Pensioni: così la cassa integrazione sta mettendo in crisi le casse dell’INPS

In molte zone d’Italia ci sono più pensionati che occupati: le casse dell’INPS nel lungo periodo non saranno in grado di gestire una tale situazione.

Pensioni: così la cassa integrazione sta mettendo in crisi le casse dell'INPS

Pensioni: in molte Regioni d’Italia il numero dei pensionati ha superato quello delle persone occupate e questa non è una buona notizia per le casse dell’INPS.

Partiamo subito dal chiarire che il pagamento delle pensioni non è a rischio; in più di un’occasione, infatti, è stato specificato che nonostante la riduzione delle entrate per l’INPS, lo Stato ha fondi sufficienti per pagare regolarmente gli assegni previdenziali, nonché tutti gli altri trattamenti assistenziali.

Tuttavia non può non passare inosservato il fatto che la crisi economica causata dalla pandemia da COVID-19 abbia stravolto il rapporto che c’è tra persone occupate e pensionati, dal quale dipende la sostenibilità del sistema pensionistico.

Ad oggi, infatti, in molte Regioni c’è stato il sorpasso dei pensionati sugli occupati: come spiegato dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre, “con un notevole grado di certezza”, in Italia il numero delle pensioni erogate potrebbe presto superare quello degli occupati.

Una situazione che, come anticipato, per adesso non dovrebbe avere ripercussioni sul sistema pensionistico, tuttavia sarebbe difficile da sostenere per un lungo periodo; la speranza, quindi, è quella per cui la situazione possa tornare presto alla normalità altrimenti ne pagheremo le conseguenze.

In molte zone d’Italia ci sono più pensioni che stipendi

Il fatto che molti lavoratori siano stati messi in cassa integrazione (sono 7,3 milioni erogate dall’INPS al 7 luglio) ha fatto sì che in diverse zone d’Italia attualmente ci sia un maggior numero di persone che percepisce la pensione piuttosto di coloro che risultano effettivamente occupate.

Una notizia non di poca importanza, in quanto bisogna considerare che non pagando lo stipendio ai propri dipendenti le aziende sono anche esonerate dal versarne i relativi contributi previdenziali. L’INPS, quindi, oltre a farsi carico della cassa integrazione ha anche l’onere del versamento dei contributi figurativi.

Per le casse dell’INPS lo sforzo è notevole, mentre le entrate sono sempre meno: una situazione che nel lungo periodo potrebbe avere effetti disastrosi per il sistema previdenziale, ma anche al momento appare sostenibile.

Vale comunque la pena riportare quanto sta succedendo. Nel dettaglio, basti confrontare il numero delle pensioni erogate con quello di coloro che risultano regolarmente occupati (esclusi, quindi, i lavoratori in cassa integrazione).
Al 1° gennaio 2020 il numero delle pensioni erogate era pari a 22,78 milioni e tenendo conto del normale flusso in uscita dal mercato del lavoro sia da parte di coloro che hanno raggiunto il limite di età che per coloro che ricorrono alle opzioni per il pensionamento anticipato possiamo tranquillamente dedurre che a fine anno arriveremo a quota 23 milioni di pensionati.

Per gli occupati, invece, il numero è sceso notevolmente nell’ultimo periodo, causa COVID-19. Nel dettaglio, coloro che nello scorso mese di maggio risultavano occupati erano pari a 22,77 milioni. Presto, quindi, il sorpasso potrebbe esserci in tutta Italia.

A tal proposito, di seguito riportiamo la tabella dove viene indicato il saldo tra pensionati e lavoratori nelle varie Regioni d’Italia. Come vedrete la situazione è peggiore al Sud rispetto che al Nord, ma complessivamente il saldo è ancora favorevole - seppur di poco - visto che il numero degli occupati supera ancora quello dei pensionati.

Regioni Pensioni Occupati Saldo
Piemonte 1.769 1.832 +63
Valle d’Aosta 51 55 +4
Liguria 689 609 -80
Lombardia 3.679 4.427 +748
Trentino Alto Adige 368 496 +128
Veneto 1.772 2.139 +367
Friuli Venezia Giulia 511 511 0
Emilia Romagna 1.802 2.005 +203
Toscana 1.502 1.594 +92
Umbria 403 355 -48
Marche 660 638 -22
Lazio 1.995 2.382 +387
Abruzzo 520 499 -21
Molise 126 107 -19
Campania 1.796 1.664 -132
Puglia 1.455 1.220 -235
Basilicata 215 187 -28
Calabria 746 551 -195
Sicilia 1.662 1.363 -299
Sardegna 639 582 -57
Italia 22.786 23.215 +429
Nord Ovest 6.187 6.923 +736
Nord Est 4.453 5.150 +697
Centro 4.559 4.969 +410
Mezzogiorno 7.160 6.172 -988

Sorpasso pensionati rispetto a forze lavoro: quali conseguenze?

Come spiegato da Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, il calo dei lavoratori attivi - che ha interessato specialmente le fasce fragili come i giovani con contratto a tempo determinato e le donne - è un evento da non sottovalutare.

Con più pensionati rispetto ad impiegati, operai e autonomi, in futuro non sarà facile garantire la sostenibilità della spesa previdenziale (che ricordiamo già oggi supera i 293 miliardi di euro l’anno, il 16,6% del PIL). Una situazione che si spera torni presto alla normalità, in quanto nel lungo periodo non sarebbe sostenibile per le casse del Paese.

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