Opzione Donna e nona salvaguardia nel (possibile) contratto di Governo tra M5S e PD

Simone Micocci

19 Aprile 2018 - 14:29

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Accordo di governo tra il Partito Democratico e Movimento 5 Stelle: Cesare Damiano si dice possibilista così da riformare le pensioni rendendo strutturale l’Opzione Donna e introducendo una nona salvaguardia.

Patto di Governo tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico per la stabilizzazione dell’Opzione Donna e per una nona salvaguardia?

Vista la difficoltà a trovare un accordo con il Centrodestra, il Movimento 5 Stelle ha teso nuovamente la mano verso il Partito Democratico. Tra i possibilisti in merito ad un accordo M5S-PD c’è Cesare Damiano - ex ministro del Lavoro - secondo il quale si potrebbe approfittare di questa intesa per attuare una nuova riforma delle pensioni.

Damiano, infatti, ha suggerito a Martina di aggiungere un quarto punto a quelli già presenti nella proposta di intesa che il PD ha presentato al Movimento 5 Stelle: una riforma delle pensioni che preveda la stabilizzazione dell’Opzione Donna e l’introduzione di una nona salvaguardia per risolvere una volta per tutte il problema degli esodati; e non solo.

Secondo l’ex Ministro del Lavoro, infatti, è inutile fare proposte irrealizzabili ai lavoratori, quale ad esempio la cancellazione della Legge Fornero; bisogna presentare idee concrete, realizzabili senza mettere a rischio la stabilità delle casse dello Stato.

Damiano: “Così riformiamo le pensioni con il M5S

Già nel corso della campagna elettorale Cesare Damiano si era pronunciato in maniera negativa sull’abolizione della Legge Fornero paventata da Salvini.

Secondo lui, infatti, la Legge Fornero è già stata ampiamente modificata nel corso della XII legislatura, durante la quale Damiano è stato a capo della Commissione Lavoro della Camera. Obiettivo del prossimo Governo, quindi, sarà di continuare ad introdurre dei correttivi così da rendere più equo il sistema.

Nel dettaglio, tra le proposte segnalate da Damiano per una possibile riforma delle pensioni targata M5S e Partito Democratico ci sono il proseguimento della sperimentazione dell’Opzione Donna al fine di renderla strutturale e l’introduzione di una nona salvaguardia per risolvere definitivamente il problema degli esodati, ma non solo.

Damiano ha anche ribadito l’urgenza di una proroga dell’anticipo pensionistico a 63 anni (in scadenza nel 2018), così come dell’importanza di ampliare l’elenco dei 15 lavoratori gravosi ai quali sono riconosciute particolari agevolazioni per la pensione.

Damiano poi non ha escluso di poter estendere a tutti la Quota 41, permettendo così ad ogni lavoratore di andare in pensione con un’anzianità contributiva di almeno 41 anni.

Infine - ma non per importanza - l’ex presidente della Commissione Lavoro ha parlato dell’introduzione di una pensione di garanzia per i giovani millennial, particolarmente penalizzati dal passaggio al sistema di calcolo contributivo.

Quali risorse per una nuova riforma delle pensioni?

Damiano poi ha consigliato al prossimo Esecutivo - qualunque esso sia - dove trovare le risorse per procedere con la riforma delle pensioni.

Le risorse non spese delle otto salvaguardie e dell’Opzione Donna, infatti, contano più di 2 miliardi di euro; soldi che è arrivato il momento di far “tornare nelle tasche dei pensionati”.

Anche per Damiano quindi è necessario un atto di responsabilità delle forze politiche, così da passare dalle “parole ai fatti”.

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