Chi percepisce una pensione inferiore a 500 euro al mese, inevitabilmente, può incontrare notevoli difficoltà ad arrivare alla fine del mese.
Tuttavia, in un sistema di welfare come il nostro non mancano le opportunità per aumentare l’importo complessivamente percepito, tanto che, nella migliore delle ipotesi, si può arrivare fino a 1.500 euro mensili, specialmente in assenza di altri redditi.
Nel dettaglio, tra integrazione al trattamento minimo, rivalutazioni straordinarie riconosciute dal governo Meloni, maggiorazioni sociali e altre misure di sostegno al reddito, come l’assegno sociale e l’assegno di inclusione, i pensionati che non dispongono di ulteriori entrate possono beneficiare di una serie di strumenti volti a incrementare il reddito mensile.
A seconda dei casi, quindi, l’importo complessivamente percepito può risultare sensibilmente superiore rispetto a quello liquidato dall’Inps a titolo di pensione.
Ovviamente, è necessario rispettare determinate condizioni. Ad esempio, il diritto all’integrazione al trattamento minimo spetta solamente a chi ha maturato almeno un contributo settimanale entro il 31 dicembre 1995, mentre per beneficiare dell’assegno sociale è necessario aver compiuto almeno 67 anni di età, che salgono a 70 per avere diritto all’incremento al milione.
A tal proposito, per orientarsi all’interno di un sistema utile ma complesso, ecco una guida che spiega come ottenere un aumento su una pensione mensile di 500 euro. Sapendo come muoversi e combinando correttamente le diverse misure disponibili, l’entrata mensile può infatti arrivare fino a 1.500 euro.
Come arrivare a 546,24 euro di pensione
Con l’avanzare degli anni - e con l’ampliamento della quota di pensione calcolata con il sistema contributivo - il rischio di ritrovarsi con una pensione molto bassa è sempre più elevato.
Specialmente per chi va in pensione con pochi anni di lavoro alle spalle - ad esempio con soli 20 anni di contributi - non è raro ritrovarsi con un assegno che, nel peggiore dei casi, può essere anche più basso di 500 euro.
In tal caso, come abbiamo anticipato, potrebbe intervenire l’integrazione al trattamento minimo, che permette di raggiungere la soglia di 611,85 euro. Non vi abbiamo ancora detto, però, che per averne diritto è necessario avere almeno un contributo settimanale versato entro il 31 dicembre 1995. Chi ha la pensione calcolata interamente con il sistema contributivo, quindi, non può accedere all’integrazione.
Vi è comunque la possibilità di assicurarsi un’entrata mensile di almeno 546,24 euro: è questo, infatti, l’importo dell’Assegno sociale, misura che può essere richiesta anche dai pensionati a integrazione dell’assegno previdenziale.
Chi percepisce meno di 7.101,12 euro annui, ha compiuto 67 anni e, se coniugato, dispone insieme al coniuge di un reddito inferiore a 14.202,24 euro, può quindi fare richiesta per questa misura. In tal caso viene riconosciuto l’importo necessario per raggiungere la soglia prevista per l’Assegno sociale.
Prendiamo come esempio un pensionato che percepisce 400 euro al mese di pensione: facendo richiesta dell’Assegno sociale gli possono essere riconosciuti altri 146,24 euro, arrivando così a 546,24 euro mensili.
Come arrivare a 611,85 euro di pensione
Il secondo strumento che aiuta ad aumentare la pensione percepita è, appunto, l’integrazione al trattamento minimo.
A differenza dell’Assegno sociale, questa spetta indipendentemente dall’età anagrafica - non bisogna necessariamente aver compiuto 67 anni - a condizione, però, di aver maturato almeno un contributo settimanale nel regime retributivo, ossia entro il 31 dicembre 1995.
Con l’integrazione al trattamento minimo la pensione gode di una maggiorazione che consente di raggiungere la soglia tutelata dalla legge, che nel 2026 è pari a 611,85 euro mensili, ossia 7.954,05 euro annui.
Attenzione, però: per avere diritto all’integrazione piena è necessario che i redditi complessivamente percepiti dal pensionato siano inferiori all’importo annuo del trattamento minimo, pari a 7.954,05 euro nel 2026.
