Pignoramento conto corrente 2026, limiti e importi aggiornati

Simone Micocci

3 Giugno 2026 - 18:00

Pignoramento del conto corrente, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione mette nel mirino i soldi degli italiani. Ecco quali sono i limiti aggiornati al 2026.

Pignoramento conto corrente 2026, limiti e importi aggiornati

Non solo lo stipendio o la pensione: anche le somme presenti sul conto corrente possono essere oggetto di pignoramento, con il rischio per il debitore di vedersi bloccare una parte delle proprie disponibilità bancarie, sia che si tratti dei risparmi accumulati nel tempo che di guadagni proventi da un’attività lavorativa.

Il conto corrente, infatti, rientra tra i beni che possono essere aggrediti dal creditore per recuperare quanto dovuto, ma questo non significa che la banca possa svuotarlo senza limiti. Anche in caso di pignoramento del conto corrente, infatti, la legge prevede precise tutele per il debitore.

Va poi fatta una distinzione importante tra il pignoramento del conto corrente avviato da un creditore privato e quello promosso dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, perché nel primo caso la procedura passa dal giudice dell’esecuzione, chiamato ad autorizzare l’assegnazione delle somme pignorate, mentre nel secondo l’Agente della riscossione può seguire una strada più rapida, notificando direttamente l’atto alla banca e ordinando il blocco delle somme fino a concorrenza del debito.

Proprio sul pignoramento del conto corrente da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione l’attenzione è tornata alta, anche alla luce delle nuove attività di recupero che puntano a rendere più efficace l’incrocio dei dati e l’individuazione delle somme aggredibili. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbero già partite le notifiche agli istituti di credito, con l’obiettivo di arrivare a circa 120 mila procedure entro la fine dell’anno.

Alla luce di questa nuova stretta, è importante sapere quando può scattare il pignoramento del conto corrente, quali somme possono essere bloccate, quali invece sono protette dalla legge e cosa può fare il contribuente per evitare il blocco o per sbloccare il conto dopo la notifica dell’atto. Informazioni che approfondiremo in questa guida.

Come funziona il pignoramento del conto corrente tra privati

Partiamo dal caso meno legato all’attualità, ossia il pignoramento del conto corrente per debiti tra privati. È il caso, ad esempio, di un creditore che non riesce a ottenere il pagamento di una somma dovuta e decide quindi di avviare una procedura esecutiva.

In questa ipotesi si parla di pignoramento presso terzi, perché le somme da aggredire non sono materialmente nelle mani del debitore, ma si trovano presso un altro soggetto, la banca in questo caso.

Va detto che il creditore privato non può rivolgersi direttamente alla banca per farsi pagare, in quanto prima deve essere in possesso di un titolo esecutivo, come una sentenza o un decreto ingiuntivo, per poi notificare al debitore l’atto di precetto con cui gli chiede di pagare entro il termine previsto dalla legge.

Se il debitore continua a non pagare, allora può partire il pignoramento del conto corrente, con la notifica dell’atto sia al debitore sia alla banca.

Da quel momento l’istituto di credito blocca le somme presenti sul conto fino all’importo indicato nell’atto, ma il trasferimento al creditore non è immediato. Nel pignoramento del conto corrente tra privati, infatti, dopo il blocco disposto dalla banca serve comunque il passaggio davanti al giudice dell’esecuzione, che verifica la correttezza della procedura e decide se assegnare al creditore le somme pignorate.

Come funziona il pignoramento del conto corrente da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione

Come anticipato, può essere invece più veloce il pignoramento del conto corrente da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, perché in questo caso non serve il passaggio preventivo davanti al giudice.

Infatti, quando il contribuente non paga una cartella esattoriale, o comunque qualsiasi altro debito affidato alla riscossione entro i termini previsti, l’Agenzia può notificare direttamente alla banca l’atto di pignoramento presso terzi, senza dover attendere prima una decisione del giudice.

I limiti del pignoramento del conto corrente

Indipendentemente dal fatto che si tratti di un pignoramento del conto corrente autorizzato dal giudice o di una procedura avviata direttamente dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, ci sono comunque dei limiti da rispettare. Il conto, infatti, può essere bloccato solo entro l’importo indicato nell’atto, con l’aggiunta che alcune somme godono di una protezione particolare, soprattutto quando derivano da stipendio o pensione.

