Peculato, M5S furioso: “Così non si va avanti”. Ma Salvini prova a rimediare

Governo beffato su un emendamento al ddl Anticorruzione che annacquerebbe il peculato: la Lega così salverebbe alcuni suoi big, ma i 5 Stelle sono furiosi.

Peculato, M5S furioso: “Così non si va avanti”. Ma Salvini prova a rimediare

Nuova tensione nel governo. In attesa che arrivi alla Camera per il suo via libera definitivo il decreto Sicurezza, dove la maggioranza potrebbe mettere il voto di fiducia così come avvenuto al Senato per domare i vari dissidenti, a Palazzo Madama ieri sera l’esecutivo è andato sotto per la prima volta in Aula.

Tutta colpa di emendamento al ddl Anticorruzione presentato dall’ex 5 Stelle Catello Vitiello, espulso perché massone, che in pratica andrebbe ad annacquare il peculato salvando così molti big della Lega al momento sotto processo.

Il Movimento 5 Stelle è subito andato su tutte le furie, con il capogruppo pentastellato Francesco D’Uva che ha sbottato dicendo che “così non si può andare avanti”.

Sul tema poi è intervenuto anche Matteo Salvini che ha cercato di gettare acqua sul fuoco “voto sbagliato, si è trattato di un incidente di percorso perché la linea della Lega è quella dettata dal suo segretario”.

Il peculato fa arrabbiare i 5 Stelle

Con 284 voti a favore e 239 contrari la Camera ieri ha approvato un emendamento, presentato da Catello Vitiello ora facente parte del gruppo Misto, che è una sorta di colpo di spugna per quanto riguarda il peculato.

In pratica si renderebbero punibili solo quei pubblici ufficiali il cui uso di denaro pubblico non sia regolato da norme interne. Visto che i capigruppo gestiscono i soldi pubblici stando a un regolamento interno, sarebbe quindi impossibile contestare il reato ai politici molti dei quali sono al momento al centro delle varie inchieste sulle “spese pazze”.

In particolare questo emendamento andrebbe a salvare diversi esponenti di primo piano della Lega: l’ex governatore della regione Piemonte Roberto Cota, il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi, il capogruppo Riccardo Molinari e il deputato Paolo Tiramani.

La decisione di applicare il voto segreto ha scatenato i franchi tiratori tanto che alla maggioranza sono mancati oltre 100 voti alla Camera, che si sono aggiunti a quelli favorevoli di Forza Italia, Fratelli d’Italia e del gruppo Misto.

Quello che è accaduto oggi in Aula è un fatto gravissimo - ha commentato furioso il capogruppo 5 Stelle Francesco D’Uva - Così non si va avanti. Noi non salviamo i furbetti dalla galera. Chi ha votato Sì a un emendamento che va a favore dei delinquenti si sta assumendo una responsabilità enorme agli occhi dei cittadini”.

Mentre leghisti e pentastellati si rimpallavano le accuse di aver “tradito” la maggioranza, è intervenuto anche Matteo Salvini che ha cercato di stemperare gli animi garantendo che il ddl Anticorruzione verrà approvato così come era stato pensato dal governo.

Voto in aula assolutamente sbagliato - ha commentato il ministro dell’Interno - La posizione della Lega la stabilisce il segretario. Il provvedimento arriverà alla fine come concordato dalla maggioranza. Un incidente di percorso che avrà come conseguenza quella di approvare il dl sicurezza ancora più in fretta”.

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