L’integrazione spetta comunque, ma in misura parziale, a coloro che superano questo importo ma hanno un reddito inferiore a due volte il suddetto valore, quindi entro i 15.908,10 euro.
Così come per l’Assegno sociale, poi, si tiene conto anche del reddito coniugale, che deve essere inferiore a quattro volte il trattamento minimo, quindi a 31.816,20 euro, affinché l’integrazione possa spettare per intero. Se il reddito è superiore a questa soglia, ma inferiore a cinque volte il trattamento minimo, ossia a 39.770,25 euro, ne può essere riconosciuta solamente una parte.
Come arrivare a 619,80 euro di pensione
Abbiamo già anticipato che, nel 2026, sulle pensioni il cui importo non supera il minimo legale - pari a 611,85 euro - si applica un’ulteriore maggiorazione. Questa, a differenza dell’integrazione al trattamento minimo, spetta anche a coloro che rientrano interamente nel regime contributivo e consiste in un incremento percentuale pari all’1,3% dell’importo lordo percepito.
Nel migliore dei casi, quindi per chi percepisce esattamente 611,85 euro, si arriva fino a 619,80 euro, grazie a un incremento massimo di 7,95 euro. A chi percepisce una pensione di 500 euro, invece, spettano 6,50 euro in più.
Come arrivare a 768,29 euro di pensione
Esiste poi uno strumento che consente alla pensione di raggiungere la soglia di 768,29 euro. Si tratta di una maggiorazione sociale, conosciuta come incremento al milione, riconosciuta ai pensionati che soddisfano determinati requisiti reddituali al compimento dei 70 anni.
Questo limite di età può anche essere più basso: si riduce, infatti, di un anno per ogni cinque anni di contributi versati, fino a un massimo di cinque anni. Nella migliore delle ipotesi, quindi, l’incremento al milione spetta già al compimento dei 65 anni.
Dal 2026 l’importo dell’incremento della maggiorazione sociale è stato aumentato di 20 euro mensili, mentre il relativo limite di reddito è stato innalzato di 260 euro annui.
Anche in questo caso, però, vi sono delle soglie economiche da non oltrepassare: possono richiedere l’incremento al milione solamente coloro che hanno un reddito personale non superiore a 10.091,77 euro annui. Per i pensionati coniugati, il reddito complessivo della coppia non deve invece superare 17.192,89 euro annui.
Come arrivare a 1.500 euro di pensione
Ed eccoci all’ultimo strumento che può essere integrato con la pensione, consentendo di arrivare fino a 1.500 euro complessivi al mese (o anche di più) considerando tutte le entrate della famiglia.
Si tratta dell’Assegno di inclusione, strumento che spetta ai nuclei familiari con Isee fino a 10.140 euro e con un reddito inferiore a 6.500 euro annui, soglia che aumenta a 8.190 euro per i nuclei composti solamente da persone con almeno 67 anni, indipendentemente dal fatto che siano titolari o meno di pensione, oppure da over 67 e familiari con disabilità grave o non autosufficienti.
Questi limiti vengono aumentati per le famiglie più numerose attraverso l’applicazione del cosiddetto parametro della scala di equivalenza.
L’Assegno di inclusione, così come l’Assegno sociale e l’integrazione al trattamento minimo, è compatibile con la pensione, ma non è interamente cumulabile. Nel calcolare l’importo spettante, infatti, si tiene conto di quanto già percepito a titolo di pensione, così come degli eventuali altri redditi del nucleo familiare.
Più la famiglia è numerosa, più la soglia di riferimento è elevata.
L’importo base per i nuclei composti solamente da pensionati - ossia il massimo che può percepire una persona sola in assenza di altri redditi - è pari a 682,50 euro al mese, corrispondenti a 8.190 euro l’anno, ai quali possono aggiungersi fino a 162,50 euro mensili come contributo per il canone di locazione per chi vive in affitto.
Per i nuclei familiari con più componenti, invece, la soglia può essere incrementata fino a 2,2 volte l’importo di base, arrivando così a poco più di 1.500 euro al mese, ossia a 1.501,50 euro. A questa somma possono poi aggiungersi fino a 162,50 euro nel caso in cui la famiglia viva in affitto, con un contratto regolarmente registrato.