La legge Fornero prevede diverse misure di flessibilità: ecco perché non devi aspettare per forza i 67 anni di età per smettere di lavorare.
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Nuovo anno, cambiano le regole per andare in pensione seppur senza grandi stravolgimenti.
Nel 2026, infatti, resta la legge Fornero come la conosciamo, in quanto solo il prossimo anno scatta l’aumento dell’età pensionabile dovuto all’adeguamento con le speranze di vita.
Questo significa che nella maggior parte dei casi si va ancora in pensione a 67 anni, requisito anagrafico richiesto dall’opzione di vecchiaia che è ancora la più utilizzata dai lavoratori per il collocamento in quiescenza.
Ecco perché spesso si associa proprio il requisito della pensione di vecchiaia all’età di pensionamento in Italia, dimenticando però che la stessa legge Fornero prevede tante altre alternative che consentono di anticipare anche di qualche anno l’uscita dal mercato del lavoro.
Non sempre, quindi, è necessario aspettare i 67 anni di età per andare in pensione, un’opportunità che si ripete anche nel 2026 nonostante l’addio ad alcune misure di flessibilità che hanno rappresentato una valida alternativa alla Fornero negli ultimi anni.
Ecco perché quando si parla di età di pensionamento in Italia bisogna fare una distinzione tra il limite legale della pensione di vecchiaia, considerato anche come parametro per l’accesso all’Assegno sociale o alla Pensione di inclusione, ed età media effettiva, calcolata considerando tutte le opzioni di pensionamento possibili.
Per quanto riguarda questo secondo aspetto, infatti, è proprio l’Inps a confermare che in Italia si va mediamente in pensione prima rispetto ai 67 anni, a ridosso dei 65 anni. Tant’è che se confrontiamo questi dati con il resto d’Europa, scopriamo che la differenza non è così marcata: in Francia l’età minima è 62 anni (che saliranno a 64 entro il 2030 con la riforma Macron), in Svezia bastano 61 anni (ma anche qui si prevede un innalzamento a 64), mentre in Belgio si va in pensione a 66 anni, destinati a diventare 67 nel 2030.
Non ci sono quindi solo i 67 anni imposti dalla Fornero per andare in pensione. Va considerato un novero di opportunità che ci portano a rispondere in maniera più approfondita alla domanda su quando si va davvero in pensione in Italia.
Quando si va davvero in pensione in Italia
Anche nel 2026 l’opzione più utilizzata per andare in pensione in Italia sarà quella di vecchiaia, il cui requisito anagrafico è stato portato per tutti a 67 anni dalla legge Fornero (tenendo conto anche degli incrementi dovuti alle speranze di vita avvenuti in questi anni, i cui prossimi sono in programma tra il 2027 e il 2028).
Tuttavia, come anticipato, non è l’unica opzione e ciò fa sì che in media in Italia si vada in pensione molto prima dei 67 anni. A confermarlo è il XXIV Rapporto annuale Inps, riferito al 2024, presentato nei mesi scorsi dal Presidente dell’Istituto, Gabriele Fava.
Qui ne risulta un’età effettiva per il pensionamento che nel 2024 è stata pari a 64,8 anni, non tanto più alta rispetto alla media Ue pari a 64,4 anni. Il merito di questa notevole differenza rispetto all’età richiesta per la pensione di vecchiaia è data appunto dalle misure alternative, molte delle quali già previste dalla riforma Fornero.
Ne è un esempio la pensione anticipata che oggi consente l’accesso alla pensione indipendentemente dall’età anagrafica, a patto di aver maturato almeno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. A questa si aggiunge poi l’opzione riservata ai precoci, dove l’accesso alla pensione avviene con soli 41 anni di contributi, come pure le misure riservate ai lavoratori usuranti e gravosi, come Quota 97,6 o l’Ape Sociale (alla quale possono ricorrere anche disoccupati, invalidi e caregiver).
Attenzione però perché, come anticipato, nel 2026 vengono meno alcune delle misure che in questi ultimi anni hanno rappresentato un’alternativa alla legge Fornero. Ci riferiamo a Quota 103 e ad Opzione Donna, entrambe non confermate dalla legge di Bilancio che pertanto porteranno l’età pensionabile effettiva ad aumentare nel 2025.
Serve davvero l’addio della legge Fornero?
Alla luce di queste considerazioni non ha senso parlare ancora di cancellazione della legge Fornero, specialmente considerando i benefici che una tale riforma ha avuto. Per quanto odiata dai lavoratori, infatti, la legge del 2011 è servita per mettere in sicurezza il sistema previdenziale italiano, permettendo di risparmiare oltre 30 miliardi di euro (di cui 22 miliardi erano già stati recuperati al 2020).
Tant’è che lo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha più volte spiegato che in queste condizioni, tenendo conto principalmente della situazione demografica italiana, non ci sono riforme sostenibili per il nostro Paese.
Senza dimenticare poi che una volta che tutte le pensioni saranno calcolate con il contributivo, intorno al 2030 secondo le stime, sarà maggiormente possibile pensare a soluzioni di flessibilità visto che l’uscita anticipata sarebbe a carico del lavoratore. Il tutto però facendo attenzione all’importo dell’assegno, in quanto dovrà comunque essere sufficiente per garantirsi una vita tranquilla senza pesare sulle casse dello Stato con la richiesta di misure assistenziali.
