Pensione a 66 anni e 7 mesi: chi può andarci nel 2021

Antonio Cosenza

02/12/2020

28/05/2021 - 16:54

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Confermata anche per il 2021 la possibilità di anticipare l’accesso alla pensione di vecchiaia di cinque mesi. Ecco a chi è riservata.

Pensione a 66 anni e 7 mesi: chi può andarci nel 2021

È confermata per il 2021 la possibilità - riconosciuta dalla Legge di Bilancio 2018 - di andare in pensione all’età di 66 anni e 7 mesi. Come noto questo era il limite indicato dai vecchi requisiti per la pensione di vecchiaia: questo, poi, è stato adeguato dal 1° gennaio 2019 all’incremento delle aspettative di vita, il quale ha comportato un aumento di cinque mesi del requisito anagrafico.

Ad oggi, quindi, per accedere alla pensione di vecchiaia bisogna aver compiuto i 67 anni di età, a fronte di 20 anni di contribuzione.

Tuttavia, la Legge 205/2017, ossia la manovra finanziaria per il 2018, ha riconosciuto in favore di determinate categorie di lavoratori la possibilità di anticipare di qualche mese l’accesso alla pensione di vecchiaia, prevedendo il collocamento in quiescenza una volta raggiunto il requisito dei 66 anni e 7 mesi.

Tuttavia, per queste categorie è richiesto- come vedremo di seguito - un requisito contributivo maggiore rispetto a quello previsto per la generalità dei lavoratori che accedono alla pensione di vecchiaia. A tal proposito, vediamo quali sono le categorie che nel 2021 possono continuare ad accedere alla pensione di vecchiaia con cinque mesi di anticipo, anziché attendere i 67 anni, e quali sono i requisiti che questi devono soddisfare.

Pensione a 66 anni e 7 mesi nel 2021: ecco per chi

Con quanto disposto dalla Legge di Bilancio per il 2018 sono stati tutelati quei lavoratori che per molti anni sono stati impiegati in mansioni particolarmente gravose o usuranti.

Lavoratori gravosi

Ad esempio, questo beneficio interessa quei lavoratori che sono stati impiegati in una delle 15 categorie professionali riconosciute come gravose ai sensi della legge 232/2016. Si tratta degli stessi lavoratori che possono beneficiare anche di altre agevolazioni sulla pensione, come ad esempio di Quota 41 e dell’Ape Sociale. Va detto, però, che nel caso in cui i lavoratori gravosi abbiano già avuto accesso all’Ape Sociale non è riconosciuta la possibilità di anticipare l’accesso alla pensione a 66 anni e 7 mesi.

Affinché possano essere riconosciuti come lavoratori gravosi, però, è anche necessario aver svolto questa attività per almeno sette anni negli ultimi dieci anni che precedono l’accesso alla pensione.

Infine, come anticipato, il requisito contributivo è maggiore rispetto a quello richiesto per la pensione di vecchiaia a 67 anni: questi, infatti, devono soddisfare un minimo di 30 anni di contributi, ma non si può cumulare la contribuzione presente in altre gestioni previdenziali rispetto a quella che si fa carico della prestazione.

Lavoratori usuranti

La stessa possibilità è riconosciuta ai lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti, come descritti dal decreto del Ministero del Lavoro del 18 maggio 1999. Ad esempio, questo ha riconosciuto agevolazioni per la pensione ai soggetti che hanno svolto lavori in galleria, cava o miniera, oppure hanno lavorato in condizioni di alte temperature.

Anche in questo caso sono richiesti però alcuni requisiti aggiuntivi: in primis l’attività usurante deve essere stata svolta per almeno metà della vita lavorativa, o comunque per almeno sette anni negli ultimi dieci. Il requisito contributivo richiesto anche per questa categoria è pari a 30 anni.

Sono riconosciuti come gravosi anche i cosiddetti lavoratori notturni, ossia coloro che sono impiegati per almeno 64 notti l’anno. Non spetta, invece, la possibilità di anticipare l’accesso alla pensione alle categorie destinatarie dell’Ape Sociale, quali disoccupati, invalidi e caregiver.

Attenzione: questa è una possibilità riservata ai soli lavoratori dipendenti. Non ne possono fare accesso quindi, coloro che da autonomi sono stati impiegati in mansioni usuranti o gravose.

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