MPS, da Caltagirone no a vendita Generali e no all’altro piano. L’appello alle banche su risparmio italiani

Laura Naka Antonelli

14 Maggio 2026 - 12:49

Interpellato da Il Corriere della Sera, Francesco Gaetano Caltagirone dice un chiaro a no a possibile vendita di quota Generali da parte di MPS. L’appello alle banche.

MPS, da Caltagirone no a vendita Generali e no all’altro piano. L’appello alle banche su risparmio italiani
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MPS rimanga protagonista e tenga Generali”. Francesco Gaetano Caltagirone, secondo maggiore azionista del Monte dei Paschi di Siena, ha appena rimarcato la sua grande opposizione a una possibile vendita di Generali, il cui 13% è ora nelle mani di Rocca Salimbeni, grazie alla preda conquistata di Mediobanca.

Il no allo smobilizzo della partecipazione è stato ribadito dal costruttore romano nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.

MPS, Caltagirone su Generali: no a vendita di qualcosa che tutte le grandi banche vogliono

Interpellato da Federico De Rosa, in risposta alla domanda “Mediobanca deve tenere il 13% di Generali?”, Caltagirone ha così risposto:

Penso di sì. Oggi un pacchetto importante di Generali è oggetto del desiderio delle grandi banche per due ragioni: sinergie industriali e trattamento del capitale, anche attraverso il Danish compromise. Se tutte le grandi banche la vogliono, non capisco perché chi ce l’ha dovrebbe venderla”.

Generali dunque un gioiello, da non mollare assolutamente.

Non per niente Caltagirone ha ricordato il grande caso che ha fatto scattare sull’attenti non ’solo’ il governo Meloni, ma l’intera politica italiana, e che ha avuto per oggetto sempre Generali: l’accordo siglato con Natixis agli inizi del 2025, poi andato in fumo, con cui il Leone di Trieste aveva puntato a creare un colosso della gestione patrimoniale, insieme alla società di asset management facente capo alla banca francese BPCE.

Inutili le rassicurazioni rilanciate più volte dal CEO di Generali Assicurazioni Philippe Donnet sul fatto che i risparmi degli italiani non sarebbero espatriati in Francia e che il Leone non avrebbe smesso di acquistare fette di debito pubblico italiano, dunque i BTP.

Donnet era letteralmente sbottato parlando anche di “una bufala”.

Ma l’ansia per una sorta di sequestro dei risparmi da parte della Francia aveva scatenato in Italia una forte opposizione all’intesa, con alert continui rilanciati dal governo Meloni (ma anche dall’opposizione) sulla presunta fine che avrebbero fatto i risparmi degli italiani.

L’epilogo era così stato, dopo mesi di alta tensione e tentativi a quanto pare inutili di Donnet di placare i timori, un nulla di fatto, facendo sparire dalla scrivania di Meloni un dossier che si era rivelato subito tra quelli più scottanti.

Per Caltagirone la priorità è tutelare risparmio degli italiani, il no a MPS+Banco BPM

Nell’intervista al Corriere della Sera, Caltagirone è tornato a spiegare la ratio di quel grande no all’asse tra Generali e Natixis:

Il nostro Paese, che ha un forte debito pubblico, deve sfruttare tutte le risorse finanziarie private per sostenere la crescita di imprese e famiglie. Per questo quando ho percepito cosa stava accadendo in Generali con Natixis ho lanciato l’allarme, peraltro condiviso da tutte le forze politiche, contribuendo a salvare il Paese dallo scellerato progetto”.

Oltre a blindare il tesoro Generali nelle mani di Siena, nell’intervista rilasciata al quotidiano Caltagirone ha lanciato anche un chiaro appello alle banche italiane, pronte a ragionare su una seconda stagione di risiko, stando almeno alle parole che sono state proferite, nel commentare le trimestrali dei rispettivi istituti, dal CEO di UniCredit Andrea Orcel, dall’AD di Banco BPM Giuseppe Castagna, e dal numero uno di BPER Gianni Franco Papa.

Diversi i rumor circolati sulla possibilità, inizialmente caldeggiata dal governo Meloni, di una operazione di M&A tra MPS, forte ora dell’asset Mediobanca, e Banco BPM. (occhio alle azioni)

Ma Caltagirone non vede di buon occhio questa prospettiva:

“Temo che il risultato della recente assemblea favorisca da un lato la fusione di MPS in BPM distruggendo qualcosa che da cinque secoli esiste a Siena, e dall’altro che ci possa essere un nuovo assalto al risparmio italiano. Ho la percezione che esistano forti istanze perché in un’eventuale fusione tra BPM e MPS sia BPM a incorporare MPS e non viceversa, con l’effetto di spostare la sede a Milano e disperdere sia l’indotto sia quel tesoro di professionalità che si è accumulata negli anni nella più antica banca del mondo”.

Stoccata a Luigi Lovaglio, “spero per il bene di MPS che riesca a trasformarsi e adeguarsi”

Non è mancata la stoccata al CEO di MPS Luigi Lovaglio, uscito vincitore dall’assemblea degli azionisti del Monte, e tornato dunque al timone dopo essere stato licenziato dal CDA. CDA che aveva presentato una lista candidando alla posizione di nuovo AD l’ex numero uno di CDP Fabrizio Palermo, poi sconfitto dalla lista di PLT Holding che aveva sponsorizzato Lovaglio:

Nel commentare il voto degli azionisti di MPS, Caltagirone ha parlato di “scelte legittime”, ammettendo che “ Lovaglio è stato un ottimizzatore, ha tagliato i costi, ridotto il personale, ha avuto il coraggio di fare parti non gradevoli, gli va riconosciuto ”.

Detto questo, “ non esiste un uomo per tutte le stagioni ” e “ora servono qualità diverse di armonizzazione e persuasione e condivisione, nonché progettualità per il nuovo futuro”.

Dunque, “ spero per il bene di MPS che Lovaglio riesca a trasformarsi e adeguarsi”.

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