Cedola periodale in arrivo sulla prima serie del BTP Futura i ci prezzi stanno lentamente risalendo la china
Almeno per i prossimi 11 anni (ad aprile 2037 scadrà l’ultima serie) di tanto in tanto si sentirà parlare dei BTP Futura. Difficilmente per tesserne le lodi e, forse ancor meno, per una loro futura riedizione. Nel collettivo degli investitori retail non hanno lasciato un buon ricordo, anzi, e, si sa, anche queste emissioni retail vivono di “marketing” per sostenerne gli acquisti.
Alla luce di queste premesse tutt’altro che rosee, vediamo i due motivi per i quali si riaccendono i riflettori sul BTP Futura 2030. Anticipiamo che sono in arrivo nuovi interessi sul conto corrente per i titolari di questo BTP Futura quasi dimenticato.
Cedole fisse e crescenti sul bond a 10 anni
Il Futura ’30 fu il primo delle quattro serie ad oggi emesse, lanciato a mercato dal 6 al 10 luglio 2020 per una durata in origine di 10 anni, e scadenza al 14/07/2030. L’attuale ISIN ordinario è IT0005415291, mentre quello speciale di emissione a cui è collegato il premio fedeltà è IT0005415283. Il bonus finale, in particolare, sarà pari al tasso medio di crescita del PIL nazionale durante la vita del titolo, e compreso nel range min/max tra l’1% e il 3% del capitale sottoscritto.
Al pari degli altri bond retail similari ha una struttura cedolare di tipo step-up (stacco semestrale al 14/07 e 14/01), cioè fissi e crescenti al passare del tempo. Il titolo riconosce l’1,15% annuo lordo dal 1° al 4° anno, l’1,30% dal 5° al 7° e l’1,45% dall’8° al 10°. Al momento siamo ancora al 2° step e difatti il tasso lordo periodale in pagamento mercoledì 14 gennaio è dello 0,65%.
Si tratta di cedole in linea con il costo del denaro del tempo ma relativamente poco allettanti per un investimento decennale. Difatti il Tesoro all’epoca raccolse 6,132 mld di € a seguito dei 174.318 contratti conclusi, per un taglio medio a contratto di 35.179 €.
Infine diamo uno sguardo agli scambi sul secondario, che nel complesso sono buoni malgrado lo scarso appeal delle cedole. In media si contano tra i 50 e i 150 contratti giornalieri per controvalori mediamente racchiusi tra i 1,5 e i 6,5 mln di euro.
Quotazioni quasi sempre sotto cento
In verità sarebbe curioso sapere quanti degli investitori della prima ora hanno retto alle pressioni del mercato ed abbiano ancora il titolo in portafoglio. Al netto dei primi mesi di vita, poi il bond è piombato sotto la parità e lì vi rimasto fino ai giorni nostri. Il minimo storico lo segnò a fine settembre ’22 a quasi 79 centesimi, mentre oggi viaggia in area 94,1 per un effettivo a scadenza del 2,82% (dati: Borsa Italiana). Dall’ultimo low di ottobre ’23 in area 80 il titolo ha guadagnato un 17,6% in conto capitale, più le cedole di periodo per un buon 20% lordo complessivo.
Sarebbe curioso, si diceva, sapere quanti sottoscrittori iniziali siano ancora nel trade e quanti altri non lo abbiano già liquidato. Un dubbio frutto di due considerazioni obiettive. Primo, molte emissioni sovrane successive hanno offerto rendimenti superiori a quelli del Futura ’30. Secondo, il recupero delle quotazioni renderebbe “meno doloroso” lo switch su un altro bond dai coupon più ricchi.
Portare a termine l’investimento o uscire anzitempo?
Restare o lasciare un dato investimento non è semplice e scontato come potrebbe apparire. Le valutazioni da fare sono tante e vanno contestualizzate al mercato, al portafoglio, all’investitore, agli obiettivi e strategie, etc.
Ciononostante ragioniamo di fantasia e immaginiamo di liquidarlo in perdita ai corsi attuali dopo lo stacco cedola di gennaio. Facciamo due calcoli. Rispetto ai corsi a 100 in emissione c’è già una prima perdita certa in conto capitale del 5,9% del debito nominale sottoscritto. Su ipotetici 10mila € investiti in principio oggi il mercato riconoscerebbe solo 9.410 €. Poi ci sarebbe la perdita del premio fedeltà, che nella peggiore delle ipotesi sarebbe dell’1%, e quindi di almeno lo 0,55% pro quota (5 anni e mezzo). Tuttavia, è più ragionevole attendersi un premio finale in area 2% a luglio 2030, malgrado le incertezze del PIL degli anni a venire. Infine si perderebbe il diritto all’incasso dell’1,95% di cedole lorde complessive del 2° step, e del 4,35% del 3°.
In due battute, servirebbe un titolo alternativo capace di far guadagnare più del 16,5% complessivo da qui a 4,5 anni per rendere lo switch profittevole.
Nuovi interessi sul conto corrente per i titolari di questo BTP Futura quasi dimenticato
Il 27/02/’25 il Dipartimento del Tesoro emise la 1° trancia di un neo quinquennale con ISIN IT0005637399 e scadenza 1° luglio 2030. Pertanto la durata residua e il rischio emittente possono dirsi coincidenti, mentre varia la struttura dei tassi. Oggi il BTP Fx 2,95% Jul30 prezza 101,22, non tantissimo sopra la pari malgrado la cedola annua più che doppia rispetto a quella dello step-up. Morale, allo stato attuale dei mercati obbligazionari serviranno ancora anni al Futura ’30 per il pieno recupero dei corsi alla pari.
Ora, all’investitore iniziale del titolo step-up converrebbe passare al Fx 2,95%? No, dato che quest’ultimo al rendimento attuale del 2,68% non produrrebbe neanche un 16% di guadagno lordo da qui al 1° luglio 2030. La risposta probabilmente sarebbe stata affermativa solo nel caso in cui il Futura ’30 fosse stato sprovvisto di premio fedeltà. Ovviamente le considerazioni cambiano di volta in volta per chi ha comprato il Futura ’30 dopo la settimana di collocamento iniziale.
Quello su esposto è solo uno dei tanti casi di possibili arbitraggi che il mercato offre continuamente.
Basterebbe cambiare raffronto, e connesso grado di rischio, per scovare altre opportunità a parità di durata residua e da valutare di volta in volta. Ad esempio con il Romania Tf 3,624% Mg30 Eur, codice ISIN XS2178857954, ma a maggior rischio e prezzi attuali sotto cento (98,45) lo switch sarebbe profittevole. Oppure attendere il prossimo scivolone dei mercati e avere la fortuna di acquistare il BTP Fx 2,95% Jul30 ben sotto cento, e così via.
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