Nel dettaglio, per il 2026 bisogna considerare questi limiti:

  • somme già presenti sul conto prima del pignoramento: se derivano da stipendio, pensione o trattamenti assimilati, non possono essere toccate fino al triplo del valore dell’assegno sociale. Nel 2026, considerando un assegno sociale pari a 546,24 euro, la soglia protetta è di 1.638,72 euro (può quindi essere pignorata solo la parte che supera questo importo);
  • stipendio accreditato dopo il pignoramento: in linea generale può essere pignorato nei limiti di 1/5 del netto. Ad esempio, su uno stipendio netto di 2.000 euro possono essere pignorati al massimo 400 euro netti al mese;
  • pensione accreditata dopo il pignoramento: prima di calcolare la quota pignorabile bisogna lasciare al pensionato il cosiddetto minimo vitale, pari nel 2026 ad almeno 1.092,48 euro mensili, ossia due volte l’assegno sociale.

Nel caso di pignoramento da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, però, ci sono dei limiti differenti, tanto per gli stipendi quanto per le pensioni. Nel dettaglio, è pignorabile 1/10 se l’importo mensile non supera 2.500 euro, 1/7 se l’importo è compreso tra 2.500 e 5.000 euro e 1/5 se supera 5.000 euro.

Cosa si può fare con un conto corrente pignorato

A questo punto è bene rispondere ad alcune domande comuni tra coloro che hanno subito il pignoramento del conto corrente, come pure tra chi potrebbe esserne interessato nelle prossime settimane a seguito delle nuove attività di recupero avviate dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Ad esempio, cosa si può fare con il conto corrente pignorato? Ebbene, prelievi, bonifici e qualsiasi altro pagamento restano possibili solo sulla parte non vincolata dalla banca. Pertanto, se invece le somme disponibili sono state interamente bloccate perché rientrano nell’importo richiesto dal creditore, allora il correntista non può utilizzarle fino allo sblocco o alla chiusura della procedura.

Gli accrediti successivi possono continuare ad arrivare sul conto, ma non sempre restano nella piena disponibilità del debitore poiché se il pignoramento non è stato ancora soddisfatto la banca può trattenere anche le somme che arrivano dopo la notifica dell’atto, sempre rispettando i limiti previsti dalla normativa.

Attenzione, poi, all’idea di svuotare il conto quando si sa che il pignoramento sta per arrivare: non è una soluzione sicura, perché il creditore potrebbe comunque aggredire eventuali accrediti successivi o altri rapporti bancari intestati al debitore. Inoltre, se lo spostamento delle somme serve solo a sottrarre denaro ai creditori, possono esserci conseguenze sul piano legale.

Come sbloccare il pignoramento del conto corrente?

Ovviamente, per sbloccare il pignoramento del conto corrente bisogna intervenire sulla causa che ha portato al blocco, quindi sul debito indicato nell’atto notificato alla banca. Di conseguenza, la soluzione più immediata è il pagamento integrale delle somme richieste, così da chiudere la procedura e ottenere lo svincolo del conto.

Quando non è possibile pagare tutto in un’unica soluzione, si può valutare la rateizzazione del debito. Nel caso dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, la richiesta di un piano di rientro può consentire la sospensione degli effetti del pignoramento già dopo il pagamento della prima rata, con la conseguente comunicazione alla banca per lo sblocco delle somme non più vincolate.

Prima di procedere, però, è sempre opportuno farsi consegnare dalla banca una copia dell’atto di pignoramento, così da verificare se ci sono pagamenti già effettuati, sgravi, sospensioni, errori di importo, prescrizione o somme protette che non avrebbero dovuto essere pignorate. In questi casi il contribuente può chiedere la sospensione della riscossione o valutare un ricorso nelle sedi competenti.

Attenzione, la tempestività è fondamentale, perché più si attende e più diventa difficile evitare che le somme vincolate vengano trasferite al creditore o all’Agenzia delle Entrate-Riscossione.