Svuotare il conto corrente prima del pignoramento è reato? Scopri quando prelievi e bonifici superano la soglia penale dei 50.000€ e cosa rileva il Fisco.
Se quando si riceve una cartella esattoriale si corre a svuotare il conto corrente si rischia di commettere un reato penale. Anche se vedersi recapitare una cartella esattoriale desta sempre una certa preoccupazione, pensare di mettere al sicuro i propri risparmi dalle pretese del Fisco potrebbe non essere la soluzione migliore.
Il primo pensiero che balena nella mente di ognuno, infatti, è la paura di vedere il proprio conto corrente pignorato e di avere, di conseguenza, i soldi bloccati. Effettuare prelievi e bonifici per svuotare il conto prima che scatti il pignoramento, però, potrebbe essere una scelta rischiosa.
Quando, per sottrarre beni al Fisco, si movimenta denaro l’operazione, oltre a non permettere di saldare il debito, espone al rischio di commettere un reato penale. Vediamo quali sono le regole che delimitano il perimetro della legittima gestione del patrimonio per non sfociare nel reato.
Cartella di pagamento e conto corrente
Quando non si paga una cartella esattoriale entro i termini previsti, il Fisco può procedere con azioni di riscossione coattiva, come ad esempio il pignoramento del conto corrente. La normativa italiana, infatti, permette all’Agenzia delle Entrate di effettuare un pignoramento presso terzi che consente al Fisco di bloccare le somme presenti sul conto corrente per utilizzarle per coprire il debito. Per farlo non è necessario ottenere l’autorizzazione giudiziaria.
Prelevare contanti non è vietato
L’articolo 2740 del codice civile prevede che un soggetto che ha contratto un debito debba utilizzare tutti i propri beni, presenti e futuri, per saldarlo. Al tempo stesso, però, l’articolo non vieta di utilizzare i propri soldi per fare prelievi e bonifici in attesa che sia notificato il pignoramento, ma è necessario che le operazioni effettuate sul conto rispondano alle esigenze di vita, come ad esempio fare la spesa, pagare un fornitore o pagare le utenze.
Se le operazioni bancarie vengono effettuate, invece, per rendere il proprio patrimonio invisibile al Fisco il discorso cambia. Fare un bonifico ingente a un parente per trasferirgli gran parte dei propri averi senza una motivazione economica, fare prelievi massicci dal conto per nascondere il denaro contante o convertire i soldi in assegni circolari intestati a se stessi e lasciati non incassati vengono visti come anomalie dal Fisco.
Quando scatta il reato penale?
A definire la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (che è un reato penale) è l’articolo 11 del Dlgs 74/2000: il reato si configura quando un contribuente, con atti simulati, cerca di rendere il proprio patrimonio nullo per rendere impossibile la riscossione coattiva di IVA o imposte sui redditi (incluse sanzioni e interessi).
Per quel che riguarda le conseguenze legali di un simile comportamento, variano in base alle soglie economiche previste:
- se l’importo è inferiore a 50.000 euro l’illecito è civile, non ci saranno risvolti penali per il contribuente, ma il denaro sarà pignorato lo stesso;
- se l’importo è sopra i 50.000 euro scatta anche il reato penale;
- se l’importo supera i 200.000 euro, la condotta prevede l’aggravante ed è prevista la reclusione da 1 a 6 anni.
Non è il prelievo a essere punito
Con la sentenza 14217 del 2020 la Corte di Cassazione ha precisato che a essere punito non è il prelievo, ma l’intento fraudolento che si mette in atto per far credere al Fisco che il patrimonio sia nullo (mentre in realtà è stato messo al sicuro).
In ogni caso la normativa prevede delle tutele specifiche anche per i debitori e i loro patrimoni. Non tutte le somme possono essere aggredite dal Fisco e al contribuente deve essere lasciato il minimo necessario a garantire la sopravvivenza per lui e la sua famiglia.
Le somme intoccabili nel 2026 sono:
- se sono già depositate sul conto corrente prima della notifica di pignoramento sono protette fino a un limite di 1.638,72 euro (tre volte l’assegno sociale), ma il Fisco può pignorare tutto l’importo eccedente;
- la pensione del contribuente debitore può essere pignorata solo per l’importo che eccede i 1.092,48 euro (due volte l’assegno sociale) e le somme eccedenti possono essere pignorate solo nella misura di un quinto.