Il dato relativo ai Non Farm Payrolls è arrivato in ritardo a causa dello shutdown parziale delle attività federali degli Stati Uniti. Crescita buste paga sorprende al rialzo.
Nel mese di gennaio 2026, l’economia degli Stati Uniti ha creato 130.000 nuovi posti di lavoro, quasi il doppio rispetto alla crescita di 70.000 buste paga attesa dagli analisti.
Bene anche il tasso di disoccupazione USA, sceso al 4,3% dal 4,4% di dicembre, meglio del 4,4% atteso dal consensus.
E’ quanto si apprende dalla pubblicazione del dato relativo ai Non Farm Payrolls USA, arrivato in ritardo a causa dello shutdown parziale delle attività federali degli Stati Uniti, che ha posticipato la pubblicazione di alcuni indicatori macro cruciali, tra cui quello di oggi.
Non Farm Payrolls, il report occupazionale USA sotto il radar della Fed per impostare il trend dei tassi
Il report occupazionale USA, va ricordato, è tra i dati macro più cruciali monitorati dalla Federal Reserve per decidere la direzione da dare ai tassi, insieme ai numeri relativi all’inflazione.
Quelle appena annunciati non sono cifre che fanno temere per la solidità del mercato del lavoro USA, tutt’altro, visto che l’aumento delle buste paga ha quasi doppiato le previsioni del consensus.
In evidenza inoltre il trend dei salari contenuto nei Non Farm Payrolls, anch’esso attenzionato per esaminare il trend delle pressioni inflazionistiche.
Dal rapporto è emerso che, nel mese di gennaio, i salari orari sono saliti in media dello 0,4% su base mensile, più del +0,3% atteso. Su base annua, la performance è stata di un rialzo del 3,7%, oltre il 3,6% previsto, a conferma della persistenza dell’inflazione negli States.
Mercato del lavoro USA non esattamente in sofferenza e una inflazione ancora ostinata: questo il doppio messaggio che il fronte macroeconomico degli Stati Uniti ha consegnato oggi alla Fed.
I numeri arrivati oggi hanno presentato praticamente un quadro che si allinea a quello illustrato da Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, al termine della prima riunione del 2026 dello scorso 28 gennaio, quando la banca centrale ha annunciato di avere lasciato fermi i tassi sui fed funds, all’interno della forchetta compresa tra il 3,5% e il 3,75%: si è trattato della prima pausa, dopo i tre tagli consecutivi varati dal 17 settembre al 10 dicembre del 2025.
Per quanto non hawkish, le dichiarazioni di Powell sono state tali da indurre diversi economisti e i mercati a scommettere su un nulla di fatto sui tassi USA da parte della Fed almeno fino a quando, a salire sullo scranno più alto della Banca centrale americana non sarà il successore dell’attuale banchiere centrale, ovvero Kevin Warsh, appena nominato dal Presidente americano Donald Trump.
leggi anche
Fed, Powell lascia fermi i tassi USA al 3,5%-3,75% e cancella quella frase. Trump di nuovo snobbato
I mercati riducono scommesse su taglio tassi a giugno
La solidità dei numeri appena annunciati sembra dare ragione alla prudenza di Powell.
Immediato l’effetto dei NFP sul mercato del forex, dove il dollaro USA è scattato subito al rialzo.
Reazioni anche sul mercato dei futures sui fed funds, che ora scommettono su una riduzione dei tassi USA a giugno con una probabilità sempre alta, pari al 72%, ma in deciso calo rispetto a quella del 100% prezzata prima della pubblicazione dei Non Farm Payrolls.
Vale la pena di ricordare che, nella conferenza stampa con cui ha commentato la decisione della Fed di lasciare i tassi USA fermi al range compreso tra il 3% e il 3,5%, Powell ha affermato da un lato che “ nessuno ha uno scenario di base che include un rialzo dei tassi ”, aggiungendo dall’altro lato che “ l’economia (USA) ci ha sorpreso con la sua forza ”.
Il timoniere della Banca centrale americana ha ribadito di ritenere che la Fed sia “ben posizionata per lasciare la guida delle nostre decisioni ai dati (macro)”, sottolinendo che “i rischi al rialzo per l’inflazione e quelli al ribasso per l’occupazione si sono attenuati ”.
Una situazione confortante, soprattutto per un banchiere centrale, che non richiede al momento un intervento sui tassi, a dispetto degli appelli continui di Trump, che ha accusato Powell diverse volte di non avere allentato in modo più significativo la politica monetaria degli Stati Uniti.
D’altronde, Powell ha detto nell’ultima riunione che, sebbene si sia ridotta in modo importante, l’inflazione degli States rimane ancora a livelli moderatamente elevati. E sul pericolo che l’inflazione continui a viaggiare per troppo tempo, come sta accadendo, al di sopra del target a cui punta la Fed, pari al 2%, almeno Powell non vuole abbassare la guardia. Riguardo a come si muoverà il suo successore Kevin Warsh bisogna pazientare ancora qualche mese, visto che il mandato di Jerome Powell scade alla metà di maggio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Argomenti