Lo spettro Fornero sul governo Meloni: nonostante le promesse, la maggioranza prende atto del fatto che abbiamo bisogno delle clausole di garanzia previste dalla riforma del 2011.
Come più volte abbiamo avuto modo di ribadire, nel 2027 la riforma Fornero - rimasta silente per anni - tornerà a produrre i propri effetti sul sistema previdenziale italiano, portando a un allungamento dell’età pensionabile.
È la legge Fornero, infatti, a stabilire che i requisiti per la pensione debbano essere aggiornati ogni due anni sulla base della variazione delle aspettative di vita, secondo il principio per cui, se si vive di più, è giusto che questo tempo lo si passi lavorando, per non gravare sulle casse dello Stato.
Questa regola, che per anni - “aiutata” dalla pandemia - non ha prodotto alcun effetto sull’età pensionabile, nel 2027 costringerà invece a lavorare per 1 mese in più, salvo coloro che hanno svolto per gran parte della carriera mansioni considerate, e riconosciute come tali dalla legge, particolarmente gravose e usuranti.
Una novità che ovviamente non piace ai lavoratori, ma che invece è approvata dagli esperti sul tema delle pensioni, consapevoli del fatto che un meccanismo del genere sia necessario per garantire nel lungo periodo la sostenibilità del sistema previdenziale.
Ed è per questo che la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, non risponde quando le chiedono se sia in programma un blocco dell’aumento dell’età pensionabile, consapevole che la situazione attuale, ma anche le previsioni di lungo periodo, non lasciano spazio per una riforma che andrebbe solamente ad aumentare la spesa per le pensioni.
Ne abbiamo bisogno quindi e, molto probabilmente, oltre 15 anni dopo, è arrivato il momento di rivalutare il ruolo “storico” di Elsa Fornero, visto che ha avuto il coraggio di fare qualcosa che le è sicuramente costato in termini di reputazione, anche per una trattazione fatta da gran parte della politica, ma che era assolutamente necessario per la salvaguardia dei conti pubblici.
Pensioni, ecco la nuova Fornero
In realtà non c’è solamente l’aumento dell’età pensionabile come conseguenza di quanto stabilito dalla legge Fornero del 2011. Non solo, infatti, nel 2027 si andrà in pensione più tardi, ma lo si farà anche con un assegno calcolato con regole meno favorevoli.
Ma andiamo con ordine. La legge Fornero, oltre ad aumentare nell’immediato l’età pensionabile, ha anche previsto al suo interno dei meccanismi di messa in sicurezza dei conti pubblici, come appunto quello per cui ogni biennio - prima della riforma il termine era di tre anni - i requisiti per la pensione vengono adeguati alle aspettative di vita dopo i 65 anni.
Una norma che ha portato a un incremento di 3 mesi per il biennio 2027-2028, che il governo è riuscito solo a distribuire su due anni - 1 mese in più nel 2027 e altri 2 mesi nel 2028 - salvaguardando i lavoratori addetti a mansioni usuranti e gravose con almeno 30 anni di contributi. E all’orizzonte c’è un altro aumento di 2 mesi per il biennio 2029-2030.
L’aumento vale per tutte le forme di pensionamento: pensione di vecchiaia - che passerà a 67 anni e 1 mese per l’opzione ordinaria e a 71 anni e 1 mese per quella riservata ai contributivi puri con soli 5 anni di contributi - e pensione anticipata.
Al tempo stesso, però, sempre la legge Fornero potrebbe avere conseguenze anche sulle pensioni di chi smetterà di lavorare dall’1 gennaio 2027. La quota contributiva dell’assegno, sempre più rilevante con il passare degli anni, prevede infatti un adeguamento dei coefficienti di trasformazione, ossia quei parametri che vengono applicati al montante contributivo così da restituire la pensione annua lorda, sulla base delle speranze di vita.
E considerando che l’Istat ha già confermato che nell’ultimo periodo le speranze di vita sono aumentate, è lecito aspettarsi un aggiornamento al ribasso dei coefficienti di trasformazione per il biennio 2027-2028. Questo significa che, a parità di montante contributivo, bisognerà lavorare più a lungo nel 2027 per garantirsi la stessa pensione che sarebbe stata maturata con i parametri in vigore nel 2026.
“Nuova” riforma Fornero approvata
L’Italia, e non solo, ha un problema con le pensioni. È inutile negarlo: è essenziale essere consapevoli del fatto che stiamo andando in una direzione in cui il rapporto tra lavoratori e pensionati rischia di essere sbilanciato a favore di questi ultimi. Questo significa una spesa più alta a fronte di minori entrate contributive, con la spesa pubblica per le pensioni destinata quindi ad aumentare.
Abbiamo quindi bisogno, che piaccia o meno, di misure che possano mettere in sicurezza le pensioni, per quanto abbiano come conseguenza quella di mandare le persone in pensione sempre più tardi e con assegni sempre più bassi.
Da Cottarelli ad Alessandro Cascavilla, entrambi ospiti del podcast Money Talks, tutti concordano sul fatto che oggi la spesa pensionistica sia un elemento assolutamente da attenzionare, evitando riforme che, puntando a una flessibilità immediata - ad esempio come fatto da Quota 103, ma anche nella promessa di una Quota 41 per tutti - possano mettere ulteriormente a rischio la sostenibilità delle pensioni del futuro.
La riforma Fornero ha avuto quindi il merito di essere lungimirante e, nel chiedere un sacrificio presente e futuro ai lavoratori, ci ha dato ciò di cui abbiamo bisogno: la garanzia che almeno per il momento le pensioni siano sostenibili, seppure con meccanismi che svantaggiano i lavoratori, con le casse dell’Inps in bilancio positivo ormai da diversi anni.
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