Nasdaq buca livello cruciale. Panico a Wall Street, è il momento di dire basta e di puntare qui?

Laura Naka Antonelli

04/03/2025

Panico a Wall Street, il Dow Jones affonda fino a -800 punti base, il Nasdaq buca una soglia chiave e ora rischia molto. Effetto dazi Trump, meglio puntare qui.

Nasdaq buca livello cruciale. Panico a Wall Street, è il momento di dire basta e di puntare qui?

Allarme a Wall Street, dove il sentiment continua a essere eroso dalla guerra dei dazi inaugurata dalla seconda amministrazione USA di Donald Trump. Già nella giornata di ieri e di venerdì scorso, l’attesa per l’entrata in vigore delle tariffe imposte da Trump sui beni che gli Stati Uniti importano dal Canada, dal Messico e dalla Cina avevano piegato la borsa americana. Oggi in evidenza le controffensive arrivate dalla Cina e dal Canada, con il premier canadese Justin Trudeau che ha risposto allo schiaffo di Trump annunciando dazi del 25% contro i prodotti made in USA.

Wall Street cade vittima della guerra commerciale che è letteralmente esplosa nelle ultime ore, dopo giorni di indiscrezioni e di false speranze.

Tartassato da smobilizzi inarrestabili il Nasdaq Composite, che già ieri aveva bucato una soglia chiave, chiudendo al di sotto della media mobile in 200 giorni per la prima volta dal 30 ottobre 2023. Dopo aver terminato a un livello inferiore del 9,6% rispetto ai massimi precedentemente testati, il Nasdaq ora rischia grosso, in quanto flirta con la fase di correzione, affossato in particolare dai bruschi scivoloni delle Big Tech USA: basti pensare che Nvidia ha perso YTD il 15% mentre Tesla, altra componente del club delle Magnifiche 7, ha sofferto un tonfo di quasi il 30% dall’inizio del 2025. Male YTD anche Microsoft, Apple, Amazon.

L’intensificarsi dei sell ha forti ripercussioni anche sull’indice S&P 500, che buca i minimi di gennaio azzerando tutti i guadagni incassati dall’Election Day del 5 novembre del 2024, che ha decretato il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump. Raffica di smobilizzi anche sul Dow Jones, che già ieri era scivolato di 600 punti, e che oggi è affondato fino a -800 punti. Nel frattempo, attanagliati dalla paura, gli investitori si chiedono se ci siano indici azionari dove potersi rifugiare, temendo che quello a cui stanno assistendo in queste ore sia soltanto l’inizio di una fase di fuga da Wall Street. E la risposta è affermativa e per certi versi sorprendente.

Puntate sulle borse europee, buy recenti confermano la loro resilienza. Occhio al Ftse Mib

È l’azionario made in Europe quello su cui puntare adesso: le borse europee, per quanto infettate da Wall Street, sono infatti considerate dagli analisti interpellati dalla CNBC decisamente più sicure, per diversi motivi, tra cui il contesto geopolitico più stabile.

La borsa Usa sarebbe invece più vulnerabile, sia per il rischio politico più alto che per le elevate valutazioni che caratterizzano i corsi azionari.

La resilienza dell’azionario europeo, in particolare del listino benchmark Stoxx 600, è già sotto gli occhi di tutti.

Nel mese di febbraio, il primo mese di trading da quando Trump è salito ufficialmente alla Casa Bianca, prendendo il timone dell’America, dopo aver prestato giuramento nelle vesti di 47esimo presidente USA alla fine di gennaio, l’indice Stoxx 600 ha guadagnato il 3,3%, a fronte di un trend di Wall Street decisamente più deprimente.

L’indice S&P 500 ha perso infatti a febbraio l’1,4%, mentre il Nasdaq Composite è arretrato del 4% circa. Male anche il Dow Jones Industrial Average, in ritirata dell’1,6% nel mese.

Andando a guardare agli indici azionari europei più importanti, in evidenza lo scatto del Ftse Mib di Piazza Affari, volato a febbraio di ben il 6% al nuovo record degli ultimi 18 anni.

Bene hanno fatto anche il Ftse 100 della borsa di Londra, +1,6% nello stesso arco temporale, come il CAC 40 della borsa di Parigi (+2%) e il DAX della borsa di Francoforte (+3,8%).

Schiaffo dazi Trump anche in UE, perché ha senso scommettere sulle azioni europee?

Naeem Aslam, responsabile degli investimenti di Zaye Capital Markets, con sede a Londra, ha spiegato gli acquisti sulle azioni europee con diversi fattori positivi.

Tra questi, il fatto che l’incertezza sui dazi che l’amministrazione Trump dovrebbe imporre sui beni che gli Stati Uniti importano dall’Unione europea sarebbe vicina finalmente a smorzarsi, visto che il Presidente americano ha anticipato la scorsa settimana l’intenzione di imporre dazi del 25% sui beni che arrivano negli USA dall’UE.

I dettagli dello schiaffo che Trump è pronto a dare all’Europa non si conoscono ancora: ma il tycoon ha detto che informazioni più precise arriveranno “molto presto” e che a essere colpite “saranno le auto e tutte le altre cose”.

Non tutta, ovviamente, ma parte dell’incertezza che gravava sul sentiment dell’Europa è stata in qualche modo rimossa, come ha spiegato Aslam: “(Ora) sappiamo esattamente cosa aspettarci, e i trader sono pronti a prendere il rischio”, ha detto il CIO di Zaye Capital Markets, aggiungendo che “lo sconto prezzo/utili, (in Europa) era pari al 40% alla fine del 2024” e che dunque “anche sotto questo punto di vista, questo è un grande mercato dove essere presenti ”.

Inoltre, “abbiamo assistito a una stagione degli utili che ha messo in evidenza un momentum molto, ma molto più positivo rispetto a quello del quarto trimestre del 2024 ”, fattore che “ha rassicurato ulteriormente gli investitori, che vedono nell’Europa il mercato in cui trovarsi”.

Alert DeepSeek per le Big Tech USA, ma non per l’Europa

Altri elementi invitano gli investitori a considerare di posizionarsi sull’azionario europeo: “Se guardate alla composizione dello Stoxx 600, soltanto il 10% delle azioni può essere considerato davvero tech ”, ha fatto notare Aslam, ricordando che un’altra minaccia che incombe in particolare su Wall Street è il possibile impatto del fenomeno DeepSeek sulle Big Tech americane.

Nel caso dell’indice S&P 500, di fatto, “la presenza delle azioni tecnologici è pari al 30% della composizione dell’indice”: e già questa caratteristica “ha portato gli investitori a iniziare a parcheggiare i loro capitali nei mercati europei”. La minaccia DeepSeek qui è infatti più bassa, in quanto l’incidenza dei titoli tecnologici sui listini azionari è minore in modo significativo.

E ancora, come se non bastasse: “I dati economici suggeriscono che è molto improbabile che la Federal Reserve tagli i tassi”, mentre “in Europa, c’è un sentiero chiaro di allentamento di politica monetaria, un altro grande vento in poppa massiccio per gli investitori”. Su questo ultimo punto, Aslam pecca però forse di ottimismo eccessivo, dal momento che sono tante le incognite che la BCE di Christine Lagarde, ormai pronta a sfornare il proprio verdetto, deve fronteggiare. Anche qui, la direzione dei tassi di interesse non è poi alla fine così chiara.