Pensioni, Conte tradisce Salvini e Di Maio: la riforma deve essere rivista

Possibile accordo con l’UE per un deficit del 2,04%: bisognerà tagliare 7 miliardi di euro dall’attuale Legge di Bilancio. Quota 100 e reddito di cittadinanza le principali indiziate.

Pensioni, Conte tradisce Salvini e Di Maio: la riforma deve essere rivista

La riforma delle pensioni guarda interessata il vertice di Bruxelles tra Giuseppe Conte e il Presidente della Commissione UE Jean Claude Juncker. Alla fine, infatti, il Presidente del Consiglio sembra aver raggiunto un accordo con l’UE per evitare l’avvio della procedura d’infrazione ai danni dell’Italia: nel dettaglio, da un deficit del 2,4% si scenderebbe ad un 2,04%, così da realizzare una manovra finanziaria complessiva di 36 miliardi di euro.

In tal caso, quindi, dall’attuale Legge di Bilancio bisognerebbe tagliare circa 7 miliardi di euro, con Quota 100 e il reddito di cittadinanza come prime indiziate.

È per questo motivo che - secondo fonti di Governo riportate da Il Sole 24 Ore - in queste ore c’è molta tensione tra il premier Conte e i suoi due vicepremier, Di Maio e Salvini, visto che questi due non intendono rinunciare al Quota 100 e al reddito di cittadinanza.

D’altronde nei giorni scorsi la Lega si era esposta pubblicamente dichiarando che “Quota 100 si farà e la Fornero sarà smantellata pezzo per pezzo”; un passo indietro oggi potrebbe quindi rappresentare un “suicidio politico” in vista delle prossime elezioni europee. Lo stesso vale per Di Maio e il reddito di cittadinanza, misura simbolo della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle.

L’accordo tra Conte e Juncker per un deficit al 2,04%, però, se da una parte potrebbe salvare l’Italia dalle sanzioni previste in caso di procedura d’infrazione dall’altra potrebbe costringere il Governo a rivedere due delle misure più importanti presenti nella Legge di Bilancio.

Conte: “Deficit al 2,04%, ma non rivedremo Quota 100 e reddito di cittadinanza

C’è da dire che da parte di Conte non sembra esserci l’intenzione di rivedere né il reddito di cittadinanza né tantomeno la riforma delle pensioni, come dichiarato da lui stesso al termine del vertice UE.

Tuttavia, qualora dall’Europa arrivasse il placet per un deficit al 2,04% bisognerebbe per forza tagliare alcune delle misure contenute nella Legge di Bilancio: Quota 100 e reddito di cittadinanza, insieme, rappresentano poco meno della metà delle risorse che dovranno essere stanziate nella manovra finanziaria (16,7 miliardi di euro, a fronte di una Legge di Bilancio che non potrà superare i 36 miliardi di euro), quindi sembra inevitabile che queste due misure saranno interessate dai tagli.

Senza contare poi che l’UE è molto diffidente nei confronti della riforma delle pensioni pensata dal Governo, quindi difficilmente accetterà l’accordo per il deficit al 2,04% senza la garanzia che la platea di Quota 100 verrà ridotta.

In queste ore di tensione al Governo Di Maio, Salvini e Conte stanno riflettendo su come tagliare i costi della Legge di Bilancio così da rientrare nel deficit proposto dal premier all’UE; il Presidente del Consiglio ha dichiarato in tal senso che una parte delle risorse saranno recuperate da dismissioni immobiliari, ma potrebbe non essere abbastanza.

Secondo le stime, infatti, volente o nolente il Governo dovrà recuperare almeno la metà dei 7 miliardi (previsti con il passaggio dal deficit al 2,4% al 2,04%) da reddito di cittadinanza e Quota 100. Un taglio quindi di 3,5 miliardi che - fanno sapere dal Governo - se mai ci sarà avrà un effetto minimo su queste due misure.

Quota 100: come risparmiare

In queste settimane sono emerse diverse ipotesi di come risparmiare su Quota 100 introducendo una serie di paletti che andranno a limitare la platea di beneficiari.

Tra le misure confermate ci sono le finestre di accesso, con le quali coloro che maturano i requisiti per Quota 100 potranno andare in pensione solamente in periodi prefissati dell’anno: aprile, agosto, ottobre e gennaio.

Per i dipendenti pubblici, inoltre, le finestre di accesso potrebbero essere semestrali e non trimestrali, così da dare tempo all’amministrazione di appartenenza di organizzare concorsi pubblici per far fronte alle uscite. Sempre in tema di dipendenti pubblici ci potrebbe essere il pagamento ritardato del TFR, con la liquidazione che verrebbe pagata solamente al momento del raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

Come stimato dalle simulazioni dell’Inps, però, questi “paletti” potrebbero non essere sufficienti per tagliare i costi di Quota 100, ed ecco quindi che torna in ballo la soluzione proposta dal tecnico Brambilla, consigliere del Governo, secondo la quale il pensionamento anticipato sarebbe riservato esclusivamente a coloro che maturano i requisiti per Quota 100 entro il 31 dicembre del 2018, dando la precedenza a chi li ha maturati da almeno 2 anni. Nel 2019, quindi, non si potrebbe parlare di Quota 100, bensì di Quota 104.

Al momento comunque si tratta solamente di indiscrezioni poiché ormai sembra essere chiaro che neppure il Governo sa come funzionerà Quota 100; non è un caso, infatti, che si aspetterà l’approdo al Senato della manovra finanziaria per presentare la serie di emendamenti sulle pensioni, dal momento che prima bisogna attendere l’autorizzazione dell’UE a procedere.

Insomma, solo quando dall’Europa giungerà il via libera per un deficit al 2,04% si potrà cominciare a lavorare sulle due misure.

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