Proprietari di immobili e tasse, le ultime decisioni che cancellano l’obbligo di versamento

Patrizia Del Pidio

21 Aprile 2026 - 12:58

Diverse sentenze della Corte di Cassazione prevedono l’esenzione dal pagamento dell’Imu, vediamo in quali circostanze e per quali proprietari di immobili.

Proprietari di immobili e tasse, le ultime decisioni che cancellano l’obbligo di versamento

Uno dei tributi che pesa maggiormente su chi possiede immobili è l’Imu, l’Imposta Municipale Propria. A essere colpite maggiormente dal balzello sono le seconde case, visto che l’abitazione principale non di lusso è esente dal pagamento.

Nella definizione dell’abitazione principale in diversi casi sono intervenute sentenze della Corte di Cassazione, così come esistono pronunce che riguardano casi meno lineari in cui la definizione dell’abitazione principale appare assai sfumata.

Con le interpretazioni della Suprema Corte sono stati previsti casi di esenzione che esulano dalla legge che regola l’Imu e proprio per questo vale la pena raggrupparli per avere una visione globale delle esenzioni previste.

L’abitazione principale qual è?

Per definizione l’abitazione principale è l’immobile in cui il contribuente ha la residenza e dimora abitualmente. Per essere prevista l’esenzione dell’Imu è necessario che sia la residenza anagrafica che la dimora abituale siano nell’immobile, ma si tratta di una regola che non sempre vale.

Gli immobili accatastati nelle categorie A/1, A/8 e A/9, infatti, sono considerati di lusso e proprio per questo motivo non sono esclusi dal pagamento dell’Imu anche se il proprietario ci risiede e vi ha dimora abituale.

In tutti gli altri casi la residenza e la dimora abituale sono concetti fondamentali per non pagare l’imposta. Ma cosa si intende per residenza e per dimora abituale? La residenza anagrafica si ha nel luogo in cui la persona è iscritta nei registri del Comune, cosa che indica quasi senza dubbio che l’immobile è quello destinato all’abitazione principale. Non basta solo la residenza, però, per non pagare l’Imu, serve anche la dimora abituale con la quale si intende il luogo dove la persona vive stabilmente. Per stabilire la dimora abituale non si guarda solo alla presenza fisica del contribuente, ma anche il luogo dove il soggetto ha le relazioni familiari, la sede di lavoro, la vita sociale.

Esenzione Imu, i chiarimenti della Cassazione

Essendo il concetto di dimora abituale abbastanza sfumato, la Corte di Cassazione è intervenuta in diversi casi per il riconoscimento dell’esenzione Imu. Se un contribuente lavora in un Comune che dista 200 km dall’abitazione principale, l’esenzione spetta se il soggetto vive per la maggior parte del tempo vicino al luogo di lavoro?

L’esenzione Imu è riconosciuta, in questo caso, anche se il contribuente per la maggior parte dell’anno vive altrove, perché l’abitazione principale coincide con il luogo in cui continua ad avere le relazioni familiari e gli interessi personali. Per i Giudici il centro degli affetti prevale sul centro degli affari per definire la dimora abituale.

Per avere diritto all’esenzione dell’Imu, quindi, non è necessario essere presenti continuativamente nell’immobile, basta che la casa continui a essere l’abitazione principale.

Casa locata parzialmente, spetta l’esenzione?

Con la sentenza 8236 del 2026 la Corte di Cassazione ha stabilito che affittare parzialmente la casa in cui si vive non fa venire meno il diritto all’esenzione Imu. La locazione di una porzione dell’abitazione, a patto che il proprietario continui ad avere residenza e dimora abituale nell’immobile, non fa perdere il diritto all’esenzione Imu perché la casa continua a essere abitazione principale, anche se in parte è affittata. La norma, quindi, sottolinea l’importanza che per il legislatore riveste la casa in cui il contribuente vive.

In tal senso le sentenze della corte di Cassazione sottolineano che l’esenzione Imu non può ridursi a una semplice questione burocratica, ma può variare da un contribuente all’altro. Da sottolineare che l’esenzione resta totale anche se il canone di locazione è alto, perché ciò che conta per i giudici è che il proprietario non abbia abbandonato l’immobile.

Le altre esenzioni previste dalla Corte

Oltre a quelle appena citate, sono riconosciute altre importanti esenzioni che si sono aggiunte a quelle inizialmente previste dalla normativa dell’Imu.

La più importante riguarda i coniugi con diversa residenza. La sentenza della Corte Costituzionale 209 del 2022 ha previsto che se due coniugi hanno residenza in due immobili diversi, sia in Comuni diversi che nello stesso Comune, l’esenzione per l’abitazione principale spetta a entrambi per i rispettivi immobili, a patto che l’abitazione sia la dimora abituale del possessore. A questa interpretazione si è allineata anche la Corte di Cassazione con diverse sentenze e ordinanze.

Anche per gli immobili occupati abusivamente spetta l’esenzione dal pagamento dell’Imu a patto che il proprietario abbia denunciato l’occupazione abusiva e non abbia la disponibilità del bene. La Corte di Cassazione ha esteso retroattivamente l’applicabilità della norma con la sentenza 18940 del 2025 attraverso la quale sancisce che i proprietari di immobili occupati abusivamente hanno diritto non solo all’esenzione dell’Imu, ma anche alla restituzione delle somme versate mentre il bene non era disponibile.

Sono esonerati dal pagamento dell’Imu anche gli immobili accatastati nella categoria F/2, ovvero i fabbricati collabenti. Con la sentenza 10122 del 2019 la Corte di Cassazione ha confermato che i fabbricati collabenti non generano rendita e pertanto non possono essere assoggettati a Imu.

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