Produttività ferma dal 1970. L’Italia ha pagato il welfare generoso con decenni di stagnazione?

Guido Gennaccari

22 Luglio 2026 - 09:15

Considerando che il problema per incrementare la produttività, quindi i salari e la crescita, è di natura finanziaria, è necessario spendere di più in investimenti.

Produttività ferma dal 1970. L’Italia ha pagato il welfare generoso con decenni di stagnazione?

Il problema della bassa produttività riguarda da vicino l’Italia, ma anche l’Europa nel confronto internazionale, quindi la questione è per noi ancor più grave.

Dagli anni ’70 la nostra produttività si è fermata, forse per l’effetto sostituzione relativo all’ingente spesa pubblica a sostegno delle politiche generose di welfare per porre fine ad un periodo buio di lotta sociale, oppure per le spinte inflazionistiche mai viste e quindi l’enorme spesa per interessi sul debito pubblico per lo stato? Anche la struttura economica, PMI/burocrazia/parastatalismo, hanno contribuito ad ingarbugliare la matassa.

Andamento della produttività Andamento della produttività .

“Le determinanti di questa divergenza sono molteplici e ben documentate: dimensione media d’impresa, intensità di capitale umano e tecnologico, qualità della specializzazione settoriale, allocazione delle risorse all’interno e fra imprese. Trasversalmente a queste determinanti, la letteratura empirica più recente (Syverson, 2011; Rodríguez-Pose, 2013; Ganau e Rodríguez-Pose, 2019)1 ha identificato il contesto in cui le imprese operano – istituzioni locali, infrastrutture, qualità della pubblica amministrazione – come moltiplicatore strutturale della performance produttiva”

(Rivista di Politica Economica – 2026).

La stagnazione generale ha avuto anche effetti sul lavoro con una stagnazione dei salari reali italiani, riflessa nella produttività lavorativa.
La questione è ovviamente congenita alla quantità, qualità e tipologia degli investimenti.

“La ricerca e sviluppo (R&S) costituisce una delle componenti centrali del capitale intangibile ed è disponibile in modo omogeneo anche per la Cina, per la quale si dispone di meno dati sugli intangibili. La Figura 3 mostra come gli Stati Uniti hanno mantenuto una posizione di leadership strutturale lungo l’intero periodo osservato, con una quota di R&S sul PIL stabilmente superiore rispetto a Cina, Unione europea e Italia. Tale leadership si rafforza nel periodo successivo al 2017, in parallelo all’espansione dei settori ICT, biotech e difesa, e riflette la netta predominanza della componente privata dell’investimento in ricerca”

(Rivista di Politica Economica – 2026).

La produttività del lavoro nel settore degli intangibili è maggiore negli USA, rispetto all’Europa, soprattutto in quei settori ad “alta intensità”.

La produttività del lavoro nel settore degli intangibili è maggiore negli USA, rispetto all'Europa La produttività del lavoro nel settore degli intangibili è maggiore negli USA, rispetto all’Europa .

La scelta di dove e come investire è fondamentale, come dimostra il confronto tra Italia e Spagna, dove quest’ultima ha preferito gli asset intangibili, mantenendo la crescita del pil strutturale nel tempo, mentre noi abbiamo ricorso a soluzioni più immediate ma non strutturali su asset tangibili (Superbonus 110%) con un rimbalzo iniziale eccezionale del pil e poi ritorno alla stagnazione. La questione non è solo di spesa, considerando che in R&S abbiamo un ritmo uguale a quello spagnolo, che ha raggiunto i nostri livelli. I due paesi rimangono comunque lontani da Francia e Germania.

Investimenti in ricerca e sviluppo Investimenti in ricerca e sviluppo .

Viviamo in periodo storico con record di aiuti di stato europei. Ma cosa rimarrà nella crescita strutturale del pil una volta spesi questi soldi?

Ammontare di aiuti di stato Ammontare di aiuti di stato .

Il costo dell’energia è alla base dello sviluppo tecnologico e della produttività. Quanto stress c’è nelle catene di approvvigionamento dell’area euro e da cosa deriva questo stress, alla luce dei fatti che riguardano Hormuz? Lo shock energetico non è solo un aumento dei prezzi dell’energia, le pressioni arrivano prima con i ritardi dei tempi di consegna, poi ci sono le manate consegne degli arretrati di lavoro, il problema infine arriva alle scorte ed ai costi di trasporto. Con la crisi di Hormuz lo shock energetico non è isolato, ma sta già propagandosi attraverso le catene globali di approvvigionamento.

L’Italia ha un problema di non autosufficienza energetica e importa molta inflazione dalla crescita delle componenti importate di gas e petrolio. Per questo si sta andando verso un processo di riconversione energetica che ha difficoltà differenti tra i vari paesi per motivi anche naturali, ma che non ci vede tra gli ultimi della classifica europea. Sull’energia elettrica da fonti rinnovabili siamo indietro ma non tra gli ultimi!

Considerando che il problema per incrementare la produttività, quindi i salari e la crescita, è di natura finanziaria, è necessario spendere di più in investimenti e meglio (ricerca e sviluppo in asset intangibili, ossia tecnologia), non si può prescindere dal menzionare la crisi demografica, delle poche nascite insieme all’invecchiamento della popolazione, dei lavoratori sempre minori di numero rispetto a chi non lavora ed è in pensione. L’AI potrebbe essere una soluzione per colmare questo gap? Potrebbe esserlo, oppure potrebbe rivelarsi un pericoloso boomerang, dipende da quale approccio si utilizza, quello costruttivo e collaborativo sembra l’unico possibile.