Un punto su cui la stessa Elsa Fornero, autrice della riforma tanto contestata, si era espressa favorevolmente in un’intervista rilasciata qualche tempo fa a noi di Money.it.
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Commenti
15Mi dispiace ma tutte queste agevolazioni non le noto basti pensare che per Opzione Donna questo esecutivo l ha resa inaccessibile quasi a tutte per non parlare la Non Pari Opportunità e la evidente discriminazione delle Licenziate come sé tutte non si trovassero nella stessa situazione Sig.ri giornalisti perché non gridate l’ingiustizia subita dalle donne 61 enni rimaste senza lavoro che potevano accedere e si trovano a fare la fame non è anche questa una violenza seppur economica? E già siamo solo donne e la Parità non esiste nemmeno per lo stesso genere e’ costituzionale distinguere le Licenziate/Disoccupate?
Bravo!!! No, non la pensione minima ma 3 volte quella...perché abbiamo mantenuto nullafacenti e babypensionati x anni, quando toccherà a noi dovremo avere almeno un Tot. X non pesare sullo stato! E tutti quelli che hanno preso soldi, tanti o pochi????!!
Esatto
Nessuno dice che ogni lavoratore versa la propria pensione, come i soldi su di un conto corrente bancario, dal tuo conto corrente li prelevi tu ,e’ una balla colossale che i giovani pagano le pensioni ai vecchi, questi ultimi hanno già dato più che abbondantemente, se poi i soldi versati vengono usati in altri modi si verificherebbe la situazione simile al cassiere che ti dice che non ci sono soldi nel tuo conto perché i TUOI SOLDI sono stato dati a Pinco Pallino Bene!!! Come la mettiamo ora? E non mi si dica che e’ stato fatto per legge, non e’ vero, ed ad ogni buon conto sotto ogni bandiera ed a qualunque latitudine il furto e’ e rimane tale, anche se fatto a norma di legge che per sua essenza NON può permettere l’ appropriazione indebita altrimenti detta FURTO. Cordiali saluti.
In realtà il sistema pensionistico è morto e sepolto da quando sono state introdotte le baby pensioni. Non te ne sei accorto!?
Benvenuta nella realtà: sono anni che non ci si va più in pensione con «l’ultimo stipendio». Dove hai vissuto fin’ora?
Stiamo pagando la pensione a chi è andato co 40 anni e in certi casi neanche 20 di contributi.
E perché dovrebbero dare parte della loro pensione in elemosina? Quei precari hanno mai valutato altre opzioni? No. Altrimenti non starebbero a lagnarsi continuamente.
Certo, come se tutti in questo «belpaese» lavorano regolarmente dai 19/20 anni in poi...chi arranca per 10/20 anni tra precariato lavori a termine lavoretti vari e inizia regolarmente quando è «fortunato» a 40 anni e passa....arriva a 65 e non può andarsene perché non ha abbastanza contributi! Con patologie e con anziani da assistere non può andare e se può paga con decurtazioni economiche di tasca propria! Perché se il sistema pensionistico non ce la fa la colpa è del lavoratore ... perciò è giusto che venga decurtata la sua pensione !
Diciamo vergogna perché non c è una parola peggiore da usare per commentare tutto ciò
Ma quante parole per confonderci le idee. Servono 42 anni di contributi? E allora fate una semplice somma e diteci a che età dobbiamo andare in pensione. Forse anche più di 67 anni.
Dovreste anche spiegare che la quota 103 prevede un calcolo di pensione di tipo contributivo e quindi penalizzante nella stragrande maggioranza dei casi....e poi che con 41 anni di contributi si può andare in pensione, a prescindere dall’età anagrafica, se però si è riconosciuti «precoci» e se si ha una delle 4 condizioni particolari previste ossia o disoccupati o invalidi >74% o assistere un familiare titolare di 104 o essere un lavoratore gravoso!!!! Dite le cose come stanno fino in fondo e non pubblicate mezze verità che la gente poi ci crede e si illude. Luca operatore di patronato .
La legge Fornero è stata peggiorata non superata. Le penalizzazioni per una uscita anticipata rendono la scelta antieconomica e penalizzante. Non bisogna far passare una propaganda politica per una comunicazione «scientifica». Non ci sono soldi. La Fornero aveva fatto una scelta economicamente sostenibile...il resto è becera propaganda. Facile promettere la luna. Parvum socordia animum facit
Certo... si andrà prima ma con tagli pesanti sull’assegno pensionistico... praticamente poco piu di una pensione minima. Andrà bene per chi lavora solo per hobby. Chi li scrive questi articoli? La Meloni?
La cosa indecente sono gli importi, io dopo 41 anni e 10 mesi di lavoro percepisco un importo di 1046 euro!! Calcolando lo stipendio che era di circa 1260 euro mi sarei aspettata almeno 1200 euro di pensione come era fino a qualche anno fa
Non ho mai capito se questa riforma salverà il sistema previdenziale italiano. So solo che il sistema contributivo ridurrà l’importo degli assegni e a questo si aggiugerà la riduzione ulteriore data dalla precarietà imperante e dagli stipendi già bassi che vengono adeguati solo quando ci si ricorda di rinnovare i CCNL.