Perché l’”America First” sui mercati non tira più?

Redazione Money Premium

2 Marzo 2025 - 06:53

Gli investitori globali ribilanciano i portafogli, attratti dalle opportunità in Europa e Asia, mentre le valutazioni gonfiate e l’incertezza politica negli Stati Uniti alimentano il ripensamento.

Perché l’”America First” sui mercati non tira più?

Per anni, i mercati finanziari statunitensi sono stati il rifugio privilegiato per gli investitori globali, attratti da rendimenti eccezionali e dalla stabilità dell’economia a stelle e strisce.

Tuttavia, un decennio di sovraperformance potrebbe essere giunto al termine, proprio mentre il programma «America First» di Donald Trump torna a dominare la scena politica a Washington.

Negli ultimi anni, trilioni di dollari si sono riversati sui mercati statunitensi. Tuttavia, con valutazioni sempre più elevate e il ritorno di Trump, alcuni investitori iniziano a ritirare i capitali. A poco più di un mese dall’insediamento della nuova amministrazione, si assiste a un’inversione di tendenza che potrebbe segnare l’inizio di una redistribuzione globale del capitale.

Diversi fattori concorrono a spiegare questo mutamento. Tra questi, un rinnovato ottimismo nei confronti dell’Europa, che negli ultimi anni ha subito un massiccio deflusso di investimenti verso gli Stati Uniti. Le ragioni dietro questa inversione di tendenza sono molteplici: il rafforzamento del settore della difesa europeo, la possibilità di una risoluzione del conflitto in Ucraina, una ripresa dell’economia cinese e l’aspettativa di politiche fiscali più espansive in Germania dopo le recenti elezioni.

Un altro elemento che sta spingendo gli investitori a riconsiderare il mercato europeo è il divario di valutazione tra le azioni statunitensi ed europee. Le azioni europee e tedesche, infatti, sono scambiate con uno sconto di quasi 40% rispetto alle loro controparti americane, rendendole particolarmente allettanti per gli investitori in cerca di opportunità a prezzi più ragionevoli.

I dati del mercato confermano questa tendenza. Secondo il sondaggio mensile di Bank of America, sebbene gli investitori continuino a detenere un’elevata esposizione alle azioni statunitensi, questa è diminuita del 20% rispetto ai livelli record di dicembre. Inoltre, quasi il 90% degli intervistati ritiene che il mercato azionario americano sia sopravvalutato, il livello più alto registrato nella storia del sondaggio.

Anche i dati sui flussi di capitale confermano questo cambiamento. Secondo EPFR, la seconda settimana di febbraio ha visto i primi deflussi netti dai fondi azionari statunitensi dall’inizio dell’anno, un evento raro negli ultimi dodici mesi. Al contrario, i fondi azionari europei hanno registrato il loro primo afflusso netto dal settembre scorso e il più grande degli ultimi due anni.

Un’altra indicazione del cambiamento di sentiment arriva dal sondaggio condotto da Bank of America tra i gestori di fondi europei, che ha rivelato un aumento significativo delle aspettative di crescita per l’Eurozona nei prossimi 12 mesi. Anche l’indice di fiducia degli investitori tedeschi ZEW ha registrato un miglioramento ben superiore alle previsioni.

Parallelamente, la narrativa di un’America tecnologicamente dominante sta iniziando a scricchiolare. L’entusiasmo per l’intelligenza artificiale e il settore tecnologico, che ha spinto Wall Street negli ultimi anni, sembra ora propagarsi altrove. L’indice tecnologico di Hong Kong ha guadagnato oltre il 26% da inizio anno, grazie alla crescita delle aziende di IA e al sostegno esplicito del governo cinese agli imprenditori del settore.

La domanda cruciale ora è se questo riposizionamento degli investimenti rappresenti un cambiamento strutturale o solo un temporaneo ribilanciamento del portafoglio. Se la tendenza dovesse consolidarsi, potremmo assistere a una redistribuzione significativa del capitale dai mercati statunitensi a quelli europei e asiatici.

In ogni caso, ciò che appare chiaro è che il periodo di dominio assoluto degli Stati Uniti sui mercati finanziari potrebbe aver raggiunto il suo apice. Anche se il passaggio a una nuova fase avverrà gradualmente, l’era dell’«eccezionalismo» americano negli investimenti sembra destinata a una profonda revisione.