Pensioni, grazie alla Fornero non devi aspettare per forza 67 anni per smettere di lavorare

Simone Micocci

3 Gennaio 2026 - 09:33

La legge Fornero prevede diverse misure di flessibilità: ecco perché non devi aspettare per forza i 67 anni di età per smettere di lavorare.

Pensioni, grazie alla Fornero non devi aspettare per forza 67 anni per smettere di lavorare

Nuovo anno, cambiano le regole per andare in pensione seppur senza grandi stravolgimenti.

Nel 2026, infatti, resta la legge Fornero come la conosciamo, in quanto solo il prossimo anno scatta l’aumento dell’età pensionabile dovuto all’adeguamento con le speranze di vita.

Questo significa che nella maggior parte dei casi si va ancora in pensione a 67 anni, requisito anagrafico richiesto dall’opzione di vecchiaia che è ancora la più utilizzata dai lavoratori per il collocamento in quiescenza.

Ecco perché spesso si associa proprio il requisito della pensione di vecchiaia all’età di pensionamento in Italia, dimenticando però che la stessa legge Fornero prevede tante altre alternative che consentono di anticipare anche di qualche anno l’uscita dal mercato del lavoro.

Non sempre, quindi, è necessario aspettare i 67 anni di età per andare in pensione, un’opportunità che si ripete anche nel 2026 nonostante l’addio ad alcune misure di flessibilità che hanno rappresentato una valida alternativa alla Fornero negli ultimi anni.

Ecco perché quando si parla di età di pensionamento in Italia bisogna fare una distinzione tra il limite legale della pensione di vecchiaia, considerato anche come parametro per l’accesso all’Assegno sociale o alla Pensione di inclusione, ed età media effettiva, calcolata considerando tutte le opzioni di pensionamento possibili.

Per quanto riguarda questo secondo aspetto, infatti, è proprio l’Inps a confermare che in Italia si va mediamente in pensione prima rispetto ai 67 anni, a ridosso dei 65 anni. Tant’è che se confrontiamo questi dati con il resto d’Europa, scopriamo che la differenza non è così marcata: in Francia l’età minima è 62 anni (che saliranno a 64 entro il 2030 con la riforma Macron), in Svezia bastano 61 anni (ma anche qui si prevede un innalzamento a 64), mentre in Belgio si va in pensione a 66 anni, destinati a diventare 67 nel 2030.

Non ci sono quindi solo i 67 anni imposti dalla Fornero per andare in pensione. Va considerato un novero di opportunità che ci portano a rispondere in maniera più approfondita alla domanda su quando si va davvero in pensione in Italia.

Quando si va davvero in pensione in Italia

Anche nel 2026 l’opzione più utilizzata per andare in pensione in Italia sarà quella di vecchiaia, il cui requisito anagrafico è stato portato per tutti a 67 anni dalla legge Fornero (tenendo conto anche degli incrementi dovuti alle speranze di vita avvenuti in questi anni, i cui prossimi sono in programma tra il 2027 e il 2028).

Tuttavia, come anticipato, non è l’unica opzione e ciò fa sì che in media in Italia si vada in pensione molto prima dei 67 anni. A confermarlo è il XXIV Rapporto annuale Inps, riferito al 2024, presentato nei mesi scorsi dal Presidente dell’Istituto, Gabriele Fava.

Qui ne risulta un’età effettiva per il pensionamento che nel 2024 è stata pari a 64,8 anni, non tanto più alta rispetto alla media Ue pari a 64,4 anni. Il merito di questa notevole differenza rispetto all’età richiesta per la pensione di vecchiaia è data appunto dalle misure alternative, molte delle quali già previste dalla riforma Fornero.

Ne è un esempio la pensione anticipata che oggi consente l’accesso alla pensione indipendentemente dall’età anagrafica, a patto di aver maturato almeno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. A questa si aggiunge poi l’opzione riservata ai precoci, dove l’accesso alla pensione avviene con soli 41 anni di contributi, come pure le misure riservate ai lavoratori usuranti e gravosi, come Quota 97,6 o l’Ape Sociale (alla quale possono ricorrere anche disoccupati, invalidi e caregiver).

Attenzione però perché, come anticipato, nel 2026 vengono meno alcune delle misure che in questi ultimi anni hanno rappresentato un’alternativa alla legge Fornero. Ci riferiamo a Quota 103 e ad Opzione Donna, entrambe non confermate dalla legge di Bilancio che pertanto porteranno l’età pensionabile effettiva ad aumentare nel 2025.

Serve davvero l’addio della legge Fornero?

Alla luce di queste considerazioni non ha senso parlare ancora di cancellazione della legge Fornero, specialmente considerando i benefici che una tale riforma ha avuto. Per quanto odiata dai lavoratori, infatti, la legge del 2011 è servita per mettere in sicurezza il sistema previdenziale italiano, permettendo di risparmiare oltre 30 miliardi di euro (di cui 22 miliardi erano già stati recuperati al 2020).

Tant’è che lo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha più volte spiegato che in queste condizioni, tenendo conto principalmente della situazione demografica italiana, non ci sono riforme sostenibili per il nostro Paese.

Senza dimenticare poi che una volta che tutte le pensioni saranno calcolate con il contributivo, intorno al 2030 secondo le stime, sarà maggiormente possibile pensare a soluzioni di flessibilità visto che l’uscita anticipata sarebbe a carico del lavoratore. Il tutto però facendo attenzione all’importo dell’assegno, in quanto dovrà comunque essere sufficiente per garantirsi una vita tranquilla senza pesare sulle casse dello Stato con la richiesta di misure assistenziali.

Un punto su cui la stessa Elsa Fornero, autrice della riforma tanto contestata, si era espressa favorevolmente in un’intervista rilasciata qualche tempo fa a noi di Money.it.

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