Settembre si avvia alla conclusione senza il ribasso che molti operatori si aspettavano dai mercati azionari americani. È un mese storicamente poco favorevole alle Borse, e nelle ultime settimane non sono mancati i timori di un ritracciamento dopo il rialzo precedente.
Eppure, dopo avere messo alla prova importanti aree di supporto, gli indici statunitensi sono tornati a muoversi vicino ai massimi: il 22 settembre l’S&P 500 era a circa lo 0,4% dal proprio record, mentre il Nasdaq ha segnato un nuovo massimo intraday. La debolezza statistica di settembre, almeno finora, non si è tradotta nella correzione attesa.
Cosa dice la stagionalità su ottobre
Che cosa può accadere in ottobre? La domanda torna ogni anno, perché questo mese occupa una posizione particolare nella storia delle Borse. È stato teatro di forti ribassi, ma anche di minimi dai quali sono partite successive riprese. Alcune analisi stagionali lo considerano un periodo in cui può esaurirsi una fase di debolezza, prima dei mesi tradizionalmente più favorevoli.
Il passaggio decisivo, però, è tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Gli studi sul cosiddetto Halloween effect confrontano i rendimenti del semestre novembre-aprile con quelli del semestre maggio-ottobre, riscontrando rendimenti medi storicamente superiori nel primo periodo. Non dimostrano, però, che ottobre debba necessariamente segnare un minimo, né che il rialzo debba ripetersi quest’anno.
La distanza tra statistica e andamento effettivo dei prezzi è già visibile a settembre. Chi attendeva una correzione degli indici americani sulla base del calendario ha visto, invece, un mercato ancora capace di recuperare terreno. La stagionalità aiuta a individuare i periodi da osservare; per capire se un movimento sta davvero cambiando direzione servono conferme sul grafico.
Un ragionamento simile vale per le materie prime. L’oro stenta a mostrare forza e non riesce a superare con convinzione i 4.500 dollari l’oncia, mentre l’argento presenta un quadro grafico che merita attenzione. Ma il caso più particolare è forse quello del succo d’arancia. Dopo un ribasso molto profondo, le sue quotazioni si sono stabilizzate e alcuni oscillatori classici mostrano divergenze rialziste: il prezzo è rimasto debole, mentre gli indicatori hanno iniziato a segnalare una minore intensità della pressione delle vendite. È un indizio di possibile cambiamento, ancora da confermare.
Dal crollo alla fase laterale: il succo d’arancia sta accumulando?
Per comprendere l’interesse del grafico bisogna partire dalle dimensioni del ribasso. Nel trimestre di ottobre 2024 il future sul succo d’arancia concentrato congelato, che quota in centesimi di dollaro per libbra, aveva raggiunto il massimo storico di 522,76. Nel trimestre di ottobre 2025 era arrivato al minimo di 112,60. Tra i due estremi la perdita è stata di circa il 78%: un movimento che ha cambiato radicalmente il quadro tecnico.
Il minimo del 2025 si è formato, sul grafico annuale, a ridosso della media mobile esponenziale a 9 periodi e, su quello trimestrale, vicino alla media mobile a 21 periodi. La coincidenza con questi riferimenti di lungo periodo dà rilievo all’area in cui la discesa ha trovato una prima reazione.
Non basta, però, a considerare conclusa la fase ribassista. Sul grafico mensile i prezzi continuano a muoversi sotto la media mobile a 9 periodi, segno che il recupero non ha ancora modificato il quadro su quell’orizzonte.
Dalla settimana del 13 luglio le quotazioni oscillano in uno stretto intervallo. Dopo un crollo, una fase di questo tipo può assumere l’aspetto di un’accumulazione: i venditori sembrano perdere la capacità di imprimere nuove accelerazioni al ribasso e la domanda assorbe parte dell’offerta. È la lettura grafica che rende interessante il succo d’arancia in questo momento. La stessa configurazione, tuttavia, potrebbe rivelarsi una semplice pausa prima di un’altra discesa. A distinguere i due scenari sarà il comportamento dei prezzi quando usciranno dall’intervallo.
Le sedute del 21 e 22 settembre hanno aggiunto un elemento alla possibile tesi di accumulazione. Lunedì 21 il rialzo è stato del 5,46% e nella rilevazione del giorno successivo le quotazioni hanno guadagnato circa un ulteriore 1%. Il primo scatto, dunque, non è stato immediatamente riassorbito. Movimenti di questa ampiezza meritano attenzione dopo settimane di relativa stabilità, ma due sedute positive non sono sufficienti per parlare di inversione duratura.
Anche le divergenze rialziste degli oscillatori vanno lette nello stesso modo. Indicano che il ribasso potrebbe avere perso forza prima che il cambiamento diventi evidente nel prezzo. Talvolta anticipano una reazione consistente, altre volte persistono mentre il mercato continua a scendere. Il loro valore, oggi, è richiamare l’attenzione su una fase che potrebbe essere vicina a una svolta, lasciando ai livelli di prezzo il compito di confermarla.
Stagionalità e livelli di prezzo: dove si decide la possibile svolta
L’autunno è un periodo significativo anche per il mercato del succo d’arancia. Secondo un’analisi storica di ICE, novembre è mediamente il mese più forte per il future, anche perché gli operatori si coprono contro il rischio di gelate in Florida. Gennaio risulta invece il mese più debole, quando parte di quelle coperture viene chiusa. La stessa ICE precisa che questa stagionalità è relativamente debole rispetto a quella di altre materie prime agricole: i rischi meteorologici possono produrre rialzi improvvisi, ma anche rapidi rientri se i danni temuti non si verificano.
Con quotazioni intorno a 150 centesimi per libbra, il grafico offre due riferimenti immediati. Il primo è 133,45, minimo del 17 luglio, che rappresenta il principale supporto dell’attuale fase laterale. Il secondo è 163,10, massimo del 4 agosto, la resistenza da osservare per valutare la forza di un eventuale recupero.
Una tenuta oltre quest’ultima area darebbe più consistenza all’ipotesi che le settimane di oscillazioni ristrette abbiano rappresentato una fase di accumulazione. La perdita del supporto renderebbe invece più fragile quella lettura.
Wall Street e succo d’arancia mostrano oggi due situazioni diverse, unite da una stessa lezione. Gli indici americani restano vicini ai massimi nonostante la reputazione negativa di settembre, mentre il succo d’arancia tenta di stabilizzarsi dopo un crollo, proprio mentre si avvicina un periodo stagionalmente sensibile.
In entrambi i casi il calendario indica quando prestare attenzione, ma sono i prezzi a mostrare se la tendenza sta cambiando. Per il succo d’arancia la possibile svolta è diventata una tesi concreta da verificare: il superamento o la perdita dei confini del range dirà molto più della sola vicinanza di ottobre.