Pensione, la guida per calcolare quanto perdi se ci vai a 64 anni

Simone Micocci

15 Agosto 2026 - 10:53

Pensione per tutti a 64 anni con un calcolo interamente contributivo? È una possibilità, ma ecco quanto perderesti di assegno.

Pensione, la guida per calcolare quanto perdi se ci vai a 64 anni

Molto probabilmente, anche se al momento non c’è ancora alcuna certezza, dal 2027 si potrà andare in pensione a 64 anni con almeno 20 anni di contributi, indipendentemente da quando si è iniziato a lavorare.

Oggi, infatti, l’opzione contributiva della pensione anticipata è riservata a chi non ha maturato contributi prima del 1° gennaio 1996. È uno dei vantaggi riconosciuti ai cosiddetti contributivi puri, anche se per accedervi bisogna rispettare un ulteriore requisito, di tipo economico: l’importo della pensione maturata deve essere almeno pari a 3 volte l’Assegno sociale, soglia che scende a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte per quelle con almeno due figli.

Uno degli obiettivi della prossima riforma delle pensioni è però quello di consentire a tutti di lasciare il lavoro a 64 anni, estendendo questa possibilità anche a chi ha iniziato a lavorare - o, più precisamente, a versare contributi - prima del 1996.

Sarebbe certamente un’opportunità importante, visto che permetterebbe di anticipare di circa tre anni la pensione di vecchiaia, ma bisogna tenere conto che questa scelta comporterebbe anche un sacrificio economico.

Già di per sé, infatti, andare in pensione prima significa generalmente ricevere un assegno più basso, per due ragioni. La prima è che, lavorando per meno anni, si accumulano meno contributi; la seconda è che a 64 anni viene applicato un coefficiente di trasformazione meno favorevole rispetto a quello previsto a 67 anni.

Di conseguenza, anche a parità di montante contributivo, rimandare il pensionamento permette di ottenere una pensione più elevata.

Per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, però, potrebbe esserci un terzo elemento da considerare. Per accedere alla pensione a 64 anni sarebbe infatti necessario accettare il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno, rinunciando quindi alla quota che, restando con le regole ordinarie, verrebbe calcolata con il sistema retributivo.

Fermo restando che la pensione a 64 anni per tutti – 64 anni e 1 mese dal 2027, considerando l’incremento legato alla speranza di vita – non è ancora una certezza, vediamo quindi come calcolare passo dopo passo quanto si rischia di perdere, sia per effetto dell’anticipo del pensionamento che per il passaggio al calcolo interamente contributivo.

Quanti contributi si perdono smettendo di lavorare con tre anni di anticipo

Come prima cosa bisogna considerare che tre anni di lavoro in meno comportano una riduzione del montante contributivo, semplicemente perché vengono versati meno contributi.

Per un lavoratore dipendente, in linea generale, ogni anno viene accreditato ai fini pensionistici circa il 33% della retribuzione imponibile. Questo significa che, ipotizzando uno stipendio lordo annuo di 30.000 euro, ogni anno vengono accantonati circa 9.900 euro di contributi.

Andando in pensione tre anni prima, quindi, il montante contributivo sarebbe più basso di circa 29.700 euro, senza considerare anche la rivalutazione che quelle somme avrebbero maturato nel tempo.

Naturalmente il calcolo cambia in base alla retribuzione e alla gestione previdenziale di appartenenza, ma il principio resta lo stesso: più alto è lo stipendio, maggiore sarà la quota di pensione a cui si rinuncia smettendo di lavorare tre anni prima.

Quanto si perde con il coefficiente di trasformazione più basso

Al tempo stesso, oltre a un montante contributivo più basso bisogna tener conto di un coefficiente di trasformazione meno favorevole, ossia del parametro utilizzato nel sistema contributivo per trasformare i contributi accumulati nel corso della carriera nell’importo annuo della pensione.

Il coefficiente cresce con l’età: più tardi si va in pensione, maggiore è la percentuale applicata al montante contributivo e, di conseguenza, più alto sarà l’assegno. È quindi inevitabile che anticipare l’uscita di tre anni comporti una penalizzazione anche sotto questo punto di vista.

I coefficienti validi per il biennio 2027-2028 non sono ancora noti, ma per capire quale potrebbe essere l’impatto possiamo utilizzare quelli attualmente in vigore. Nel biennio 2025-2026 il coefficiente è pari al 5,088% a 64 anni, mentre a 67 anni sale al 5,608%.

