A Piazza Affari il Ftse Mib è reduce dal massimo in 26 anni. Perché l’azionario italiano raccoglie tanti consensi? E qual è il ruolo giocato dai BTP? L’intervista di Money.it.
A dispetto della guerra USA-Iran, l’indice Ftse Mib, reduce dal record della storia testato martedì 2 giugno, continua a mostrare una solidità di tutto rispetto, viaggiando ormai oltre la soglia psicologica di 50.000 punti, reduce da un rialzo pari a quasi +12% dall’inizio dell’anno.
Lo scorso 2 giugno, il Ftse Mib ha fatto la storia, chiudendo a quota 50.578,54 punti il 2 giugno 2026 e superando così il precedente massimo storico, che risaliva al 6 marzo del 2000, in piena fase di bolla dot-com, quando il listino si attestò a un valore poco superiore a 50.100 punti. L’indice continua a viaggiare ai valori massimi in 26 anni, oggi sostenuto dai forti acquisti che interessano le banche, dopo che le mosse di Intesa SanPaolo e Banco BPM su MPS hanno riacceso il risiko bancario.
A sostenere il listino benchmark della borsa di Milano dall’inizio del 2026 alcune Big del calibro di STMicroelectronics (+190% dall’inizio del 2026, +153% su base annua); Prysmian, salita del 69% dall’inizio dell’anno e di quasi il 152% su base annua; ENI (+46% YTD, +77% a/a), Saipem +84,4% YTD, +87,8% a/a), Telecom Italia (+43% YTD, +90,7% a/a), Tenaris. A livello settoriale, i buy sul Ftse Mib si sono concentrati soprattutto sul campione di Borsa STM, fornitore di chip per le BIG Tech USA del calibro di Tesla e di Apple, tra i titoli protagonisti dell’euforia per l’AI. [...]
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