Petrolio al ribasso tra COVID e Libia. Allarme domanda in declino

Nuovo tonfo del prezzo del petrolio, in balia di preoccupanti novità sull’avanzare dell’epidemia e sulla produzione di greggio in Libia.

Petrolio al ribasso tra COVID e Libia. Allarme domanda in declino

Prezzo del petrolio in diminuzione lunedì 26 ottobre, anche sotto i 40 dollari al barile.

Le perdite registrate dal greggio la scorsa settimana si stanno prolungando, soprattutto dinanzi alla corsa del virus in tutto il mondo, con impennate particolarmente preoccupanti in Europa e negli USA.

Anche la ripresa della produzione in Libia sta pesando sulle quotazioni. I future del WTI a scadenza dicembre restano sotto la soglia dei 40 dollari, con un calo anche di oltre il 2% in mattinata. Il prezzo Brent è in diminuzione di oltre l’1%.

Il prezzo del petrolio resta vulnerabile dinanzi all’incertezza dell’epidemia e a scenari fragili, specialmente nel breve-medio periodo, sulla ripresa della domanda energetica.

Prezzo del petrolio in calo, prospettive deboli

Il petrolio ha esteso il suo declino sulla scia di eventi poco rassicuranti quali il coronavirus in avanzata negli Stati Uniti e in Europa; le prospettive lontane su un piano di stimoli USA prima delle elezioni e la costante ripresa dell’offerta di greggio dalla Libia.

Segnali negativi, quindi, per le quotazioni di greggio che stanno registrando ribassi importanti. Al momento in cui si scrive, i future Brent cedono 73 centesimi (l’1,69%) a 41,34 dollari al barile.

I contratti USA (quotazione WTI) perde il 2,01% pari a 80 centesimi, a 39,05 dollari al barile.

La cornice nella quale si inserisce la domanda di greggio in questo momento è drammatica. Innanzitutto per la situazione epidemia, che appare di nuovo senza controllo.

Gli Stati Uniti hanno riportato il numero più alto di nuove infezioni da coronavirus negli ultimi due giorni fino a sabato, mentre in Francia i casi hanno raggiunto il record di oltre 50.000 in 24 ore domenica. L’Italia e la Spagna, intanto, hanno imposto nuove restrizioni per frenare il virus.

Dagli analisti del mercato del petrolio arrivano segnali di allarme. Eugen Weinberg, di Commerzbanck, ha insistito che la vera preoccupazione legata all’aumento dei casi è l’assenza di aspettative di domanda di greggio nel lungo periodo.

Stessa considerazione da Bjarne Schieldrop, chief commodities analyst di SEB AB:

“La debolezza della domanda è sicuramente la più grande preoccupazione e problema nel mercato in questo momento”.

I tempi si confermano molto duri per il settore energetico e per i prezzi del petrolio.

La Libia aumenta la produzione

Dal lato dell’offerta, la National Oil Corp (NOC) libica che la produzione di petrolio raggiungerà 1 milione di barili al giorno (bpd) in quattro settimane.

Nello specifico, la notizia riguarda la riapertura di due porti chiave, Es Sider e Ras Lanuf, annunciando un aumento di produzione dagli attuali 500.000 barili al giorno a 800.000 in due settimane e a 1 milione di barili al giorno al mese da oggi - molto più alto delle stime degli analisti.

Una novità importante per lo scenario nazionale libico. Il settore petrolifero del Paese rappresenta il 95% dei suoi guadagni dalle esportazioni e il 60% del suo PIL. Il segnale è quello di un lento ritorno alla normalità nella nazione dilaniata dalla guerra e ancora in preda a divisioni e lotte di potere.

La notizia, però, non giova al già provato mercato petrolifero, sotto pressione per la domanda di greggio in declino. E senza prospettive di ripresa.

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