Pensioni, ecco l’unico modo per andarci senza Fornero oggi

Simone Micocci

14 Aprile 2026 - 09:39

Pensioni, vuoi andarci senza legge Fornero? Questo è l’unico modo oggi. Ecco i requisiti da soddisfare per andarci poco dopo i 63 anni.

Pensioni, ecco l’unico modo per andarci senza Fornero oggi

Come più volte abbiamo avuto modo di sottolineare, oggi le regole di pensionamento in Italia sono la conseguenza di quanto definito dalla legge Fornero, la riforma che nel dicembre del 2011 ha stravolto i requisiti di pensionamento prevedendo tra l’altro dei meccanismi - come l’adeguamento biennale con le speranze di vita - che hanno portato a una crescita costante dell’età pensionabile.

Tanto che la legge Fornero, complice anche una trattazione negativa da parte di alcuni partiti politici, è vista come una sorta di “male assoluto”, non sapendo che è stata proprio questa a garantire sostenibilità ai conti pubblici. Se oggi il “sistema è sostenibile”, come dichiarato dal Sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, nell’ultimo pannel del Festival dell’Innovabilità - Impatta Disrupt, lo si deve proprio alla Fornero, e a dimostrazione di questo c’è il fatto che a oggi il governo abbia cancellato tutte - o quasi - le misure alternative che consentivano di andare in pensione con regole differenti, nonché più vantaggiose.

A oggi è rimasta una sola misura parallela non disciplinata dalla legge Fornero, introdotta dall’ultimo governo di Centrosinistra e mantenuta poi nelle legislature successive. Si tratta dell’Ape Sociale, che poi leggendo bene non è neppure una vera e propria forma di pensionamento.

Cos’è l’Ape Sociale?

Introdotta in via sperimentale con la legge n. 232 del 2016, dall’allora governo Renzi, l’anticipo pensionistico è a oggi l’unica misura che possiamo considerare come alternativa alla legge Fornero, o almeno la più importante. Perché come vedremo di seguito altre forme di pensionamento anticipato esistono - vedi ad esempio la Rita o l’isopensione - ma riguardano un numero più circoscritto di lavoratori.

L’Ape Sociale è invece la misura che più abbraccia un numero esteso di lavoratori, per quanto però - come anticipato - legalmente non si tratta di una misura di pensionamento quanto di accompagnamento alla pensione. Accedendo all’Ape Sociale, infatti, non si acquisisce lo status di pensionato, ma si ha solamente la garanzia di percepire un assegno sostitutivo per tutto il tempo necessario a maturare i requisiti previsti dalla legge Fornero, ossia per compiere i 67 anni di età (e qualche mese dal prossimo anno) richiesti per la pensione di vecchiaia.

Nel contempo viene pagata un’indennità sostitutiva il cui importo è pari a quello della pensione calcolata fino a quel momento, per un massimo però di 1.500 euro al mese, e solo per 12 mensilità (non essendo di fatto pensionati, infatti, non spetta la tredicesima).

A chi si rivolge?

Una volta chiarito il funzionamento dell’Ape Sociale - che potete approfondire qui - resta da capire qual è la platea interessata di coloro che quindi possono andare in pensione senza Fornero.

Come prima cosa bisogna aver compiuto almeno 63 anni e 5 mesi di età, dopodiché serve appartenere a una delle categorie che necessitano di una maggior tutela. Ad esempio, i disoccupati che al momento della domanda hanno cessato di percepire da almeno 3 mesi le prestazioni per gli ammortizzatori sociali, come ad esempio la Naspi. Una condizione, quest’ultima, che è stata oggetto di contenzioso con i giudici che si sono espressi contrariamente alle regole attualmente applicate dall’Inps, ma nonostante ciò la sentenza non ha ancora prodotto effetti nella pratica.

In alternativa, possono accedervi i lavoratori con invalidità civile pari o superiore al 74%, come pure chi assiste parenti di primo grado con disabilità grave (i caregiver appunto).

Per i lavoratori che appartengono a una di queste tre categorie le porte dell’Ape Sociale si aprono esclusivamente laddove siano stati nel contempo maturati 30 anni di contributi. Ne servono 36 di anni, invece, per i lavoratori occupati nelle attività gravose o usuranti.

Le altre alternative alla legge Fornero

Accanto all’Ape Sociale esistono altre strade che, pur non configurandosi come vere e proprie pensioni anticipate fuori dalla legge Fornero, consentono comunque di smettere di lavorare prima accompagnando il lavoratore fino al momento in cui maturano i requisiti ordinari. Si tratta però di strumenti più selettivi, legati a condizioni specifiche e spesso accessibili a una platea molto più ristretta.

Tra questi, il principale è l’isopensione, uno scivolo pensionistico riservato ai lavoratori dipendenti del settore privato impiegati in aziende con almeno 15 dipendenti. Introdotta proprio nell’ambito della riforma Fornero, consente di uscire dal lavoro con un anticipo che può arrivare fino a 7 anni (estensione valida fino al 2026), a condizione che sia l’azienda a farsi interamente carico del costo dell’operazione.

In pratica, attraverso un accordo con i sindacati e con il coinvolgimento dell’Inps, il datore di lavoro accompagna il dipendente alla pensione erogando un assegno mensile di importo equivalente a quello pensionistico e versando nel frattempo anche la contribuzione figurativa necessaria a non penalizzare l’assegno finale.

Diversa, ma ugualmente interessante, è la Rendita integrativa temporanea anticipata (Rita), che riguarda invece chi ha aderito a una forma di previdenza complementare. In questo caso non si tratta di un intervento pubblico né di un accordo aziendale, ma della possibilità di utilizzare in anticipo il capitale accumulato nel fondo pensione per ottenere una rendita mensile nel periodo che separa dalla pensione di vecchiaia.

La Rita consente, a determinate condizioni, di anticipare fino a 5 anni - o addirittura 10 anni in caso di disoccupazione di lungo periodo - l’utilizzo della pensione integrativa. Anche qui, però, non si diventa pensionati, semplicemente si smette di lavorare contando su una rendita finanziata con i propri versamenti. Proprio per questo rappresenta una soluzione percorribile solo per chi ha costruito nel tempo un montante sufficiente nel fondo pensione, altrimenti il rischio è di trovarsi con un assegno troppo basso o di ridurre eccessivamente la futura integrazione alla pensione pubblica.

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