Una misura drastica per combattere la crisi abitativa e riportare sul mercato 20.000 alloggi. Ecco dove sta succedendo e chi rischia la stangata.
Molti Paesi europei stanno affrontando la crisi abitativa e il problema delle case sfitte: di fronte a un mercato in cui i prezzi di acquisto delle abitazioni sono sempre in aumento e le famiglie faticano a richiedere mutui per l’acquisto della prima casa, si rende necessario un intervento governativo. Così, per esempio, la Svizzera ha introdotto gli affitti in base al reddito grazie ai quali le famiglie pagano la locazione in misura proporzionale alle proprie disponibilità economiche.
In Italia, invece, il governo Meloni ha messo a punto il Piano Casa per offrire alloggi a prezzo calmierato alla classe media (e non solo), mentre in altre zone del Vecchio Continente si punta a modificare la tassazione sugli immobili sfitti.
In particolare, il sindaco di Parigi ha intenzione di aumentare la tassa sugli immobili sfitti per rendere meno conveniente l’opzione e liberare fino a 20.000 alloggi attualmente non abitati. Ecco come funziona questa strategia e quanto pagheranno i proprietari di case vuote.
Crisi abitativa, a Parigi raddoppiano le tasse sugli immobili sfitti
A Parigi, il neo sindaco Emmanuel Grégoire ha dato il via libera al nuovo programma in favore dell’edilizia abitativa. Considerando i prezzi elevati degli immobili nella capitale francese e il gran numero di alloggi sfitti, il sindaco ha intenzione di raddoppiare le tasse per le abitazioni vuote: ciò significa che i proprietari potrebbero arrivare a pagare fino a €4.000 l’anno per una casa non affittata.
Secondo gli ultimi dati dell’INSEE, a Parigi un alloggio su cinque non è abitato (ovvero circa 274.000 abitazioni) e la percentuale è in continuo aumento: negli ultimi dieci anni il numero degli alloggi non abitati è salito dal 7% al 10%. Che si tratti di alloggi sfitti (137.000) o di seconde case e alloggi occasionali, questi immobili rimangono vuoti per la maggior parte dell’anno.
Per rimettere sul mercato queste abitazioni e permettere alle famiglie di accedere ad alloggi a prezzi abbordabili, il sindaco ha deciso di avvalersi di una disposizione della legge finanziaria per il 2026. In questo modo, nelle città situate in zone a forte tensione abitativa si potrà raddoppiare la tassa sugli alloggi sfitti a partire dal 2027.
Come cambia la tassa sugli immobili sfitti e quanto costerà ai proprietari
L’amministrazione di Parigi, con questa riforma, ha dato la possibilità ai Comuni in cui la domanda di alloggi supera ampiamente l’offerta di aumentare la tassa annuale dal 17% al 30% del valore catastale locativo dopo un anno di sfitto. Non solo: i Comuni potranno aumentare l’aliquota dal 34% al 60% dopo due anni di sfitto. Un vero e proprio salasso per i proprietari.
Jacques Baudrier, assessore del sindaco incaricato dell’edilizia abitativa, ha effettuato alcune stime per valutare l’impatto di questa riforma sui cittadini: “Per un appartamento medio, la tassa passerebbe da 2.000 euro a 4.000 euro all’anno a partire da due anni di sfitto”.
L’obiettivo però non è fare cassa, ma comunicare questa intenzione in anticipo affinché i proprietari di immobili possano rimettere sul mercato i loro alloggi in modo da evitare l’aumento della tassazione.
A Bruxelles mantenere alloggi sfitti costituisce un’infrazione
Una situazione simile si registra anche in Belgio: a Bruxelles, in particolare, mantenere alloggi sfitti per più di dodici mesi costituisce un’infrazione, punita con una sanzione amministrativa.
Come ha spiegato l’ex coordinatore del servizio per gli alloggi non occupati, i proprietari di immobili non abitati rischiano di pagare diverse migliaia di euro. Ad esempio, per una piccola casa a schiera di tre piani con una facciata di 5 metri, la multa sarà di 7.500 euro il primo anno, 15.000 euro l’anno successivo se la casa rimane sfitta. E ancora: 22.500 euro l’anno dopo, e così via.
Le autorità di Bruxelles possono persino esercitare un diritto di gestione pubblica, ovvero una sorta di requisizione che permette loro di prendere in gestione un immobile non occupato per metterlo a disposizione di una famiglia in condizioni abitative precarie.
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