Prezzo Petrolio: nuova variante Covid fa sprofondare Brent e WTI

Luca Fiore

21 Dicembre 2020 - 15:43

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È il prezzo del petrolio il grande osservato speciale nella giornata di oggi. Dopo le indicazioni relative la nuova variante del Covid, il timore è che la ripresa della domanda possa subire un nuovo ritardo.

Prezzo Petrolio: nuova variante Covid fa sprofondare Brent e WTI

Avvio di settimana all’insegna delle forti vendite per il prezzo del petrolio: il future con consegna marzo sul Brent perde il 4,1% a 50,1 dollari il barile mentre il greggio Usa, il WTI, consegnato a febbraio scende del 4,45% a 47,05 dollari.

Anche se secondo gli esperti la “variante inglese” del Covid-19 dovrebbe essere meno invasiva, la maggiore trasmissibilità ne amplifica la portata e sta spingendo gli operatori a rivalutare le stime sul ritorno della domanda a livelli normali, o comunque a livelli che possano essere considerati da “nuova normalità”.

A livello europeo, l’andamento del greggio si sta ripercuotendo sui titoli legati al comparto oil: BP perde oltre 7 punti percentuali, Total arretra del 4,5% e Royal Dutch Shell lascia sul campo il 6,85%.

Andamenti simili si registrano a Milano: Saipem scende del 5,51, Tenaris del 5,68 ed Eni del 5,31 per cento.

Prezzo Petrolio: nuova variante, nuove restrizioni

Nonostante il sostegno offerto dall’Opec+, che a partire da gennaio aumenterà la produzione di “solo” 500 mila barili giornalieri (inizialmente si parlava di +1,9 milioni ed in certi momenti si è temuto che l’accordo potesse saltare del tutto), il mercato rischia ancora di dover fronteggiare una domanda debole per gran parte del 2021.

Da ieri, numerosi Paesi hanno messo al bando gli arrivi dal Regno Unito per provare a contenere la diffusione del nuovo ceppo del virus. Secondo quanto riportato dalle autorità britanniche, la nuova variante presenta un tasso di diffusione del 70% maggiore rispetto alle precedenti versioni.

“La nuova variante del virus e le nuove restrizioni ai viaggi hanno fatto tornare l’ansia”, ha detto Norbert Rücker, n.1 per la ricerca in commodity di Julius Baer. "La strada verso la normalità presenta un certo numero di dossi e questo è l’ultimo della serie”.

Curva dei prezzi ha preannunciato correzione

Recentemente l’IEA (International Energy Agency), l’agenzia che rappresenta i Paesi consumatori di greggio, ha rimarcato che per un ritorno ad una parvenza di normalità ci vorranno, in qualunque caso, diversi mesi. Causa la ripresa delle infezioni e le conseguenti restrizioni, la domanda, ha rimarcato l’IEA, farà segnare una contrazione anche nel quarto trimestre.

Secondo Tamas Varga, analista di PVM Oil Associates, solo vaccinazioni di massa permetteranno “la formazione di un livello minimo per i prezzi”.

Il grafico dei prezzi del Brent è particolarmente interessante. In contango (prezzi crescenti sulle diverse scadenze) da febbraio, quando la domanda è debole e l’offerta è eccessiva i mercati tendono ad amplificare il contango, i prezzi si sono ritrovati in “backwardation” a partire da metà novembre.


Curva dei prezzi del Brent. Fonte: Bloomberg

Questa condizione, che avviene quando la curva “forward” è invertita, i prezzi del petrolio sulle scadenze vicine sono più alti di quelli delle scadenze lontane, è sintomatica del fatto che gli operatori ritengono che sul mercato ci sia una scarsità di offerta.

Dato che tutto si può dire, tranne che sul mercato energetico il problema sia rappresentato dalle forniture ridotte, la correzione cui stiamo assistendo è da considerarsi tendenzialmente fisiologica.

“Al momento –rilevato Warren Patterson di ING Groep- i prezzi del petrolio incorporano una buona dose di speculazione in scia delle prospettive più costruttive sul 2021” ma, continua l’esperto, se il virus inizia a mutare “immagino che alcuni di questi speculatori potrebbero diventare un po’ meno spavaldi”.

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