Pensioni: le misure di flessibilità nel 2021 per uscire in anticipo dal mercato del lavoro

Antonio Cosenza

3 Dicembre 2020 - 12:00

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Anticipare l’accesso alla pensione nel 2021 si può: ecco quali sono le misure di flessibilità in uscita alle quali si può ricorrere.

Pensioni: le misure di flessibilità nel 2021 per uscire in anticipo dal mercato del lavoro

Pensione nel 2021: anche il prossimo anno ci saranno delle misure di flessibilità in uscita che consentiranno di anticipare il collocamento in quiescenza.

Chi è a pochi anni dal raggiungere il requisito anagrafico previsto per la pensione di vecchiaia, ma ha maturato più anni di contributi rispetto a quelli richiesti (20), può uscire anticipatamente dal mercato del lavoro ricorrendo ad una delle misure di flessibilità oggi riconosciute dal nostro ordinamento.

Quello riguardante la flessibilità in uscita è un tema da tempo dibattuto: d’altronde è dall’approvazione della Legge Fornero nel 2011, con la quale sono stati introdotti requisiti più duri per l’accesso alla pensione, che si sente l’esigenza di tutelare maggiormente alcune categorie di lavoratori. A tal proposito, negli anni si sono susseguite diverse misure di flessibilità riservate ad alcune categorie di persone, o comunque a chi può vantare un requisito contributivo particolarmente elevato.

E il dibattito sulle misure di flessibilità per la pensione non si è ancora fermato: Ministero del Lavoro e sindacati, infatti, stanno discutendo per trovare una soluzione per il dopo Quota 100, introducendo una nuova forma di flessibilità che possa facilitare l’accesso alla pensione ma senza mettere a rischio i conti pubblici (ricordiamo, infatti, che la spesa pensionistica rischia di diventare insostenibile).

Nell’attesa che questo dibattito possa portare ad una soluzione, vediamo quali sono nel frattempo le misure di flessibilità a disposizione dei lavoratori nel 2021 per poter anticipare di qualche mese - o anno - l’accesso alla pensione.

Flessibilità in uscita: pensione con Quota 100

Il 2021 sarà l’ultimo anno in cui si potrà ricorrere a Quota 100, misura che non verrà confermata. Introdotta nel 2019, questa ha permesso - e lo farà ancora per un altro anno - di accedere alla pensione già all’età di 62 anni, purché nel frattempo il lavoratore abbia maturato almeno 38 anni di contributi.

Più in generale, con Quota 100 si può accedere alla pensione una volta che la somma tra il requisito anagrafico e quello contributivo dà come risultato 100. C’è però un limite di età pari a 62 anni, mentre i contributi non possono essere meno di 38 anni.

Quota 100 non prevede penalizzazioni sull’assegno; l’unico aspetto negativo riguarda la possibilità che la pensione arrivi con qualche mese di ritardo rispetto alla data in cui vengono raggiunti i requisiti per il pensionamento. Con Quota 100, infatti, è prevista una finestra mobile di tre mesi per i lavoratori del settore privato e di sei mesi per gli statali.

Flessibilità in uscita: pensione con Opzione Donna

La Legge di Bilancio 2021 estende per un altro anno la possibilità di accesso alla pensione con Opzione Donna, misura che - come facilmente si può intuire dal nome - è riservata alle sole lavoratrici (sia autonome che dipendenti).

Con l’approvazione della manovra finanziaria, quindi, potranno accedere a questa misura anche le lavoratrici che ne hanno maturato i requisiti nel periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020. Nel dettaglio, i requisiti sono:

  • età pari a 58 anni per le lavoratrici dipendenti, 59 anni per le lavoratrici autonome;
  • requisito contributivo pari a 35 anni.

Anche per Opzione Donna è prevista una finestra mobile, ben più ampia rispetto a quella riconosciuta per Quota 100. Qui, infatti, abbiamo una finestra mobile di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti, 18 mesi per le autonome.

A differenza di Quota 100, inoltre, Opzione Donna prevede anche una penalizzazione dell’assegno. Per chi decide di accedere a questa misura per anticipare l’accesso alla pensione, infatti, è previsto un ricalcolo interamente contributivo dell’assegno, il quale comporterà inevitabilmente una riduzione dell’assegno.

Flessibilità in uscita: pensione con l’Ape Sociale

A differenza delle due misure appena descritte, l’Ape Sociale non consente il pensionamento. Semplicemente si tratta di uno strumento con cui lo Stato “accompagna” il lavoratore verso l’uscita dal mercato del lavoro sostenendolo negli anni che mancano al collocamento in quiescenza (ossia al raggiungimento dei requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia o anticipata) tramite il riconoscimento di un’indennità sostitutiva della pensione.

In poche parole, l’Ape Sociale - confermato per il 2021 - consente di uscire anticipatamente dal mercato del lavoro percependo un’indennità sostitutiva interamente pagata dallo Stato. Nel dettaglio, l’uscita anticipata può avvenire all’età di 63 anni, ma solo per alcune categorie di persone - disoccupati, caregivers, disabili - e al raggiungimento dei 30 anni di contributi.

Possono accedere all’Ape Sociale anche i lavoratori usuranti, ma in questo caso è richiesto un requisito contributivo pari a 36 anni.

Flessibilità in uscita: Quota 41

Le stesse categorie che possono accedere all’Ape Sociale - disoccupati, invalidi, caregiver e usuranti - possono anche ricorrere alla misura di flessibilità della pensione anticipata, ossia Quota 41.

Questa è una misura che permette di accedere alla pensione indipendentemente dall’età anagrafica al raggiungimento dei 41 anni di contribuzione. Possono accedervi però, i soli lavoratori precoci: questo significa che 12 mesi di contributi devono essere maturati entro il 19° anno di età.

Anche per Quota 41 è prevista una finestra mobile che ritarda la decorrenza della pensione di tre mesi.

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