Il pignoramento del conto scade dopo 60 giorni. Scopri l’ordinanza della Cassazione che tutela il contribuente e quando i versamenti tardivi vanno rimborsati.
Il pignoramento presso terzi ha una durata prestabilita. La sua efficacia, infatti, non dura fino alla completa estinzione del debito, ma solo per 60 giorni e a confermarlo sono anche diverse ordinanze della Corte di Cassazione.
Le sentenze 30124 e 28520, entrambe del 2025, della Corte di Cassazione sostengono che il pignoramento presso terzi ha una durata di 60 giorni.
Il funzionamento del pignoramento presso terzi
L’articolo 72 bis del Dpr 602 del 1973 prevede che l’agente di riscossione possa attivare il pignoramento presso terzi notificando al terzo (che può essere la banca, il cliente del debitore o il locatario, per esempio) l’ordine di versare le somme che deve al contribuente debitore direttamente nelle casse dell’Erario.
Grazie al pignoramento presso terzi non c’è bisogno, come accade nel pignoramento ordinario, di ottenere l’autorizzazione del giudice, basta solo la notifica al terzo e questo semplifica molto la riscossione. Questa tipologia di pignoramento ha efficacia sui conti correnti, sui canoni di locazione, sui corrispettivi e sugli onorari.
Ma sempre l’articolo 72 bis già citato dispone che se il terzo ignora l’ordine del Fisco e non versa i soldi entro 60 giorni, l’Agenzia delle Entrate per averli sarà obbligata a fare causa al terzo davanti a un giudice ordinario, seguendo le vie più lunghe previste dal codice di procedura civile, per costringerlo a dichiarare cosa deve al debitore.
Per la Cassazione questo passaggio significa che dopo 60 giorni il pignoramento cessa di essere efficace con conseguenze pratiche precise: solo le somme che l’AdER acquisisce nei primi 60 giorni sono valide perché coperte dal pignoramento. Le somme che il terzo eventualmente versa dopo che sono trascorsi 60 giorni, invece, devono essere restituite al debitore perché passato quell’arco temporale non ci sono più titoli che giustifichino il prelevamento.
Per fare in modo che l’efficacia del pignoramento presso terzi sia più lunga di 60 giorni è necessaria l’autorizzazione del giudice.
Cosa accade al terzo che non paga?
La sentenza della Corte di Cassazione prende in esame anche quelle che sono le conseguenze per il terzo che non risponde all’ordine dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Non sono previste sanzioni per il terzo inadempiente e, quindi, l’efficacia del pignoramento presso terzi dipende dalla collaborazione del terzo entro 60 giorni. Il discorso cambia quando il terzo è un’amministrazione pubblica, perché in questo caso l’ente può incorrere in responsabilità visto che il rispetto dell’obbligo è più pesante rispetto a quello che grava sul privato.
Cosa succede al pignoramento?
Il Fisco, quindi, ha una scadenza tassativa per recuperare le somme che è di 60 giorni. Se la scadenza non viene rispettata la procedura d’urgenza perde efficacia e le regole cambiano. I soldi che arrivano dopo i 60 giorni rappresentano un versamento illegittimo e il contribuente, anche se moroso, ha diritto al rimborso pretendendo che l’AdER restituisca tutti gli importi prelevati dal terzo dopo il sessantesimo giorno.
Una volta decaduta l’efficacia del pignoramento presso terzi il Fisco deve cambiare strategia per recuperare i crediti e sarà costretto ad avviare una causa ordinaria per fare in modo che il terzo dichiari ufficialmente quanti soldi possiede il debitore (a quanto ammontano le fatture da riscuotere o quanti soldi ci sono sul conto corrente, per esempio).