Perché la recessione da Covid allarma le banche centrali

Una recessione anomala quella causata dalla pandemia. Perché le banche centrali sono in allarme sugli effetti economici del Covid-19?

Perché la recessione da Covid allarma le banche centrali

Una recessione non uguale alle altre si sta abbattendo su Europa, Stati Uniti e in generale sul mondo colpito dalla pandemia.

Che l’impatto economico del coronavirus fosse di eccezionale portata è stato ormai sperimentato dagli Stati, alle prese ancora oggi con previsioni piuttosto incerte e pessimistiche

Proprio le banche centrali, BCE e Fed in primis, stanno evidenziando quanto la recessione da Covid-19 abbia caratteristiche proprie che non favoriscono un rilancio nel breve termine. Cosa aspettarsi?

La recessione Covid è diversa dalle altre: i motivi

Lo ha spiegato Christine Lagarde e ora lo ha ribadito anche Isabel Schnabel, membro del consiglio direttivo della BCE: la recessione esplosa a causa della pandemia non è come le altre. E questa differenza inquieta ancora di più i banchieri centrali.

Il punto cruciale è il seguente: l’attuale crisi dipende dal settore dei servizi, che si è quasi arrestato da quando le restrizioni sociali sono state introdotte in tutto il mondo all’inizio di quest’anno.

Nonostante qualche sollievo nei mesi estivi, quando i Governi europei hanno allentato i blocchi, molti ristoranti, bar, caffè, alcuni hotel e la maggior parte dei punti vendita hanno dovuto chiudere ancora una volta oggi dinanzi alla seconda ondata.

Il settore è ancora lontano dalla ripresa, indebolito anche da una domanda nei consumi del comparto molto meno resiliente e fortemente appesantita dalla sfiducia generale dei cittadini. Turismo e ristorazione, per esempio, non vedranno grandi recuperi se non con curve di contagio molto più basse. Addirittura con il vaccino, per quale bisogna attendere.

Schnabel ha espresso tutto il pessimismo legato a questa recessione, parlando a CNBC:

“Questa recessione dei servizi potrebbe essere molto diversa da una normale recessione. E quindi una domanda è: quanto tempo richiederà il recupero? Un altro sarà: quali sono gli effetti sull’occupazione?”

I suoi commenti sono arrivati ​​quando il presidente della BCE Christine Lagarde ha sottolineato “che un gran numero di persone che hanno perso il lavoro in primavera ha lasciato la forza lavoro e ha smesso di cercare un’occupazione, con 3,2 milioni di lavoratori classificati come ’scoraggiati’”

Un impatto importante, quindi, sul mondo del lavoro, che solo in parte è stato mitigato dagli interventi dei Governi con ammortizzatori sociali vari.

Una crisi con donne e giovani nel mirino

A rendere tale scenario di recessione più inquietante è anche un altro aspetto:
la BCE ha evidenziato come la crisi del coronavirus stia colpendo diverse parti della popolazione.

Schnabel ha precisato che un dato cruciale è che ci sono categorie sociali in ogni nazione più in difficoltà di altre.

I numeri della crisi dicono che i giovani e le donne sono due dei gruppi più colpiti. I giovani lavoratori tendono ad avere contratti temporanei, il che rende più facili licenziarli, ad esempio; e molte donne lavorano in settori sensibili proprio ai contatti sociali ora vietati.

Anche Jerome Powell, della Fed, ha lanciato questo allarme, dicendosi molto preoccupato “per le donne, i bambini e gli imprenditori che devono affrontare le conseguenze a lungo termine della pandemia”.

Non solo, il n.1 della Federal Reserve ha parlato di un’altra importante novità:

“Ci stiamo riprendendo, ma verso un’economia diversa e sarà un’economia maggiormente sfruttata dalla tecnologia, e temo che renderà le cose ancora più difficili di quanto non fosse per molti lavoratori

Chi oggi riceve paghe irrisorie, le minoranze negli Stati Uniti, i tanti che perderanno il lavoro avranno una strada più difficile per tornare a lavorare nell’era post-pandemia. Con questo scenario Powell ha suonato l’allarme delle disuguaglianze in crescita con la recessione da Covid: i Governi dovranno avere piani di sostegno davvero efficaci.

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