L’Italia è, per certi aspetti, un vero e proprio paradiso fiscale. Un’affermazione che può sembrare sorprendente, se non addirittura provocatoria, eppure c’è un ambito in cui è più vicina alla realtà di quanto si possa immaginare: l’imposta di successione.
Nel suo complesso, infatti, l’Italia è tra i Paesi europei con la pressione fiscale più elevata, soprattutto per quanto riguarda la tassazione del reddito e dell’attività produttiva, con imposte come l’IRPEF che incidono in modo significativo su cittadini e imprese.
Tuttavia, quando si analizzano alcune specifiche forme di tassazione, il quadro cambia radicalmente. Un esempio emblematico è rappresentato proprio dalle imposte sulle successioni e sulle donazioni, che nel nostro Paese sono tra le più contenute rispetto a quelle previste in molti altri Stati. Ma come funziona esattamente questo sistema? Vediamolo nel dettaglio.
Perché il sistema fiscale italiano è diverso da quello di molti altri Paesi
Quando si afferma che in Italia si pagano troppe tasse rispetto ad altri Paesi, è importante considerare non solo il livello complessivo della pressione fiscale, ma anche il modo in cui essa è distribuita. Il sistema tributario italiano, infatti, tende a gravare soprattutto sui redditi e sulla produzione della ricchezza. Ne è un esempio l’IRPEF, la cui aliquota marginale può raggiungere il 43% per la quota di reddito che supera i 50.000 euro. A questa si aggiungono le addizionali regionali e comunali, i contributi previdenziali e una serie di ulteriori imposte e oneri che aumentano il carico fiscale complessivo.
Altri Paesi hanno invece adottato un’impostazione diversa, scegliendo di applicare una tassazione meno gravosa sui redditi da lavoro o d’impresa e compensando, almeno in parte, con imposte più elevate sui patrimoni e, soprattutto, sul loro trasferimento tra generazioni.
È proprio sotto questo profilo che l’Italia rappresenta un’eccezione. Il nostro ordinamento prevede infatti una delle imposte sulle successioni più contenute tra i principali Paesi europei, grazie ad aliquote relativamente basse e a franchigie molto elevate. Di conseguenza, nella maggior parte delle successioni, gli eredi non sono tenuti a versare alcuna imposta.
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Aliquote e franchigie: come funziona l’imposta di successione
In Italia l’imposta di successione varia in base al grado di parentela tra il defunto e il beneficiario dell’eredità. Le aliquote previste dalla legge sono comprese tra il 4% e l’8%.
L’elemento che rende il sistema italiano particolarmente favorevole, tuttavia, non è tanto il livello delle aliquote, quanto l’ampiezza delle franchigie, cioè degli importi entro i quali l’eredità è completamente esente da imposta. Solo il valore che eccede tali soglie è assoggettato all’imposta di successione.
Le aliquote previste dalla normativa sono le seguenti:
- 4% per il coniuge e i parenti in linea retta (figli, genitori, nipoti che succedono per rappresentazione), con una franchigia di 1.000.000 di euro per ciascun beneficiario.
- 6% per fratelli e sorelle, con una franchigia di 100.000 euro per ciascun beneficiario.
- 6% per gli altri parenti fino al quarto grado e gli affini fino al terzo grado, senza alcuna franchigia.
- 8% per tutti gli altri soggetti, anch’essi senza franchigia.
Un aspetto fondamentale da tenere presente è che la franchigia è personale. Ciò significa che non si applica all’intera eredità, ma a ciascun beneficiario singolarmente. In altre parole, ogni erede ha diritto alla propria quota di esenzione.
Facciamo un esempio. Supponiamo che un patrimonio di 2,5 milioni di euro venga lasciato al coniuge e a due figli. Per questa categoria di beneficiari l’imposta di successione è pari al 4%, ma ciascun erede beneficia di una franchigia di 1 milione di euro.
Se il patrimonio viene ripartito in parti uguali, ciascuno erediterà circa 833.000 euro. Poiché ogni quota è inferiore alla franchigia di 1 milione di euro, nessuno dei tre eredi sarà tenuto a pagare l’imposta di successione.
Questo esempio mostra chiaramente quanto siano rilevanti le franchigie previste dal sistema italiano. Nonostante il valore complessivo dell’eredità sia considerevole, il trasferimento del patrimonio può avvenire senza alcun prelievo fiscale. Si tratta di un trattamento particolarmente favorevole, soprattutto se confrontato con quello di molti altri Paesi europei, dove le franchigie sono generalmente più basse e le aliquote sensibilmente più elevate.