mantovani. Qui, in coppia con Gianluca Vialli, dà vita a uno degli attacchi più leggendari della nostra storia calcistica. In quindici stagioni blucerchiate conquista lo Scudetto del 1991, una Coppa delle Coppe e quattro Coppe Italia, chiudendo l’avventura con 566 presenze e 171 gol. Nel 1997 passa alla Lazio, arricchendo il palmarès con un secondo Scudetto, un’altra Coppa delle Coppe e due Coppe Italia, prima di chiudere la carriera in Inghilterra, al Leicester.
Il percorso da tecnico inizia subito: dopo l’apprendistato come vice di Sven-Göran Eriksson, guida la Fiorentina (con cui vince una Coppa Italia), poi la Lazio e quindi l’Inter, dove tra il 2004 e il 2008 mette in bacheca due Scudetti consecutivi - più quello del 2006 assegnato a tavolino - e due Coppe Italia. Nel 2009 approda al Manchester City, riportando i Citizens al titolo di Premier League dopo 44 anni. Seguono le esperienze al Galatasaray, con la Coppa di Turchia, e allo Zenit San Pietroburgo.
Nel 2018 la FIGC lo sceglie come commissario tecnico per risollevare gli azzurri dopo il flop dei Mondiali di Russia. La sua gestione culmina nel trionfo di Euro 2020, con l’Italia capace di battere l’Inghilterra a Wembley. Poi la delusione dell’eliminazione ai playoff per il Mondiale 2022 e le dimissioni nell’agosto 2023, seguite dal contratto record con la Federazione saudita da 25 milioni netti a stagione, risolto consensualmente nell’autunno 2024. Fino, appunto, al Qatar (con vittoria del campionato) e ora al ritorno in Nazionale.