Partite IVA escluse dal bonus affitti: le richieste delle associazioni

Partite IVA escluse dal bonus affitti, il credito d’imposta del 60% del canone di locazione del mese di marzo. Le associazioni professionali stanno lavorando affinché la misura sia presente nel decreto di aprile.

Partite IVA escluse dal bonus affitti: le richieste delle associazioni

Bonus affitti nel dl Cura Italia tra le misure per contrastare gli effetti economici del Coronavirus: le partite IVA, però, sono escluse.

L’articolo 65 del decreto del 17 marzo infatti prevede un credito d’imposta pari al 60% del canone di locazione del mese di marzo 2020, ma l’agevolazione è pensata solo per negozi e botteghe.

Rimangono fuori dall’agevolazione i professionisti, che dovranno pagare da soli -cioè senza aiuti statali- gli affitti dei propri studi, anche se nelle scorse settimane hanno subìto un forte calo del fatturato.

La situazione è questa per il mese di marzo, ma forse ci sarà spazio anche per i professionisti nel decreto con le misure economiche per aprile, grazie all’impegno delle associazioni di categoria (commercialisti e consulenti del lavoro in primis).

Bonus affitti per Coronavirus, partite IVA escluse dal Cura Italia

Sono tante le misure a sostegno della liquidità di imprese e famiglie prese nel dl Cura Italia, ma è innegabile che qualche “svista” c’è.

È anche naturale, visto che il Cura Italia è una sorta di legge di Bilancio redatta in una settimana.

Ad oggi, però, sono i liberi professionisti a soffrire di più le conseguenze economiche del Coronavirus, visto che sono poche le misure prese a loro tutela.

Per i professionisti infatti non è previsto il cosiddetto bonus affitti, il credito d’imposta pari al 60% del canone di locazione del mese di marzo.

Quindi le partite IVA pagheranno interamente l’affitto del mese di marzo, senza nessun contributo da parte dello Stato, nonostante siano tra le categorie più colpite dagli effetti del Coronavirus.

Per ora l’unica agevolazione pensata per le partite IVA -quelle non iscritte agli Ordini- è il bonus di 600 euro, le cui domande dovrebbero iniziare a essere presentate dalla prossima settimana (con la speranza che le risorse dedicate riescano a coprire le richieste di 5 milioni di contribuenti).

Partite IVA escluse dal bonus affitti: le richieste delle associazioni

Le associazioni professionali non smettono, nel frattempo, di lavorare col Governo per provare a migliorare la situazione delle categorie che rappresentano.

Il termine per presentare emendamenti al Cura Italia scade venerdì 27 marzo, ma le associazioni, in particolare commercialisti e consulenti del lavoro, non si fanno trovare impreparati.

Oltre a richiedere l’estensione del credito d’imposta sugli affitti anche ai professionisti, Marina Calderone e Massimo Miani, rispettivamente presidenti del Consiglio nazionale dell’ordine dei Consulenti del Lavoro e del Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, hanno dichiarato in una nota congiunta del 24 marzo:

“Il protrarsi e l’ampliamento della emergenza sanitaria hanno messo in ginocchio il tessuto economico del Paese e con esso lavoratori dipendenti e professionisti. Per questo motivo sono necessari interventi di integrazione al reddito facili, diffusi e di rapidissima assegnazione diversi, per criteri e tempistiche, da quelli utilizzati nei periodi di ordinaria amministrazione.”

Commercialisti e consulenti del lavoro hanno quindi elencato delle proposte sia fiscali che in tema lavorativo, in un vero e proprio piano di emergenza.

Tra le misure proposte dai commercialisti e dai consulenti del lavoro per salvare le partita IVA c’è ad esempio lo stop delle tasse fino al 30 giugno, e un bonus da 1.000 euro per tutti i lavoratori ricompresi in tutte le istanze presentate, con saldo al mese successivo.

La speranza condivisa è che lavorando insieme si riesca a migliorare il “tiro” del prossimo decreto con le misure economiche, in modo che aiuti tutte le categorie che contribuiscono all’economia del nostro Paese.

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