Processo contro OpenAI. Altman dovrà rispondere alle accuse di Musk in tribunale

P. F.

09/01/2026

Lo scontro legale tra Elon Musk e OpenAI entra nel vivo. Un giudice della California stabilisce che le accuse del CEO di Tesla sono sufficientemente fondate per essere valutate da una giuria.

Processo contro OpenAI. Altman dovrà rispondere alle accuse di Musk in tribunale

La battaglia legale tra Elon Musk e OpenAI entra nel vivo e approda ufficialmente in tribunale. Un giudice federale della California ha stabilito che esistono elementi sufficienti affinché una giuria valuti le accuse mosse dal fondatore di Tesla contro la società di intelligenza artificiale e il suo CEO, Sam Altman.

La decisione segna un’ulteriore escalation di una frattura ormai insanabile tra due figure chiave della Silicon Valley che, appena dieci anni fa, avevano cofondato insieme OpenAI. Ed è proprio l’azienda la vera mela della discordia per gli imprenditori rivali.

OpenAI nasce nel 2015 come organizzazione non profit, fondata da Musk, Altman e altri ricercatori con l’obiettivo dichiarato di sviluppare un’intelligenza artificiale “sicura e aperta”, in alternativa ai colossi tecnologici orientati al profitto. Secondo la versione del CEO di Tesla, la sua adesione al progetto - accompagnata da una donazione di circa 38 milioni di dollari - sarebbe stata motivata proprio da queste garanzie etiche e filantropiche.

Il rapporto si incrina però nel 2018, quando Musk lascia il consiglio di amministrazione dopo aver tentato, senza successo, di portare OpenAI sotto il controllo di Tesla. Da quel momento le strade dei due cofondatori si separano, ma lo scontro resta latente fino all’esplosione giudiziaria del 2024.

Le accuse di Musk ad Altman: promesse tradite e arricchimento personale

Nella causa depositata presso il tribunale distrettuale della California del Nord, Musk accusa OpenAI e i suoi vertici di averlo deliberatamente ingannato, allontanando l’organizzazione dalla missione non profit originaria per costruire una rete opaca di entità a scopo di lucro. Al centro delle contestazioni c’è la trasformazione progressiva della società e la partnership miliardaria con Microsoft, ritenuta la prova di una svolta irreversibile verso il profitto.

Secondo i legali di Musk, le rassicurazioni fornite negli anni sulla natura caritatevole di OpenAI sarebbero state “consapevolmente false”, mentre Altman e gli altri dirigenti avrebbero tratto benefici personali per miliardi di dollari. Un’accusa respinta con forza dall’azienda, che ha definito il ricorso “infondata persecuzione” e ha provato, con esito negativo, di far archiviare il caso.

Il ruolo di Microsoft sotto esame

Nel procedimento è coinvolta anche Microsoft, chiamata in causa per presunta complicità nella violazione dei doveri fiduciari di OpenAI. Il colosso fondato da Bill Gates, che detiene una partecipazione stimata in circa 135 miliardi di dollari nella divisione for-profit della startup, non ha commentato ufficialmente la vicenda.

La struttura societaria resta uno dei nodi centrali del contenzioso. Dopo aver annunciato nel 2024 la conversione in azienda a scopo di lucro, OpenAI ha fatto parzialmente marcia indietro sotto la pressione di ex dipendenti e figure politiche, ribadendo che il controllo sarebbe rimasto in mano alla fondazione non profit. La ricapitalizzazione completata nell’ottobre successivo ha formalizzato questo assetto ibrido, ora al vaglio della giustizia.

I documenti desecretati e il dietro le quinte della Silicon Valley

A rafforzare l’interesse mediatico sul caso è stata la recente pubblicazione di oltre 100 documenti giudiziari finora sigillati, tra cui email, messaggi privati e persino pagine di diario che offrono uno spaccato inedito delle tensioni interne a OpenAI. Tra questi emergono le riflessioni di Greg Brockman, cofondatore dell’azienda, che in appunti personali valutava la possibilità di “liberarsi di Elon” e interrogava se stesso sulle prospettive finanziarie e di potere legate al progetto.

Dalle carte emergono anche i rapporti diretti tra Musk e i vertici dell’industria tecnologica, dalle richieste a Jensen Huang di Nvidia per ottenere uno dei primi supercomputer, ai messaggi in cui il miliardario metteva in guardia Altman dal rischio di soccombere a Google senza un cambio di passo drastico.

Non mancano poi i retroscena sui rapporti con Microsoft e sul ruolo del CEO Satya Nadella, coinvolto sia come partner strategico sia come interlocutore diretto nei momenti più delicati, come la temporanea estromissione di Altman nel 2023.

Dalla rivalità ideologica alla concorrenza diretta

Sul fondo della disputa resta anche una competizione sempre più esplicita. Musk, da anni tra i più critici sui rischi esistenziali dell’intelligenza artificiale, ha fondato nel 2023 xAI, entrando in diretta concorrenza con OpenAI, Google e Anthropic. La sua nuova creatura, inizialmente nata come società benefit, ha poi abbandonato questo status nel 2025 con la fusione con il social network X.

Secondo i più critici, questa parabola indebolisce la narrazione di Musk come “paladino dell’AI etica”, anche perché xAI e X sono finiti sotto indagine in diversi Paesi, dall’Unione Europea all’India, per la diffusione di deepfake pornografici e immagini generate dall’IA riconducibili ad abusi su minori.

Il giudice ha ora aperto la strada al processo, che potrebbe iniziare già a marzo, salvo un accordo extragiudiziale. Per Musk si tratta di una battaglia di principio che, come ha dichiarato più volte, sarebbe legata al “destino della civiltà”.

Per OpenAI, invece, è una sfida cruciale per difendere la sua legittimità e il modello che ha trasformato una fondazione no profit in uno dei pilastri dell’economia globale dell’intelligenza artificiale. In tribunale non si confronteranno solo due ex alleati, ma due visioni opposte sul futuro della tecnologia più potente del nostro tempo.

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