Perché nella manovra c’è già un buco da 5 miliardi

Il governo giallorosso è già alle prese con un buco nella sua legge di Bilancio: senza una rimodulazione dell’Iva, vengono meno 5 dei 7 miliardi di entrate previste dalla lotta all’evasione fiscale che adesso devono essere trovati.

Perché nella manovra c'è già un buco da 5 miliardi

Il Consiglio dei Ministri ha inviato a Bruxelles la nota di aggiornamento al Def ma tra i conti del governo giallorosso ci sarebbe già un buco da 5 miliardi, che deve essere al più presto coperto per non incorrere in una possibile bocciatura da parte dell’Europa.

Nella nota l’esecutivo tra le voci in entrata ha inserito la previsione di incassare la bellezza di 7 miliardi dalla lotta all’evasione fiscale, una stima che sembrerebbe non convincere Palazzo Berlaymont nonostante i buoni uffici che potrebbe far pesare Paolo Gentiloni, da novembre commissario all’Economia.

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La questione riguarda la decisione del governo di sterilizzare in toto le clausole di salvaguardia pendenti, accantonando così l’ipotesi di una rimodulazione di alcune aliquote Iva che erano state già conteggiate per un valore complessivo di 5 miliardi nelle previsioni di incassi dalla lotta all’evasione.

Dei 7 miliardi di extra gettito dal fisco messi nero su bianco al momento ci sarebbero provvedimenti per il recupero solo di 2 miliardi, con il governo che a breve dovrà individuare come trovare i 5 miliardi al momento senza coperture: con ogni probabilità ci sarà una maggiore stretta sulle tax expenditures, che potrebbero colpire anche gli sgravi riservati al diesel.

Il buco da 5 miliardi nella manovra

Questa volta il buco nella nota di aggiornamento al Def c’è ed è un dato di fatto. Tutto nasce da una previsione iniziale di Palazzo Tesoro, che indicava in 7 miliardi le maggiori entrate fiscali derivanti dalla lotta all’evasione, includendo nel conto però anche i 5 miliardi della rimodulazione dell’Iva.

Adesso che è stato deciso, al momento, di evitare ogni possibile aumento dell’Iva, a Bruxelles è stata spedita ugualmente una nota indicante sempre in 7 miliardi gli incassi extra dal fisco nonostante non ci siano più coperture certe per 5 miliardi.

La questione è tutta politica. Parte del PD era favorevole a rivedere le aliquote Iva, alzando quelle di beni considerati di lusso come il tartufo e abbassando al tempo stesso quelle di alcuni prodotti ora al 22%, vedi pannolini e assorbenti.

Una ipotesi questa che ha trovato però un muro nella maggioranza, con il Movimento 5 Stelle e Italia Viva che non vogliono sentire parlare di anche parziali aumenti dell’Iva per non fornire un assist a Matteo Salvini visto il clima da campagna elettorale permanente.

Il governo alla fine ha deciso di sterilizzare totalmente le clausole di salvaguardia, ma adesso vanno trovati i 5 miliardi mancanti altrimenti l’Europa potrebbe anche decidere di bocciare la nostra manovra come avvenuto inizialmente anche lo scorso anno.

L’idea dei giallorossi è quindi quella di una robusta sforbiciata alle detrazioni fiscali, con la possibile cancellazione delle agevolazioni riservate al diesel e l’ipotesi di ridurre la platea dei possibili beneficiari di Quota 100.

Il tempo però stringe e le scelte dovranno essere fatte entro il 15 ottobre, data questa dove il governo invierà all’Europa il proprio Documento Programmatico di Bilancio dove saranno inserite tutte le linee guida della legge di Bilancio 2020.

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