A parità di contributi accumulati, quindi, la differenza non è trascurabile. Con un montante contributivo di 300.000 euro, ad esempio, andando in pensione a 64 anni si ottiene una pensione annua lorda di circa 15.264 euro. Aspettando i 67 anni, sullo stesso montante, l’importo salirebbe invece a circa 16.824 euro.

La differenza è quindi di circa 1.560 euro lordi l’anno, vale a dire circa 120 euro lordi al mese su 13 mensilità. E questo considerando solamente l’effetto del coefficiente di trasformazione: nella realtà il divario sarebbe ancora maggiore, perché come visto sopra restando al lavoro per altri tre anni aumenterebbe anche il montante contributivo sul quale il coefficiente viene applicato.

Quanto si perde con il ricalcolo contributivo

A questo punto possiamo vedere quanto potrebbe pesare il ricalcolo interamente contributivo nel caso in cui la pensione anticipata a 64 anni venisse estesa anche a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996.

Facciamo un esempio semplice. Un lavoratore con 10 anni di contributi maturati prima del 1996 beneficia oggi, per quella parte della carriera, del sistema retributivo.

Considerando in via semplificata un rendimento del 2% per ogni anno, 10 anni valgono circa il 20% della retribuzione pensionabile. Con una retribuzione di riferimento di 35.000 euro, questa quota può quindi valere circa 7.000 euro lordi di pensione all’anno.

Con il ricalcolo contributivo il meccanismo cambia completamente. I contributi riferibili a quegli stessi anni vengono trasformati in un montante sul quale viene poi applicato il coefficiente previsto all’età del pensionamento. Ipotizzando, solo per fare un esempio, che per quei 10 anni venga ricostruito un montante di 100.000 euro, con il coefficiente del 5,088% previsto oggi a 64 anni si otterrebbero circa 5.088 euro lordi l’anno.

La differenza sarebbe quindi di circa 1.900 euro lordi l’anno, quasi 150 euro al mese su 13 mensilità. Una perdita che si aggiungerebbe a quelle già viste: i contributi non versati negli ultimi tre anni di lavoro e il coefficiente di trasformazione più basso.

Quanto si perde complessivamente andando in pensione a 64 anni

A questo punto possiamo mettere insieme tutti e tre gli elementi e provare a capire quanto potrebbe costare davvero andare in pensione con tre anni di anticipo e con un ricalcolo interamente contributivo.

Prendiamo come esempio un lavoratore che raggiunge i requisiti per lasciare il lavoro a 64 anni nel 2027, con 10 anni di contributi maturati prima del 1996 e una retribuzione lorda annua di 35.000 euro.

Ipotizziamo che a 64 anni abbia accumulato, per la parte di carriera successiva al 1995, un montante contributivo di 300.000 euro e che, ai fini del ricalcolo contributivo, ai 10 anni precedenti al 1996 corrisponda un ulteriore montante di 100.000 euro.

Vediamo allora quanto incidono i tre fattori:

  • Partiamo dai tre anni di lavoro in meno. Con uno stipendio di 35.000 euro e un’aliquota contributiva del 33%, continuando a lavorare verrebbero accantonati altri 11.550 euro l’anno, quindi 34.650 euro in tre anni. Applicando, per semplicità, il coefficiente oggi previsto a 67 anni, questi contributi valgono circa 1.943 euro lordi di pensione annua.
  • C’è poi il coefficiente di trasformazione. Sul montante di 300.000 euro già accumulato, passare dal 5,608% previsto a 67 anni al 5,088% dei 64 anni determina una differenza di altri 1.560 euro lordi l’anno.
  • Infine c’è il ricalcolo contributivo dei 10 anni precedenti al 1996. Con il sistema retributivo, ipotizzando una retribuzione pensionabile di 35.000 euro e un rendimento del 2% per 10 anni, questa parte della pensione varrebbe circa 7.000 euro lordi l’anno. Con il contributivo, ipotizzando per lo stesso periodo un montante ricostruito di 100.000 euro, a 64 anni si otterrebbero invece circa 5.088 euro. Altri 1.912 euro lordi l’anno in meno.

Sommando le tre voci, nel nostro esempio la perdita arriva quindi a circa 5.415 euro lordi l’anno, ossia poco più di 416 euro lordi al mese su 13 mensilità. La pensione passerebbe da circa 25.767 euro lordi annui aspettando i 67 anni a circa 20.352 euro andando via a 64 anni, quindi da circa 1.982 a 1.566 euro lordi al mese. Una differenza di circa il 21%.