In pensione a 57 anni con Opzione Donna

Con la Legge di Bilancio 2019 si apre per le lavoratrici la possibilità di andare in pensione a 57 anni (e 7 mesi) di età grazie alla proroga di Opzione Donna.

In pensione a 57 anni con Opzione Donna

Pensioni Opzione Donna: dal 2019 si potrà andare in pensione a 57 anni, grazie alla proroga dell’Opzione Donna che il Governo intende includere tra i provvedimenti della riforma delle pensioni che verrà finanziata dalla Legge di Bilancio 2019.

Ad oggi, infatti, andare in pensione a 57 anni è quantomeno impossibile: sia per la Quota 41 che per la pensione anticipata, le due misure con le quali si può andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica, infatti, sono richiesti molti contributi (41 anni nel primo caso, 42 e 10 mesi nel secondo, per gli uomini, e uno in più per le donne) che molto difficilmente un lavoratore ha maturato all’età di 57 anni.

Nel 2019, quindi, ad andare in pensione all’età di 57 anni potranno essere solamente le donne, purché abbiano maturato almeno 35 anni di contributi.

Ricordiamo che anche oggi, nonostante la fase sperimentale di Opzione Donna sia ormai terminata (la proroga deve essere ancora approvata) è possibile ricorrere a questa misura per il pensionamento anticipato: grazie al meccanismo della cristallizzazione, infatti, possono accedervi le lavoratrici che hanno maturato i requisiti richiesti - sia quello anagrafico che il contributivo - entro le suddette date:

  • requisito anagrafico: 31 luglio 2016;
  • requisito contributivo: 31 dicembre 2015.

Ovviamente ad oggi coloro che possono accedere ad Opzione Donna non sono molte, visto che chi ha maturato i requisiti entro le suddette date vi ha fatto ricorso non appena ne ha avuto la possibilità.

Con la proroga della fase sperimentale, che dovrebbe essere prolungata anche per il prossimo triennio, quindi per molte lavoratrici si aprirà una strada alternativa - e più veloce - per il pensionamento con la quale smettere di lavorare anche all’età di 57 anni.

C’è da dire però che nel frattempo su Opzione Donna si sono aggiunti gli adeguamenti con le aspettative di vita che hanno comportato un aumento del requisito anagrafico, e che ce ne sarà un altro per il 2019 che porterà ad un ulteriore incremento di 5 mesi.

In attesa quindi di ricevere informazioni ufficiali su Opzione Donna (per la quale sono arrivate rassicurazioni da Di Maio ma di cui non ci sono notizie in Legge di Bilancio) vediamo come funzionerà questa misura e quali saranno le novità apportate dagli adeguamenti con le aspettative di vita.

In pensione a 57 anni con Opzione Donna

Come anticipato la possibilità di accedere alla pensione una volta compiuti i 57 anni di età è stata riservata alle sole lavoratrici, purché nel contempo abbiano maturato 35 anni di contributi.

Questo però vale solamente per le lavoratrici subordinate; le autonome, infatti, possono andare in pensione con Opzione Donna con un anno di ritardo, ossia una volta compiuti i 58 anni.

Per quanto riguarda subordinate e autonome c’è da fare un’altra distinzione: dovete sapere che Opzione Donna prevede il meccanismo delle finestre mobili, ossia il periodo che va dalla maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi utili per maturare il diritto alla pensione alla decorrenza effettiva del rateo previdenziale.

Insomma, nel caso di Opzione Donna le lavoratrici potranno sì fare domanda per la pensione una volta maturati i suddetti requisiti, ma per ricevere il primo assegno previdenziale dovranno attendere diversi mesi. Nel dettaglio, per le lavoratrici subordinate la finestra mobile ha durata di 12 mesi, mentre per le autonome addirittura di 18 mesi.

Tuttavia, per chi vuole accedere ad Opzione Donna anticipando il più possibile l’accesso alla pensione c’è un prezzo da pagare: questa misura, infatti, prevede una penalizzazione sull’assegno, visto che questo viene ricalcolato interamente con il sistema contributivo che, come noto, è maggiormente penalizzante rispetto a quello retributivo (qui le differenze tra i due).

La misura della penalizzazione ovviamente dipende dalla posizione contributiva dell’interessata, ma a seconda dei casi questa può arrivare anche a percepire una pensione più bassa del 30-40% rispetto a quella che avrebbe percepito se avesse fatto ricorso ad un’altra misura per il pensionamento anticipato (come appunto la Quota 100 che debutterà nel 2019 con la quale si può andare in pensione a 62 anni) che non prevede alcuna penalizzazione sull’importo.

Opzione Donna: come cambia con gli adeguamenti con le speranze di vita?

Ad oggi non c’è ancora chiarezza su come verrà incrementato il requisito anagrafico una volta che questa misura verrà prorogata.

Nel frattempo che Opzione Donna è stata bloccata, infatti, sono intervenuti diversi adeguamenti con le speranze di vita che hanno portato ad un incremento di 7 mesi dell’età pensionabile ed in più nel 2019 ne è atteso un altro di 5 mesi.

In che modo questi adeguamenti andranno a modificare Opzione Donna? In attesa di una conferma in merito da parte del Governo, riteniamo che per coloro che matureranno i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2018, l’età per accedere ad Opzione Donna sarà la seguente:

  • 57 anni e 7 mesi per le lavoratrici subordinate;
  • 58 anni e 7 mesi per le autonome.

Per chi invece maturerà i suddetti requisiti solamente dopo il 1° gennaio 2019 si applicherà anche il prossimo incremento di 5 mesi, portando così l’età pensionabile a:

  • 58 anni per le lavoratrici subordinate;
  • 59 anni per le lavoratrici autonome.

Queste, ricordiamo, sono informazioni ufficiose ma non ancora ufficiali visto che solamente con l’approvazione della Legge di Bilancio 2019, e la pubblicazione della relativa circolare esplicativa dell’INPS ne sapremo di più in merito.

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Argomenti:

Opzione donna Pensione

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