Da anni si parla con sempre maggiore insistenza della possibile introduzione di una nuova patrimoniale, un’imposta che, a differenza di quelle che gravano sui redditi, colpisce direttamente il patrimonio dei contribuenti: immobili, depositi bancari, investimenti finanziari e altri asset accumulati nel tempo.
Si tratta senza dubbio di uno dei temi più controversi del dibattito economico e politico, per una serie di ragioni che vanno dall’equità fiscale agli effetti sui risparmi e sugli investimenti. Ma forse il punto sul quale bisognerebbe soffermarsi è un altro: abbiamo davvero bisogno di un’ulteriore patrimoniale?
La domanda non è banale, soprattutto perché in Italia imposte di questa tipologia esistono già e non sono nemmeno poche. Eppure, quando si affronta il tema di una nuova tassa sul patrimonio, questo aspetto viene spesso trascurato o relegato in secondo piano. Prima di discutere dell’opportunità di introdurre nuovi prelievi, sarebbe quindi utile guardare a ciò che già esiste, analizzarne il peso effettivo e comprendere quanto incidano sulle tasche dei contribuenti.
Facciamo allora un po’ di chiarezza e vediamo quali sono le principali imposte patrimoniali già presenti nel nostro ordinamento.
Cos’è davvero una patrimoniale (e perché divide così tanto)
Come abbiamo già detto, una patrimoniale è un’imposta che non colpisce il reddito prodotto da una persona - come avviene, ad esempio, con l’IRPEF - ma il patrimonio che essa possiede. Parliamo quindi di beni immobili, conti correnti, investimenti finanziari, terreni e, più in generale, di tutti quegli asset che compongono la ricchezza di un contribuente.
Proprio questa caratteristica spiega perché il tema sia da sempre particolarmente controverso. Da un lato, infatti, il possesso di un patrimonio rilevante non implica necessariamente la disponibilità di un reddito elevato: si può essere proprietari di una casa di valore o aver accumulato risparmi nel corso degli anni senza avere entrate particolarmente consistenti.
Dall’altro lato, quel patrimonio è spesso il risultato di redditi che, nel momento in cui sono stati percepiti, sono già stati assoggettati a tassazione.
Si tratta di osservazioni del tutto legittime, che alimentano da anni il dibattito sull’opportunità o meno di introdurre nuove imposte patrimoniali. Tuttavia, l’obiettivo di questo articolo non è stabilire se una nuova patrimoniale sia giusta o sbagliata. Piuttosto, è capire quante imposte di natura patrimoniale esistano già oggi nel nostro Paese. Perché, al di là delle discussioni su eventuali nuove tasse, una cosa è certa: le patrimoniali in Italia esistono già, e sono molte più di quanto si pensi.
Quante patrimoniali paghiamo già senza saperlo
In Italia le imposte patrimoniali non solo esistono, ma sono anche numerose. Basti pensare a quelle legate al possesso degli immobili, come l’IMU, oppure all’imposta di bollo sulle attività finanziarie. A queste si aggiungono le imposte che colpiscono i trasferimenti di ricchezza, ad esempio in occasione dell’acquisto di un immobile, attraverso tributi come le imposte catastali, ipotecarie e di registro. Infine, rientrano nello stesso perimetro anche le imposte su successioni e donazioni.
Tutte queste forme di prelievo possono essere considerate, a pieno titolo, imposte patrimoniali. E il loro peso complessivo non è affatto marginale. Secondo l’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore del 2023, il gettito complessivo di queste imposte arriva a circa il 25% del PIL. Un dato significativo, che colloca l’Italia sopra la media dell’Unione europea.
In particolare, il report evidenzia come il nostro Paese raccolga più gettito patrimoniale rispetto a economie come Germania e Paesi Bassi, mentre risulta inferiore a Francia, Belgio e Regno Unito. In altre parole, non si tratta di un ambito fiscale marginale o trascurabile, ma di una componente, già oggi, rilevante del nostro sistema tributario.
Per questo motivo, quando si sente affermare che in Italia servirebbe introdurre una nuova patrimoniale, può essere utile ricordare questo dato. Il punto, semmai, non è tanto l’assenza di questo tipo di imposte, quanto la loro struttura e distribuzione. Un esempio evidente riguarda la tassazione immobiliare, basato su valori catastali che, in media, risultano inferiori ai valori di mercato, con scostamenti particolarmente ampi nelle aree più ricche e per gli immobili di maggior pregio. Ma questo è solo uno dei tanti aspetti su cui si potrebbe intervenire per rendere il sistema più coerente ed efficace.