Il piano Brexit passerà in Parlamento? I nemici di Johnson

Violetta Silvestri

17 Ottobre 2019 - 20:03

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Il piano Brexit passerà in Parlamento? L’accordo di Johnson approvato dall’UE deve affrontare la difficile votazione alla Camera dei Comuni. L’esito non è scontato, considerando che ci sono diversi nemici di Johnson e voti ancora incogniti.

Il piano Brexit passerà in Parlamento? È questa la vera sfida dell’accordo appena raggiunto. Dopo aver ottenuto il via libera da Bruxelles, infatti, il Premier Boris Johnson potrebbe essere ostacolato dai suoi nemici interni.

La votazione alla Camera dei Comuni non è affatto scontata e presenta diverse insidie sul futuro dell’uscita dall’UE del Regno Unito.

Cosa succederà? Senza il supporto del DUP (The Democratic Unionist Party - Partito Democratico degli Unionisti) la battaglia parlamentare si preannuncia già difficile.

Serpeggiano, infatti, nervosismi diversi sull’accordo che coinvolgono euroscettici, espulsi ex Tories e i laburisti. L’esito della votazione, quindi, resta incerto.

Il primo ministro ha circa 259 voti a suo sostegno ma ne ha bisogno di altri 60 per ottenere l’appoggio al piano Brexit. L’accordo passerà? Chi sono i maggiori nemici di Boris Johnson?

Le opposizioni al piano Brexit: la posizione dei laburisti

Il leader laburista Jeremy Corbyn ha affermato che sembra che quello negoziato da Johnson appare un accordo «anche peggiore» rispetto al piano del predecessore Theresa May.

«Questo accordo non riunirà il Paese e dovrebbe essere respinto. Il modo migliore per mettere in ordine la Brexit è quello di dare alla gente l’ultima parola in un voto pubblico».

Corbyn ha affermato che il piano Brexit parte in salita visto che manca proprio dell’appoggio degli alleati stessi del Premier. Lo scetticismo sull’accordo, quindi, è palese tra i laburisti. Come si comporteranno alla Camera dei Comuni?

Il leader Corbyn ci tiene a precisare che non ci sarà la sfiducia al governo conservatore, poiché il Parlamento sarà concentrato sui punti della Brexit appena accordata.

L’opposizione laburista al piano di uscita targato Johnson appare chiara e scontata.

Il piano Brexit passerà in Parlamento? Ecco tutte le incognite

Sono diversi i parlamentari del Regno Unito a non essersi ancora palesati sul sostegno o meno all’accordo Brexit.

Innanzitutto c’è il gruppo dei “hardline Brexiters”, i sostenitori di una Brexit dura che fanno riferimento all’European Research Group. Questi si stanno riservando il giudizio fino a quando non avranno esaminato completamente il testo legale dell’accordo. Per molti di loro, però, sarebbe difficile sostenere il piano concordato con l’UE senza l’appoggio del DUP.

Gli ex Tories contrari all’opzione no-deal ed espulsi dal partito, non sono compatti nel sostenere l’accordo. Tre di loro hanno già dichiarato di votare contro e di appoggiare l’idea di un nuovo referendum.

Tra i laburisti, ci sarebbero 19 parlamentari possibilisti sulla votazione favorevole. La loro disponibilità ad appoggiare la Brexit di Johnson, come hanno indicato all’UE, è però condizionata dalla previsione nel trattato di sufficienti garanzie sulla protezione dei diritti dei lavoratori, sull’ambiente e sul ruolo del Parlamento nelle future relazioni.

Resta ancora dubbia la posizione dei 4 indipendenti, che precedentemente hanno votato a favore del piano May.

Da considerare, infine, gli astenuti e gli assenti. In una condizione parlamentare così poco chiara e tirata per la Brexit di Johnson, questi potrebbero fare la differenza.

Il piano Brexit e la prova del Parlamento: possibili scenari

Il piano Brexit supererà la prova Parlamento prevista sabato prossimo?

Il Primo ministro Johnson potrebbe aver calcolato che dovrà affrontare le conseguenze di andare avanti senza il DUP, suo principale alleato. Ma se l’accordo cade in Parlamento, il premier dovrà chiedere all’UE una proroga.

Se l’UE rifiuta, i parlamentari affronteranno il bivio tra accettare l’accordo di Johnson o procedere senza alcun piano Brexit. Se decidessero di concedere più tempo al Regno Unito, invece, è probabile che Johnson debba affrontare un voto di fiducia.

Nonostante l’accordo, quindi, tutto appare ancora possibile.

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