Pensioni: chi rischia di restare senza?

Pensioni, molti lavoratori potrebbero non arrivarci mai: ecco chi è più a rischio e quali sono gli aiuti dello Stato per chi resta senza pensione.

Pensioni: chi rischia di restare senza?

Pensioni: come noto generalmente il diritto alla pensione si matura a 67 anni (ma ci sono diverse opzioni per anticipare questo momento), ma solo quando vengono soddisfatti alcuni requisiti fondamentali.

Nel dettaglio, nel caso della pensione di vecchiaia a 67 anni è necessario aver maturato almeno 20 anni di contribuzione. Volendo generalizzare si potrebbe dire che sono necessari almeno 20 anni di lavoro, ma in realtà sono validi anche contributi da riscatto, figurativi o volontari.

E non è tutto: perché per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 andare in pensione a 67 anni è possibile solamente quando l’importo dell’assegno maturato fino a quel momento è superiore a 1,5 volte il valore dell’assegno sociale (459,83€ nel 2020, quindi l’importo da superare è 689,74€).

Questo per dire che rischiano di restare senza pensione tutti coloro che non riescono a maturare i requisiti necessari per accedere ad una delle opzioni vigenti per il pensionamento. Ci sono indubbiamente dei soggetti più a rischio, per i quali comunque all’età di 67 anni è possibile richiedere dei sostegni per il reddito (di cui vi parleremo di seguito).

Chi rischia di restare senza pensione

Come prima cosa è bene sottolineare che non è possibile andare in pensione se non si ha mai lavorato. Ogni opzione per il pensionamento, infatti, prevede un requisito contributivo (e nella maggior parte dei casi anche anagrafico, mentre solo alcune volte uno di tipo economico) più o meno elevato.

Rischia di restare senza pensione, quindi, chi non riesce a raggiungere i requisiti per accedere alle varie strade di uscita dal mercato del lavoro. Nel caso in cui si acquisisca il diritto per più di un’opzione, allora si potrà scegliere quella più conveniente per la propria situazione.

Per capire chi rischia di non arrivare mai ad una pensione, quindi, dobbiamo partire ricapitolando i requisiti richiesti dalle varie forme di pensionamento oggi in vigore:

  • pensione di vecchiaia: 67 anni di età e 20 anni di contributi (più assegno superiore a 1,5 volte l’assegno sociale per chi rientra interamente nel regime contributivo);
  • pensione anticipata: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
  • pensione anticipata contributiva (per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996): 64 anni di età e 20 anni di contributi, e importo assegno superiore a 2,8 volte l’assegno sociale;
  • pensione con Quota 100: somma tra età anagrafica e contributi pari a 100, minimo 62 anni di età e 38 anni di contributi;

In base a quanto previsto da ogni opzione è ovvio capire che per coloro che hanno maturato contributi già prima del 1° gennaio 1996 è più difficile raggiungere il diritto alla pensione, in quanto questi devono aver maturato almeno 20 anni di contributi. Per chi ha lavorato solo per pochi anni, quindi, la pensione potrebbe restare una chimera.

Chi invece rientra interamente nel calcolo contributivo può andare in pensione anche con 5 anni di contributi, anche se in quel caso - visto che l’importo è calcolato sulla base della contribuzione maturata - si rischia di andarci con un assegno molto basso. Inoltre, questi sono tra quelli che rischiano di andarci sempre più tardi, visto che per andare in pensione a 64 o 67 anni è necessario soddisfare anche un requisito economico.

Chi è più a rischio quindi? Chi ha lavorato - in regola - per pochi anni, visto che difficilmente si riuscirà a raggiungere il minimo contributivo richiesto per il collocamento in quiescenza. Una situazione che preoccupa maggiormente chi rientra nel regime misto (avendo maturato contributi anche nel regime retributivo), poiché per questi non è possibile andare in pensione con soli 5 anni di contribuzione.

Restare senza pensione: quali alternative?

Ci sono comunque degli aiuti da parte dello Stato per chi resta senza pensione e non ha altri redditi per vivere. Ad esempio, c’è l’assegno sociale, di importo pari a 459,83€ nel 2020, riconosciuto ai cittadini italiani che al compimento del 67° anno di età non hanno raggiunto il diritto alla pensione e hanno un reddito inferiore alle seguenti soglie:

  • 5.977,79€ (persona sola);
  • 11.955,58€ (se il soggetto è coniugato).

Inoltre, c’è la pensione di cittadinanza (riconosciuta anche in questo caso al compimento dei 67 anni, ma solo quando tutti gli altri componenti del nucleo familiare sono Over 67 o disabili gravi) che permette di percepire fino a 780,00€ per la persona sola (moltiplicati per la scala di equivalenza nel caso di nuclei familiari numerosi).

Un’opportunità riconosciuta a coloro che hanno un reddito ISEE inferiore ai 9.360,00€ e che soddisfano altri requisiti economici (che potete consultare nel nostro articolo di approfondimento).

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1 commento

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Cristina Ciccarelli • 2 settimane fa

Anche qui devono re-distribuire perché devono togliere a chi ha preso il non dovuto per darloa chi ne ha diritto e viene ed è stato/a discriminato/a a causa degli abusi amministrativi. Le responsabilità sono sempre state 3, penale, civile ed amministrativa. Le discriminazioni economiche generano dei danni nel ventaglio delle scelte possibili ed obiettivi.

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