Negli ultimi mesi, la Federal Reserve si è trovata ad affrontare una situazione economica ben più complessa di quanto previsto inizialmente.
In particolare, la Fed ha dovuto rivedere la propria visione riguardo al mercato del lavoro e all’inflazione, a causa di una serie di fattori imprevedibili. Tra questi, uno dei più rilevanti è l’impatto dell’immigrazione sul mercato del lavoro e, più in generale, sull’economia statunitense.
A settembre, la Fed sembrava avere una direzione chiara. Dopo un robusto taglio dei tassi di interesse di mezzo punto percentuale, i vertici della banca centrale americana si erano mostrati fiduciosi nel contenimento dell’inflazione e nella possibilità di un raffreddamento del mercato del lavoro, che da tempo mostrava segni di surriscaldamento.
Tuttavia, i dati successivi hanno cambiato radicalmente questo scenario. Un sorprendente aumento dell’occupazione, una riduzione inattesa del tasso di disoccupazione e una persistenza dei prezzi al consumo hanno spinto la Fed a frenare il proprio entusiasmo. Questo ha portato a un ritorno a una politica di “attesa e valutazione”, in cui le decisioni sono prese in base all’analisi continua di una moltitudine di indicatori economici.
Le minute del meeting di settembre hanno evidenziato una crescente incertezza all’interno della Fed. Molti membri hanno sottolineato le difficoltà nell’interpretare i cambiamenti del mercato del lavoro, con l’immigrazione che è emersa come una delle variabili chiave che stanno complicando le previsioni economiche.
Un importante fattore di confusione per la Fed è rappresentato dalla massiccia revisione dei numeri dell’immigrazione post-pandemia. Inizialmente, la previsione del Congresso americano stimava che nel 2022 sarebbero arrivati circa 1 milione di immigrati netti. Tuttavia, la realtà è stata molto diversa: ben 3,3 milioni di nuovi immigrati si sono stabiliti negli Stati Uniti, un numero tre volte superiore alle previsioni. Questa ondata migratoria ha influito in modo significativo sul mercato del lavoro, contribuendo ad alleviare la carenza di manodopera e, in parte, a contenere la crescita salariale e l’inflazione.
Questo afflusso ha anche costretto gli economisti a rivedere le loro stime sul futuro andamento del mercato del lavoro. Secondo le previsioni aggiornate del Congressional Budget Office (CBO), l’immigrazione potrebbe aumentare la forza lavoro americana di 5,2 milioni di persone nei prossimi dieci anni, con un impatto positivo sul PIL di circa 7 trilioni di dollari e un incremento delle entrate fiscali di circa 1 trilione di dollari.
Grazie a questo contributo, alcuni economisti hanno iniziato a ipotizzare che il mercato del lavoro potrebbe continuare a crescere a un ritmo più sostenuto senza generare nuova inflazione. Questo ha portato molti a stimare che la crescita mensile sostenibile delle buste paga potrebbe arrivare fino a 200.000 unità fino alla fine del 2024.
Tuttavia, il quadro si è ulteriormente complicato a giugno, quando l’amministrazione Biden ha introdotto importanti cambiamenti nella politica migratoria. Da un lato, è stato annunciato un divieto di asilo per ridurre gli attraversamenti illegali al confine tra Stati Uniti e Messico; dall’altro, sono state adottate misure per regolarizzare i residenti di lunga data sposati con cittadini americani.
Questi cambiamenti hanno ridotto notevolmente il flusso di immigrati. Gli economisti di Barclays stimano che l’immigrazione “umanitaria”, che comprende coloro che necessitano protezione ma non sono rifugiati, si sia stabilizzata intorno ai 100.000 nuovi arrivi mensili, rispetto ai circa 300.000 dell’anno precedente. Di conseguenza, si prevede che questo contribuisca solo con circa 63.000 nuovi lavoratori al mese alla forza lavoro, un numero significativamente inferiore rispetto ai 18 mesi precedenti.
A rendere la situazione ancora più incerta, vi sono i ritardi nell’elaborazione dei permessi di lavoro, il che significa che coloro che sono arrivati prima dei cambiamenti politici di giugno potrebbero continuare a rafforzare il mercato del lavoro fino alla fine del 2024.
Le sfide legate all’immigrazione e al mercato del lavoro non si esauriscono qui. I dati sull’occupazione potrebbero essere distorti nei prossimi mesi da fattori contingenti, come i recenti scioperi e gli uragani devastanti che hanno colpito diverse aree del Paese. Inoltre, il prossimo ciclo elettorale potrebbe segnare un punto di svolta per le politiche migratorie americane.
L’ex presidente Donald Trump, attualmente in corsa per le elezioni, ha proposto misure estremamente restrittive sull’immigrazione, promettendo di limitare fortemente gli ingressi e di avviare la più grande campagna di deportazione nella storia del Paese. Questa posizione, nettamente opposta a quella dell’attuale amministrazione, potrebbe portare a cambiamenti radicali nelle dinamiche del mercato del lavoro e, di conseguenza, influenzare l’andamento dell’economia.
In un contesto così complesso e mutevole, non sorprende che la Fed stia trovando difficoltà nel prevedere con certezza il percorso economico futuro. L’immigrazione, pur rappresentando una risorsa cruciale per la crescita economica, resta uno dei fattori più difficili da decifrare per i responsabili della politica monetaria.